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22 settembre 2010

Alla IULM la settimana della relazionalità digitale

Dal 21 al 25 settembre alla IULM, Libera Università di Lingue e Comunicazione, si tiene l’edizione italiana della Social Media Week, una manifestazione contemporaneamente presente in altre quattro metropoli del mondo (Los Angeles, Città del Messico, Bogotà, Buenos Aires), totalmente incentrata sull’impatto dei social network sul mondo del lavoro e delle professioni, sulle potenzialità dei professional network nello scambio di conoscenze e nel talent scouting. L’evento sarà ospitato nell’ambito del master in Social Media Marketing organizzato dalla stessa Iulm.

Jobs Go Social – L’utilizzo massivo dei social network ha ormai reso consueta la disseminazione delle nostre informazioni, immesse personalmente o sul nostro conto. Tracce indelebili delle nostre relazioni sociali e nel complesso stimoli per la percezione che gli altri hanno di noi, esse non vanno alla lunga trascurate, ma gestite in vista della costruzione della nostra e-reputation. È questo il monito che emergerà dagli interventi che la rassegna Jobs Go Social porrà all’attenzione di studenti e studentesse delle nuove tecnologie della socialità mediata, e, se il concetto potrà suonare un po’ bizzarro, gli esperti che animeranno gli incontri renderanno conto delle repentine trasformazioni in corso nei metodi di selezione del personale illustrando le nuove tecniche di screening e reclutamento approntate dagli human resources manager di grandi società multinazionali sempre a caccia di talenti.

Personal Branding – Così come nella costruzione dei marchi vincenti per il significato sociale che implementano nell’immaginario dei consumatori, così oggi la propria personalità e professionalità può trovare floride appendici per la propria differenziazione proprio nell’attività di social-networking che comunemente svolgiamo con frequenza spesso quotidiana. Facebook, Twitter, il variegato mondo del blogging e i professional network come Linkedn, se visti sotto il profilo della qualità dell’uso che se ne può fare, possono provare il nostro talento nel relazionarci e nel produrre contenuti esprimenti le nostre competenze, mentre MySpace è un’acclarata vetrina di promozione artistica di musicisti e creativi dell’immagine. Si parla così di personal branding, un concetto coniato più di dieci anni orsono da Tom Peters in un celebre articolo apparso su Fast Company e che veniva presentato come una deriva ineluttabile a cui il potenziale di interconnessione della Rete avrebbe sempre più portato.

Curriculum 2.0 – E in effetti nelle odierne realtà aziendali globali e multietniche si attestano metodi di recruitment che privilegiano candidati ideali in possesso di un curriculum cosiddetto “2.0”, ovvero dinamico, che mutua la proprietà principale del web odierrno. La stessa professione aziendale del community manager è un nuovissimo profilo creato proprio in risposta all’esigenza pressante di scovare talenti produttivamente relazionati. Come già osservato a livello macro della realtà del consumo, si sta passando dalla transazione alla relazione.

Insomma, contribuire nel proprio piccolo al sapere collettivo, fare community attorno a temi di interesse professionale oltre che personale, bilanciando la frenesia di esibirsi (il cosiddetto “ego casting”) con una più autentica volontà di emergere condividendo sembra poter costituire un bagaglio di tracciati che ci descrivono completando tutto ciò che sfugge ad un curriculum cartaceo standard e che un giorno potrebbero “certificare” i requisiti richiesti dal nostro datore di lavoro ideale. Non poco a lungo andare.

Vedremo se effettivamente la nostra verve comunicativa e sociale, di sapere e far sapere, fonderà per tutta la Generazione Y la sostanza di un nuovo strumento di promozione del talento e del merito. Per ora scrutiamo gli orizzonti e rendiamoci consapevoli alla Social Media Week.

Raffaele La Gala

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