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2 ottobre 2010

Sapienza ripartono le proteste, ma non l’anno accademico

Ancora nulla di certo per quanto riguarda l’inizio del nuovo anno accademico alla Sapienza. La promessa del rettore Frati di bloccare l’anno accademico per mancanza di fondi è stata mantenuta. Ad accoglierla le facoltà di Lettere, Scienze Umanistiche, Ingegneria, Architettura, Scienze, Comunicazione, Psicologia, Studi Orientali.

Praticamente tutti i corsi di laurea sono fermi fino a data da destinarsi, orfani del ruolo fondamentale dei ricercatori non riconosciuto dal ddl Gelmini. Impossibile partire visto, come ha scritto il preside di Studi Orientali Masini, “Lo stato di agitazione dei ricercatori, il rifiuto dei professori ordinari e associati a ricoprire gli incarichi didattici affidati agli studiosi e la volontà di non riempire le cattedre con docenti esterni a contratto”.

Già iniziate le nuove dimostrazioni di disappunto, che si concentreranno soprattutto nelle giornate in cui la riforma sarà in aula (il 14 Ottobre). Assemblee, sit-in, lezioni in piazza e mobilitazioni prepareranno la città al grande sciopero studentesco, ma anche di tutta l’Università, del 8 Ottobre.

Oltre il 60% dei ricercatori di Lettere, Scienze Umanistiche e Ingegneria sono pronti a fermarsi se il ddl andrà avanti alla Camera e il 90% dei ricercatori a Scienze incrocerà le braccia.

Intanto da Matematica arriva la richiesta della Rete universitaria dei Giovani Democratici di bloccare il pagamento delle tasse universitarie “finché dal governo non arriveranno risposte e non riprenderà la didattica”. Contrari, al ritardo nella partenza dell’anno accademico, gli studenti di Azione Universitaria, che vedono il blocco delle lezioni come una violazione del diritto allo studio e perciò hanno indetto un presidio.

Anche se l’anno accademico iniziasse con le sole cattedre sicure sarebbe un’offerta formativa mutilata. Chimica si ritrova con 80 corsi scoperti sui 400 che propone. Scienze Umanistiche non potrà attivarne 72 come anche Lettere, ed entrambe le facoltà vedrebbero andare in pensione 120 professori nei prossimi 2 anni. Pensionamenti che non garantiscono un successore, come dimostra il caso dei ricercatori. Nell’ultimo anno solo 11 ricercatori sono stati assunti su 308 contratti cessati .

L’ateneo al momento potrebbe assumere solo 4 docenti a ruolo con i fondi che ha a disposizione. Troppo pochi se si considera che vanta il primato europeo per dimensioni strutturali.


Irene Cassaniti

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