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7 dicembre 2010

Giordania: studente arrestato per aver scritto una poesia dove critica il Re Abdullah

Studente arrestato e accusato di aver scritto una poesia dove critica il governo giordano. Il ragazzo si trova tutt’ora in carcere, recente la denuncia di una organizzazione per i diritti civili. La notizia è giunta nel nostro paese soltanto adesso ma i fatti sono accaduti circa due mesi fa in Giordania. Uno studente della Università di Irbid, Hatim Al Shuliè stato accusato del reato di lesa maestà nonchè di aver “provocato un conflitto nazionale“.

Il crimine di cui si è macchiato il ragazzo è stato scrivere una poesia nella quale sono contenute delle critiche verso il re Abdullah. Lo studente si trova tutt’ora detenuto nelle carceri giordane.

Human Right Watch, una associzione statunitense per i diritti civili ha raccolto le dichiarazioni di amici, parenti e dell’avvocato del ragazzo. Hatim, studente di Media e Comunicazione la mattina del 25 Settembre è giunto all’ateneo di Irbid per sostenere un esame, un suo amico gli telefonò poco prima per avvertirlo che dei volantini con una poesia e la sua firma era stati distribuiti presso l’università.

Il ragazzo afferma di essere uno scrittore di poesie ma di non aver mai scritto l’opera incriminata. Le sue affermazioni delineano l’ombra di un complotto o semplicemente di un’azione di forza, di una dimostrazione intimidatoria messa in atto dal governo.

Dopo aver sostenuto l’esame il ragazzo è stato arrestato dalla polizia giordana, il suo appartamento è stato percuisito e gli sono state sequestrate tutte le apparecchiature elettroniche.

Pochi giorni dopo lo studente è finito davanti alla Corte di Sicurezza dello Stato, uno dei massimi tribunali del paese, nominato dal primo ministro, che si occupa di punire i crimini contro lo stato.

L’articolo 150 del codice penale giordano stabilisce che “ogni scrittura o parola o atto che miri a causare un conflitto confessionale o razziale, o che istighi al conflitto tra i membri delle sette e i diversi membri della nazione sarà punito con la reclusione di non meno di sei mesi e non superiore a tre anni e con una multa non superiore a cinquecento dinari

La Giordania è uno stato facente parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici. L’articolo 19 di tale Patto impone di rispettare il diritto di ciascuno alla libertà di espressione. L’articolo 9 stabilisce che chiunque sia detenuto in base ad un’accusa di carattere penale deve essere condotto al più presto dinanzi ad un giudice o ad un altro pubblico ufficiale per evitarne la lunga detenzione preventiva e quindi l’estorsione di qualsiasi tipo di dichiarazioni.

Il Comitato dei diritti dell’uomo, che interpreta il Patto, ha affermato che il diritto ad un equo processo significa che i giudici militari non dovrebbe mai giudicare in linea di principio i civili, se non in casi estremi. Questo purtroppo non accade mai.

Gli arresti per cose come scrivere poesie, purtroppo, sono fenomeni normali in Giordania“, ha dichiarato Christoph Wilcke di Human Rights Watch. “E ‘ora che la Giordania si sbarazzi di leggi che criminalizzano la critica pacifica dei suoi governanti. Il problema principale è oltre al fatto che Hatim Al Shuli non ha scritto questa poesia è che i funzionari giordani giudicano punibile con il carcere qualcuno che scrive una poesia.”

Sempre più spesso in Asia, nel Medio Oriente e nel nordafrica, gli studenti universitari sono vessati, circuiti e ostacolati. Al di là di qualche sporadico comunicato proveniente da organizzaioni che si occupano di diritti civili, l’occidente e i suoi media tacciono e non prestano orecchio.

Un occidente immerso in una profonda autocritica verso sè stesso, che assiste ad una continua ed effimera lotta ideologica fra istituzioni e cittadini e che purtroppo presta sempre meno ascolto alle storie di ordinaria violenza, censura che riguardano zone e persone al di là delle sue frontiere.

Claudio Capanni

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