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31 gennaio 2011

Tu studi? Non serve a niente, qui

Lo dice anche Checco Zalone nel suo ultimo film, studiare in Italia serve a ben poco. Lui fa dell’ironia, ma quella che descrive è la triste verità. Le imprese e il mercato non sono più in grado di fornire posti di lavoro, così sempre più giovani decidono di non continuare gli studi dopo il diploma.Prima si sceglieva di studiare all’università nella speranza di ottenere una promozione sociale, e i genitori premevano affinché i figli si laureassero in giurisprudenza, lingue e lettere, ingolositi dall’aura di prestigio pubblico delle possibili professioni da intraprendere.

Ora ci si rende sempre più conto che la laurea non permette di fare alcun salto sociale. Anzi, in molti casi diventa un handicap: si passa troppo tempo rinchiusi tra le mura di una classe, gli anni passano e si viene automaticamente esclusi da alcuni impieghi.

Sono sempre più numerosi i giovani che decidono di fermarsi al diploma, e correre a cercare un’occupazione al più presto possibile. Il rapporto presentato dal Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario ha evidenziato che nel biennio 2007/2008 il 50,8% dei diplomati sceglieva di continuare gli studi; nel biennio successivo la percentuale è scesa a 47,7.

È il fallimento del sistema Universitario o quello dell’intero Paese? Forse di entrambi. Magari si tratta solo di cattiva organizzazione. Non dimentichiamo che l’Italia è uno dei Paesi col più alto numero di anni di scuola, e che il nostro sistema scolastico non aiuta in nessun modo l’inserimento dei neolaureati/diplomati nel campo lavorativo. Cosa che non succede in altri Paesi d’Europa – come la Germania – dove, a partire dai 17 anni circa, i ragazzi studiano e vengono iniziati al lavoro dallo stesso sistema scolastico.

Meno immatricolati e più abbandoni; il rapporto del Comitato rileva che soltanto il 32,8% degli studenti porta a termine un corso di laurea, a fronte di una media europea pari al 38%. Anche il numero complessivo dei laureati è in calo: se nel 2003 si contavano 338mila neolaureati, nel 2010 sono scesi a 293mila, bel 13% in meno.

Marilena Grattacaso

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