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5 gennaio 2011

Vivere di corsa: un modello esistenziale sempre più diffuso

Nuove dipendenze

La società odierna è portata a vivere di corsa, brucia le tappe, gira a ritmi frenetici. E gli italiani? Sono sempre “speedy”, e contenti di esserlo. Per cui si può parlare di un vero e proprio nuovo partito della fretta, in corsa contro il tempo

Vivere di corsa

Vivere di corsa

Un esempio emblematico è quello dell’inglese Richard Branson, un manager straordinario, prima a capo della Ford, poi della Chrysler, un signore che nella vita è arrivato dove voleva, capace di conciliare un’intensa attività professionale con una piena vita familiare.

Certo, correndo, ma esercitando quello che vien definito “iperattivismo sano”.
È riuscito a creare in tre anni un impero da tremila miliardi delle vecchie lire. Per lui “ chi si ferma è perduto”. Cosi ha lanciato il marchio Virgin in tutto il mondo: compagnie aeree, alberghi, agenzie di modelle, magastore, stazioni radio, computer, videogiochi, e perfino una bibita in lattina, la “Virgin cola”, per fare concorrenza a Coca e Pepsi.

Vivere di corsa: passione per le sfide impossibili

Una passione per le sfide impossibili che l’uomo d’affari più imprevedibile d’Inghilterra mette anche negli hobbies. Il suo sogno? Fare il giro del mondo in mongolfiera in soli diciotto giorni. Da noi tipi del genere vengono definiti “euforizzati”, perché non solo vivono correndo, ma amano farlo davvero. Personaggi frenetici, in perenne corsa contro il tempo, pronti a seguire, e magari anticipare, le accelerazioni improvvise che la vita spesso impone.

Con una marcia in più. Gli euforizzati , secondo una ricerca della Demoskopea condotta su duemila persone tra i quattordici e i settantanove anni, rappresentano oggi il 12% degli italiani. Un piccolo drappello in perenne fermento, che per la prima volta ammette non solo di “andare a mille”, ma di essere soddisfatto dei propri ritmi. Forzati della velocità che affrontano tutto di corsa: lavoro, tempo libero, affetti, sport, vacanze. Un nuovo modo di impostare la vita che interessa un italiano su otto, nel 60% uomini.
Ma come mai i maschi corrono di più? La donna invero non considera la velocità come valore, in quanto fa già parte della sua vita.
L’uomo, invece, abituato ad essere libero da molti obblighi fin da piccolo, quando brucia i tempi si sente superman; in realtà è più veloce solo perché persegue uno scopo e solo quello, e al momento giusto prende maggiore velocità.

Le donne certamente sono veloci, ma attente, con un giusto mix tra ragione e sentimento. Così esse hanno guadagnato posizioni nel lavoro e nella società.

E comunque, se oggi i maschi sono ancora la maggioranza del “partito della fretta”, la tendenza è vero un sostanziale equilibrio tra i sessi.

Comunque sia, vivere di corsa (in maniera consapevole ed entro un certo limite, oltre il quale diventa nevrosi) alla fine piace a tutti, uomini e donne. E una volta che si abitua a ritmi indiavolati, a bruciare le tappe, a vivere intensamente, è difficile tornare indietro.

Ne sa qualcosa Maurizio Costanzo, che ha elevato a stile di vita la sua naturale tendenza a strafare. E a tal proposito afferma che lo stress fa bene è un ottimo alleato contro la noia. Ora il problema è: come si fa? Il primo requisito è una forte motivazione interna, poi occorre porsi traguardi raggiungibili e imparare a concentrarsi. Importante è avere sempre presente che la nostra esistenza è effimera, aleatoria. Bisogna peciò vivere come se l’evento si verificasse per l’ultima volta.

Il dubbio che può sorgere alla fine è questo: correre tanto non toglie gusto a ciò che si fa?

L’importante è avere uno scopo, sapere dove si vuole arrivare, essere convinti che tutto ciò ha un senso. I consigli per non cadere nello stress? Avere una buona capacità di recupero, condurre una vita sana, saper controllare l’ansia, riuscire a staccare quando occorre e agire solo dopo aver pensato.

E se una cosa non convince, rifletterci su ancora. Insomma una fretta “pensata”.

La cosa che pochi sanno è che questo modo di agire dà molto piacere, e va a toccare un aspetto anche narcisistico. Senti che stai andando al massimo per realizzare qualcosa di buono. È essenziale però che tutto non si trasformi in accumulo, in dovere: in tal caso sarebbe solo una corsa faticosa. Ha senso indubbiamente correre, se non perdi per strada sensibilità e sentimenti.

La verità è che le città moderne non sono che un misto di acidulo di comodità e di problemi, di piaceri fallaci e di angosce più o meno celate. Eppure, esse hanno un enorme fascino, che si sprigiona dal proprio ritmo di vita, dalla fastosità dei fabbricati, dai colori, dalle luci, dagli spettacoli, dal traffico, dai cartelloni pubblicitari, da un dinamismo così caotico e isterico: è un fascino spesso perverso perché dietro all’apparente grandiosità dell’organizzazione non vige sempre un’adeguata strutturazione di servizi sociali, funzionali allo svolgimento di una vita pienamente umana per tutti gli abitanti.

Insomma la vita dei cittadini dell’era attuale non è che un misto disordinato di miseria e di comodità. E intanto la frenesia li uccide lentamente, inconsapevolmente ma inesorabilmente.

Vincenzo Amone

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