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8 febbraio 2011

Iran: un altro passo verso la segregazione sessuale delle università

In Iran sotto l’influenza degli estremisti islamici si progettano strutture separate per gestire studenti universitari di sesso diverso. L’Iran ha mosso un altro passo in avanti verso la segregazione dei sessi all’interno delle università, con l’annuncio di classi ed insegnamenti separati per gli uomini e le donne.

Il rettore dell’università di Tehran, Seyed Sadredin Shariati ha infatti dichiarato che la segregazione sessuale verrà attuata sopratutto per gli atenei con un maggior numero di studenti. Secondo Shariati questo non costituirebbe un rischio per la qualità dell’istruzione, secondo la migliore dottrina del “separate but equal” dell’America razzista degli anni ’60.

Studenti e studentesse in Iran sono già seduti in file separate nelle sale conferenze, all’interno delle aule, nelle biblioteche e persino nelle mense dei campus.

Reza Ameri, direttore generale di sorveglianza e di valutazione dell’istruzione superiore presso il Ministero della Scienza, ha dichiarato la settimana scorsa che il ministero avrebbe creato istituzioni segregatiste soltanto in zone in cui vi fosse stata una chiara “domanda”.

L’operato del governo e delle università dunque in apparenza risponderebbe ad una richiesta proveniente dal basso, dagli studenti stessi e dai professori. Si tratterebbe solo di rendere ufficiale una trasformazione già avvenuta, le zone maggiormente interessate sarebbero quelle della capitale e le città di Qom e Mashad.

L’Istituzione per i Diritti Umani in Iran (ICHRI) ha recentemente affermato come il dipartimento di Ingengeria dell’Università di Mashad abbia imposto la segregazione in 49 corsi e laboratori dall’inizio dell’ultimo anno accademico. Dall’organizzazione sostengono che la città sia sotto il controllo di un potente pugno di religiosi che mira, con ottimi risultati, ad imporre la propria sfera di influenza sull’amministrazione dell’istruzione nazionale.

Fino ad ora l’unico limite reale alla separazione dei sessi negli atenei pubblici erano stati i costi delle nuove strutture da realizzare, giudicati insostenibili. Già nel 2006 e nel 2009 Hojatoleslam Mohamadian Mohammad, un leader religioso, aveva chiesto classi separate per ragazze e ragazzi. La richiesta venne contenstata dal Ministero della Pubblica Istruzione proprio in visione dei costi che levitavano nel momento in cui si applicava il principio segregativo a laboratori ed ospedali universitari.

Adesso il regime di Ahmadinejad dopo una serie di giri di vite si sente maggiormente sicuro nel controllare il possibile dissenso degli universitari riguardo la segregazione sessuale degli atenei. Il numero di studentesse in Iran aumentò sensibilimente dopo la rivoluzione iraniana del 1970, le fonti dell’ICHRI affermano che oltre il 60% degli iscritti all’università siano ragazze.

Le ragazze iraniane infatti hanno iniziato a vedere l’istruzione universitaria come un percorso verso una maggiore libertà ed autoconsapevolezza, nonchè come chiave per una futuro libertà economica ed un maggior peso all’interno della complessa realtà sociale iraniana. In questo senso gli estremisti potrebbero sentirsi minacciati ed il rinnovo della segregazione sessuale degli atenei potrebbe esserne la riprova.

Ghaemi, presidente dell’ICHRI afferma “Fa parte delle politiche del governo discriminare i sessi per rendere più difficile l’entrata per le donne nelle università“. Ciò infatti permetterebbe di tener maggiormente sotto controllo gli insegnamenti comminati alle studentesse con negative percussioni prevedibili da ciascuno di noi.

Claudio Capanni

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