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21 marzo 2011

A.A.A. lavoro cercasi, tra precarietà e stipendi ai minimi termini

Presentato a Roma presso la sede della Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), il nuovo rapporto Almalaurea parla di crisi e precarietà per i giovani neolaureati.L’indagine ha coinvolto sia i giovani in possesso di laurea triennale sia di quella specialistica, per un totale di circa 400 mila ragazzi. Rapportati al 2008, i dati sono più negativi: oggi, a distanza di un anno dal conseguimento del titolo di studio, il 16,2% di ragazzi in possesso di una laurea breve è disoccupato, mentre nel 2008 i giovani senza lavoro dopo un anno dalla laurea erano l’11%. Gli specializzandi disoccupati nello stesso arco di tempo invece sono oggi il 17,7%, contro il 10,8% del 2008.

Il tempo d’attesa prima di trovare un impiego è vario, ed è strettamente legato alla richiesta del mercato lavorativo. I laureati in campo medico, architettonico ed ingegneristico risultano in tal caso più avvantaggiati. Dal rapporto Almalaurea risulta infatti che a tre anni dalla laurea trova lavoro il 98% dei laureati in medicina o infermieristica, l’86% di laureati in architettura e l’84,7% di laureati in ingegneria.

Altri due dati allarmanti riguardano l’aumento del lavoro nero e delle differenze che scaturiscono dalla provenienza sociale. Sempre più numerosi i giovani costretti a lavorare senza aver firmato un contratto (e dunque senza godere dei pieni diritti del lavoratore, quali il versamento dei contributi e l’assicurazione), e i cui stipendi sono bassi come non mai.

Non solo per i giovani appena entrati nel mondo del lavoro, ma anche per chi ha più esperienza: in cinque anni, il potere d’acquisto delle retribuzioni dei giovani con un impiego a cinque anni dalla laurea è diminuito quasi del 10%.

La disparità sociale, tarlo nero della società nostrana, continua a corrodere il sistema meritocratico. A cinque anni dal titolo, il 73% dei laureati di estrazione borghese ottiene un contratto stabile, contro il 68% dei coetanei di estrazione operaia. La situazione si riflette sull’ambito retributivo: i laureati “borghesi,” dopo cinque anni, hanno uno stipendio di 1.404 euro, contro i 1.249 euro dei colleghi di estrazione operaia.

Marilena Grattacaso

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