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31 marzo 2011

Riforma universitaria: prime conseguenze per gli atenei italiani

Come è ormai risaputo l’Università italiana vive una fase di tremenda crisi. Il governo, con le ultime leggi finanziarie, ha ridotto del 20% i finanziamenti all’Università. Bandi di dottorato fermi, nuovi concorsi per ricercatori in stand-by così come le chiamate per i posti di professore associato, ma soprattutto assegni di ricerca bloccati in attesa di un decreto attuativo.

L’università post riforma appare in buona sostanza paralizzata, soprattutto sul fronte della ricerca. Una paralisi non priva di conseguenze se consideriamo che gli assegnisti precari nelle università italiane sono 16mila e rischiano di rimanere a spasso. Le ripercussioni causate dal ddl Gelmini è di enorme portata soprattutto per gli studenti che si vedono cambiare il loro percorso di studio o meglio ancora l’incertezza che accompagna il loro futuro. Siamo di fronte ad una crisi grave a causa di un taglio epocale, il più drastico del dopoguerra.

Il problema principale rimane il definanziamento del settore relativo all’istruzione, che porterà ad un drastico cambiamento in favore del privato e andrà a ledere quel diritto fondamentale allo studio, sancito dalla Costituzione. Malgrado le rassicurazioni del ministro Gelmini: “L’aumento delle tasse è una extrema ratio che non vogliamo prendere in considerazione”, l’effetto collaterale più grave e inevitabile che il decreto porta con se è proprio l’aumento della retta annuale, come in alcuni atenei si sta già verificando. L’assorbimento dei dipartimenti e la chiusura dei corsi di laurea sono sicuramente tra le questioni più delicate nella stesura del nuovo statuto, come nel caso di Bologna dove la commissione incaricata di riscrivere lo statuto dell’Università ha diffuso sulla rete intranet dell’Ateneo i primi risultati dei lavori. Scuole al posto delle facoltà e riorganizzazione dei dipartimenti sono i nodi ancora da sciogliere, e su cui si concentrano le preoccupazioni di docenti, ricercatori e, soprattutto, studenti.

Altro problema comune in tutte le facoltà attualmente è la contrazione degli appelli d’esame, alcuni spostati e alcuni cancellati, tanto da avere appelli ordinari in meno e l’impossibilità di sostenere esami in appelli straordinari per fuoricorso o ripetenti. Senza contare le date delle sedute di lauree non sicure e i fondi per le borse di dottorato erogati dal ministero quest’anno pari a zero.

Arturo Catenacci

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