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14 Maggio 2011

Gli hanno urlato “omosessuale, frocio e ricchione”

Fino a pochissimo tempo fa, era Roma lo scenario per eccellenza dell’intolleranza omosessuale, a causa dei continui attacchi verso i differenti orientamenti sessuali.

Come dimenticare i ripetuti atti incendiari ai danni del locale capitolino Qube, stendardo della comunità gay, per via del famosissimo venerdì del “Muccassassina”, serata dedicata proprio al popolo omosessuale.

Adesso l’attenzione sembra essersi spostata su Milano, città multiculturale, sin da sempre considerata assuefatta dalle continue diversità, al punto da rendersene immune.

A rimettere in discussione lo status milanese è stata un aggressione verbale ai danni di un ragazzo gay, proprio nei pressi dell’Università Bocconi, anch’essa forte rappresentante della tutela dei diritti dei gay.

Lo studente si trovava all’interno dell’edificio, quando stava attaccando dei manifesti per il corteo del 17 maggio per la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, manifestazione per altro finanziata dallo stesso polo universitario milanese.

Il ragazzo stava appunto pubblicizzando l’evento, quando si accorge di un collega che strappava un manifesto. Cercando un dialogo con lui per motivare l’atto irrispettoso, Roberto non riceve altro che insulti omofobici.

Giulia Tagiaferri, presidente dell’associazione studentesca in difesa della diversità di genere e di orientamento sessuale, la Bocconi Equal Student (Best), riassume quel turpiloquio attraverso la seguente testimonianza:

«Gli hanno urlato “omosessuale, frocio e ricchione”, testualmente. Ci hanno staccato i manifesti un po’ dappertutto e alcuni sono stati imbrattati con la scritta “froci”»

Forti degli ostacoli posti nel 2003 ad un’altra associazione, la Oibò (Omosessuali In Bocconi), l’ateneo si è subito detto indegnato dell’accaduto e ha provveduto alla stesura di una lettera diretta a tutti i professori, studenti e personale, controfirmata dal rettore Guido Tabellini e dal consigliere delegato Bruno Pavesi.

«Crediamo che all’interno della nostra comunità sia necessario riflettere su questi gravi comportamenti di intolleranza — si legge nella lettera — Pur nella certezza che si tratti di singoli e isolati casi, ci preme ricordare a tutti che far parte della comunità bocconiana significa prima di tutto condividere i nostri valori, a partire da quelli di libertà d’espressione, valorizzazione della diversità, etica e solidarietà»

Un’azione, quella dell’Università che, seppur non riparando al torto subito dallo studente Roberto, si mostra solidale con lui, con i suoi principi e con i suoi diritti, erigendo questa aggressione come simbolo di un’intolleranza ben più grande.

Oggi, nel 2011, nell’era in cui l’uomo varca le frontiere dello sconfinato Universo, si possono ancora toccare con mano tali regressioni culturali e sociali, che vedono certi uomini ancora segregati dentro le mura di casa a condannare l’intero mondo per la sua irrinunciabile e meravigliosa varietà.

Serena Calabrese

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