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14 settembre 2011

La funzione ansia

Quando siamo in preda all’ ansia sta accadendo qualcosa di importante attorno a noi e dentro di noi. Perché l’ ansia è qualche cosa che l’evoluzione ha selezionato per noi e quale funzione esercita?

Qualche mese fa un gruppo di ricercatori, coordinati da Robert Pawlak, dell’Università di Leicester, ha pubblicato su Nature uno studio dedicato alle basi genetiche e fisiologiche responsabili della presenza dello stato d’ ansia nelle persone. Lo studio evidenza il processo biochimico che il nostro organismo mette in moto di fronte allo stress, sottolineando come la reazione ad una situazione stressante sia oltremodo personale.

La maggior parte di noi è chiamato dalle circostanze dell’attuale stile di vita metropolitano a confrontarsi con eventi traumatici, ma solo alcuni sviluppano disturbi dell’identità, come depressione, fobie, piccole manie ed ossessioni.

Le ragioni di queste differenze non erano state ancora chiarite con precisione, ma con la ricerca di Pawlak ed altri si è confermato il ruolo cruciale svolto dall’amigdala che reagisce a situazioni stressanti con la produzione di una proteina, la neuropsina, che a va a stimolare l’iperattività della stessa amigdala e l’attivazione di un gene legato allo stress cellulare. I ricercatori, attraverso un approccio pluricombinato (genetico, molecolare, elettrofisiologico e comportamentale) hanno scoperto la presenza di un processo biologico sconosciuto che media la risposta ansiosa allo stress.

Dagli studi condotti sui topi emerge che gli animali, quando sono sottoposti a stress, evitano tutte quelle aree di qualsiasi labirinto in cui si sentono meno sicuri. Però, quando le proteine prodotte dall’amigdala vengono bloccate (farmacologicamente o con tecniche geniche) i topi non mostrano quei tratti di insicurezza. Quando le proteine dell’amigdala non entrano in gioco, tutte le conseguenze comportamentali dello stress non si presentano, evidenziando così che l’attività della neuropsina e delle proteine associate possono determinare la vulnerabilità allo stress.

Questo studio non è fine a se stesso, perché dimostra l’importanza neurofisiologica della risposta allo stress da parte dell’organismo. Non si deve in effetti dimenticare che quello che accade in natura nel nostro organismo (escluse tutte quelle manifestazioni definibili ovviamente patologiche), segue regole precise ed è funzionale alla preservazione sia della specie che dell’identità personale.

La presenza di proteine che stimolano risposte ansiose, attivando a sua volta l’espressione di un particolare gene, ci induce a credere che i “geni dell’ ansia” siano utili all’ Homo Sapiens sapiens per arrestarsi di fronte a tutte quelle situazioni che mettono a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. Le Amigdale sono quelle due mandorle del nostro cervello limbico adibite al mantenimento delle pulsioni di vita e di morte. In esse sono presenti i regolatori dei comportamenti positivi e negativi umani, quelli verso l’agire oppure verso l’immobilismo. Quest’ultimo può essere in effetti il risultato di sovrapproduzione di neuropsina che agevola la formazione di atteggiamenti diffusi di insicurezza verso tutto ciò che è nuovo e futuribile, determinando uno stato ansioso che alimenta a sua volta l’abbassamento dell’autostima.

Ecco perché è importante comprendere che di fronte ad ansia da stress si deve riconoscere un avvertimento importante del nostro cervello, che ci indica di cambiare strada, specialmente rispetto ad uno stile di vita che, a lungo andare, potrebbe portarci alla totale immobilità mentale.

Alessandro Bertirotti

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