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2 settembre 2011

Le università telematiche nel mirino di sindacati e precari della scuola

Nate nel 2003, su iniziativa dell’allora ministro all’università, Letizia Moratti che individuò in esse uno strumento di crescita professionale e formativa degli studenti, le università telematiche si sono caratterizzate nel corso del tempo, per un fiorire di facoltà, di iniziative e corsi di aggiornamento, rivolti sopratutto agli insegnanti. Gli insegnati secondo la normativa vigente acuiscono un determinato punteggio tramite esperienza diretta nel campo o attraverso una serie di particolari iniziative.

Per legge ogni precario può guadagnare fino a 10 punti se consegue un attestato rilasciato da una delle miriadi di organizzazioni che in questi anni si sono attivate. Tra queste spiccano le università telematiche che offrono,la possibilità a insegnanti precari che frequentano i corsi on line di ottenere punti utili per scalar le graduatorie, favorendo in un certo senso dunque la loro carriera e la eventuale immissione in ruolo.
Chi ricorre a questa strategia deve versare dai 400 ai 1500 euro destinati agli organizzatori dei corsi . Un autentico business dunque.

Ma nel concreto come funziona il meccanismo? Le università telematiche promuovono corsi e rilasciano attestati spesso poco attinenti e che quindi potrebbero essere annullati in quanto non sempre hanno valore legale, attraendo o accordandosi con i possibili destinatari, attirati dalla possibilità tramite queste proposta di acquisire punti. I costi ovviamente, dipendono dal numero di punti erogato per tre punti ad esempio si può pagare una quota di 400 euro.

Ma chi controlla che le procedure seguite siano corrette e valide? In sostanza nessuno, anche se ad onor del vero già il ministro Gelmini segnalò criticità e falle in questo modo di fare chiedendo spiegazioni per evitare degenerazioni. Tuttavia l’invito del ministro è caduto nel vuoto e i controlli non si sono mai attivati e siccome gli attestati sono autocertificazioni si comprende bene il perché vadano prese misure per arginare il fenomeno.
Ed è proprio questo sistema, giudicato ingiusto in quanto crea discriminazioni, ad essere oggetto di aspre critiche da parte del mondo della scuola e delle associazioni sindacali che, per bocca di un esponente del sindaco della Cgl esprimono il loro dissenso “La Cgil – dice il sindacalista Pippo Frisone – si è sempre battuta contro i diplomifici e contro le tasse occulte sulla pelle dei precari, costretti a iscriversi a corsi e corsettini a volte solo sulla carta per racimolare un punto o tre punti in più in graduatoria. Le ultime tabelle di valutazione hanno limitato il numero fissando un tetto e un punteggio massimo, ma non hanno risolto del tutto il problema sulla serietà dei corsi, su come vengono rilasciati attestati o diplomi di perfezionamento, di specializzazione o master di primo e secondo livello”. Inoltre, secondo Frisone, questa pratica sarebbe illegale poiché a rilasciare attestati di partecipazione a corsi di aggiornamento utili ai fini della graduatoria degli inseganti, possono farlo solo le università statali o legalmente riconsciute”.
Per comprendere la portata del fenomeno basti evidenziare che sono molti i precari che attirati dal punteggio hanno fatto ricorso a questo stratagemma. Alcuni raccontano che per il rilascio dell’attestato è previsto un esame telematico, ma che non è necessario superarlo poiché, versando altri 50 euro lo si ottiene ugualmente. Racconto emblematico , che mette in luce la farsa messa in atto da queste università .

Ovviamente questa farsa risulta dannosa .Si generano situazioni di autentica ingiustizia sociale e non vine premiato il merito effettivo.Gli insegnati che non si iscrivono a corsi on line infatti si vedono scavalcati, come è successo in questi giorni, da persone che con un semplice pezzo di carta acquisito con le modalità appena descritte si trovano con un posto sicuro.

Tuttavia si ha l’ impressione che, ci sia una sorta di guerra tra “poveri”, precari contro precari, frutto di una disastrosa situazione globale sul territorio nazionale.

Certo le ingiustizie vanno segnalate e combattute, ma situazioni del genere probabilmente sono frutto di anni di disinteressamento istituzionale. Da decenni ormai non si mette mano seriamente al problema del precariato, da troppo tempo gli insegnanti sono costretti a fare lunghe trafile per scalare di punteggio. Indubbiamente la gavetta è indispensabile per chi ha responsabilità nell’educazione e formazione dei giovani, ma in Italia, quella che dovrebbe essere un attività preparatoria , fa registrare tempi troppo lunghi per l’immissione in ruolo. C’è gente di cinquant’anni che ancor non ha un posto stabile nel mondo della scuola.

Perciò da un lato vanno messe in atto azioni che impediscano il perpetrarsi di simili ingiustizie come quelle appena descritte ma , dalla altra bisogna risolvere al più presto la questione precari.

Vincenzo Amone

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