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Determinismo o libero arbitrio? Siamo davvero liberi di decidere?

Redazione Controcampus 26 Ottobre 2011
R. C.
23/01/2022

La scienza del ventunesimo secolo ha il compito di traghettare l’umanità, attraverso i potenti mezzi della tecnologia, oltre i limiti imposti dalla tradizione.



Le sue gesta potrebbero essere paragonate a quelle di Caronte che, nella Divina Commedia, traghetta oltre l’acheronte le anime dei dannati destinati all’inferno.

Una simile ipostasi letteraria però, finirebbe col raffigurare una scienza avvinta alle forze del male, e succube di un’oscura pantomima dai contorni manicheistici. In sostanza, se mai si potessero equiparare rispettivamente Scienza ed Umanità con Caronte e Dante, si correrebbe un duplice rischio: da un lato d’essere presi per fan di Dan Brown, ma soprattutto di confondere il Paradiso con l’Inferno.

Si, perché il fine della scienza va ricercato nella felicità, nel benessere, nella realizzazione di un mondo migliore.

Al di là delle digressioni filosofiche, bisogna ammettere che anche la scienza ( come l’uomo d’altronde), può sbagliare. Accarezzare il suolo lunare, o magari quello marziano, viaggiare nel tempo alla scoperta di universi paralleli, ergo incentrare l’attenzione sul “mondo esterno” sono solo alcune delle infinite soglie che la scienza ha saputo varcare.

Infatti, esistono porte i cui codici appaiono difficili da criptare. Una di queste dà il libero accesso ai segreti del cervello umano.

Secondo la scienza ufficiale, il cervello è il fenomeno più complesso dell’universo conosciuto. La sua esplorazione risulta molto più ardua dell’indagine su mondi lontanissimi e sui segreti quantistici dell’atomo.

Se solo l’uomo riuscisse a scandagliare, con la stessa premura, le potenzialità del proprio cervello, probabilmente, la percezione estetica cambierebbe in un lampo e la materia perderebbe importanza.

Tuttavia, lo studio delle funzionalità del cervello, nel corso degli anni, ha dato vita ad accesi dibattiti tra fautori del determinismo e del libero arbitrio.

Determinismo: cos’è, tutto accade in funzione di un’interconnessione causale

Il determinismo parte dal presupposto secondo il quale in natura nulla avviene per caso e tutto accade in funzione di un’interconnessione causale. Ogni fenomeno ha una causa determinata o determinabile. Secondo i fautori di questa tesi, tutto ciò che avviene in natura può essere previsto in base a calcoli matematici.

Sebbene avesse rappresentato uno degli ingredienti fondamentali della scienza moderna, il determinismo cadde in un profondo declino, tra il 1890 e il 1920, quando furono compiuti i primi esperimenti sulle particelle atomiche.

Gli scienziati ebbero modo di riscontrare che i fotoni, le particelle di cui è composta la luce, non potevano essere determinati nella loro posizione e velocità, perché caratterizzati da variazioni ignote ai corpi materiali. In tal modo, la scienza di Newton e Galileo sprofondò nei turiboli del passato, e venne la nuova era: quella dell’indeterminismo.

Il principio di indeterminazione delle particelle atomiche, fu coniato da Werner Heisenberg. Esso sostiene la possibilità di individuare la posizione di una particella atomica in un determinato istante o dove essa stia andando, ma non entrambe le cose. In altre parole, più precisa è la sua posizione meno chiara sarà la sua capacità di movimento.

Anche il libero arbitrio si schiera contro il determinismo. La libertà umana va intesa come libertà di creare. Dunque, se l’uomo possiede veramente il libero arbitrio, è in grado di influenzare la realtà con la possibilità di decidere tra diverse opzioni.

Tuttavia, il libero arbitrio va opposto, altresì, alla dottrina della predestinazione, ossia determinismo religioso. Libero arbitrio e Predestinazione, ossia Servile Arbitrio, raffigurano l’essenza della teologia cristiana. Eppure sono l’uno l’antitesi dell’altro. Come è possibile? Forse la spiegazione alberga nel dogma della fede.

Ad ogni modo, coltivare qualche dubbio sull’argomento appare del tutto umano. La dottrina della predestinazione come detto, è il corrispettivo teologico del determinismo; basta sostituire il potere creativo di Dio con le forze della Natura. Secondo questo dogma fondamentale, Dio è onnisciente e onnipotente ed ogni azione umana è divinamente preordinata.

Infine occorre affrontare il tema del determinismo genetico. Secondo alcuni scienziati gli organismi sono determinati solo dalla loro costituzione genetica. Il determinismo genetico considera la manipolazione dei geni l’anticamera della risoluzione dei problemi del mondo. Tuttavia, recenti studi rivelano l’esatto contrario: nessun enzima e nessun gene è in grado di lavorare da solo.

Al di là di queste interessanti teorie, permane un recalcitrante quesito: Quale senso ha la vita se tutto è già deciso?

Secondo uno studio condotto da Itzhak Fried dell’Università di Tel Aviv il cervello agisce prima che la coscienza ne sia informata. Il neuroscienziato israeliano, durante un’operazione a cranio aperto, ha potuto misurare l’attività di singoli neuroni mentre i pazienti decidevano quando premere un tasto.

Si tratta dell’esperimento che rese celebre un altro neuroscienziato, Benjamin Libet. In questo esperimento i pazienti, dopo aver premuto il tasto devono dire, avvalendosi di un orologio dalle veloci lancette, in quale momento hanno deciso di muovere il dito.

Gli studi di Fried confermano i risultati di Libet: l’attività cerebrale è riconoscibile molti millesecondi prima che la decisione divenga consapevole. Questo studio nega valore causale alla coscienza e riaccende le roventi polemiche tra neuroscienza e libero arbitrio.

Ad ogni modo, bisogna chiarire alcuni punti.

L’affermazione secondo cui la coscienza sarebbe informata solo in seguito all’elaborazione cerebrale, non appare in contrasto con la libertà e la responsabilità umana.

L’esperimento di Fried, infatti, paventa alcuni margini d’errore. In altre parole, esistono sfumature alle quali non è possibile dare spiegazione.

Secondo Tommaso Bruni, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano: “ Probabilmente il clamore suscitato da questi risultati neuroscientifici trae origine dall’abitudine di identificare un essere umano con la sua coscienza, specialmente quando si parla di responsabilità.

Alcuni sistemi legali considerano condizione di punibilità la presenza della mens rea, di una mente colpevole che ha consapevolmente trasgredito la legge. Ma le neuroscienze ci stanno rivelando che gran parte della nostra vita psichica cosciente è influenzata da meccanismi incoscienti, cioè da moduli funzionali del sistema nervoso centrale di cui abbiamo notizia solo grazie alle scienze empiriche”.

La tesi esposta da Bruni risulta molto interessante. Il ricercatore italiano crede che tutto potrebbe risolversi con una banalissima equazione: io = corpo umano. In tal modo, i risultati di Fried apparirebbero meno sorprendenti.

“Infatti, – continua – se la coscienza fosse parte intrinseca del corpo umano, la responsabilità assumerebbe un carattere eminentemente sociale e non naturale ed incolpevole. Da questa prospettiva, l’attenzione si sposta dalla mens rea ad una questione di controllo esercitato dall’individuo sulle proprie azioni”.

“Infine – conclude Bruni – se l’ottica che propongo fosse adottata, risulterebbe chiaro che l’imputato è il suo corpo, e quindi anche il suo cervello. Attribuire la responsabilità delle azioni alla costituzione del suo cervello significa quindi attribuire la responsabilità all’individuo”.

Antonio Migliorino

© Riproduzione Riservata
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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. 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