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26 ottobre 2011

Determinismo o libero arbitrio? Siamo davvero liberi di decidere?

Determinismo o libero arbitrio
Determinismo o libero arbitrio

Determinismo o libero arbitrio

La scienza del ventunesimo secolo ha il compito di traghettare l’umanità, attraverso i potenti mezzi della tecnologia, oltre i limiti imposti dalla tradizione.

Le sue gesta potrebbero essere paragonate a quelle di Caronte che, nella Divina Commedia, traghetta oltre l’acheronte le anime dei dannati destinati all’inferno.

Una simile ipostasi letteraria però, finirebbe col raffigurare una scienza avvinta alle forze del male, e succube di un’oscura pantomima dai contorni manicheistici. In sostanza, se mai si potessero equiparare rispettivamente Scienza ed Umanità con Caronte e Dante, si correrebbe un duplice rischio: da un lato d’essere presi per fan di Dan Brown, ma soprattutto di confondere il Paradiso con l’Inferno.

Si, perché il fine della scienza va ricercato nella felicità, nel benessere, nella realizzazione di un mondo migliore.

Al di là delle digressioni filosofiche, bisogna ammettere che anche la scienza ( come l’uomo d’altronde), può sbagliare. Accarezzare il suolo lunare, o magari quello marziano, viaggiare nel tempo alla scoperta di universi paralleli, ergo incentrare l’attenzione sul “mondo esterno” sono solo alcune delle infinite soglie che la scienza ha saputo varcare.

Infatti, esistono porte i cui codici appaiono difficili da criptare. Una di queste dà il libero accesso ai segreti del cervello umano.

Secondo la scienza ufficiale, il cervello è il fenomeno più complesso dell’universo conosciuto. La sua esplorazione risulta molto più ardua dell’indagine su mondi lontanissimi e sui segreti quantistici dell’atomo.

Se solo l’uomo riuscisse a scandagliare, con la stessa premura, le potenzialità del proprio cervello, probabilmente, la percezione estetica cambierebbe in un lampo e la materia perderebbe importanza.

Tuttavia, lo studio delle funzionalità del cervello, nel corso degli anni, ha dato vita ad accesi dibattiti tra fautori del determinismo e del libero arbitrio.

Determinismo: cos’è, tutto accade in funzione di un’interconnessione causale

Il determinismo parte dal presupposto secondo il quale in natura nulla avviene per caso e tutto accade in funzione di un’interconnessione causale. Ogni fenomeno ha una causa determinata o determinabile. Secondo i fautori di questa tesi, tutto ciò che avviene in natura può essere previsto in base a calcoli matematici.

Sebbene avesse rappresentato uno degli ingredienti fondamentali della scienza moderna, il determinismo cadde in un profondo declino, tra il 1890 e il 1920, quando furono compiuti i primi esperimenti sulle particelle atomiche.

Gli scienziati ebbero modo di riscontrare che i fotoni, le particelle di cui è composta la luce, non potevano essere determinati nella loro posizione e velocità, perché caratterizzati da variazioni ignote ai corpi materiali. In tal modo, la scienza di Newton e Galileo sprofondò nei turiboli del passato, e venne la nuova era: quella dell’indeterminismo.

Il principio di indeterminazione delle particelle atomiche, fu coniato da Werner Heisenberg. Esso sostiene la possibilità di individuare la posizione di una particella atomica in un determinato istante o dove essa stia andando, ma non entrambe le cose. In altre parole, più precisa è la sua posizione meno chiara sarà la sua capacità di movimento.

Anche il libero arbitrio si schiera contro il determinismo. La libertà umana va intesa come libertà di creare. Dunque, se l’uomo possiede veramente il libero arbitrio, è in grado di influenzare la realtà con la possibilità di decidere tra diverse opzioni.

Tuttavia, il libero arbitrio va opposto, altresì, alla dottrina della predestinazione, ossia determinismo religioso. Libero arbitrio e Predestinazione, ossia Servile Arbitrio, raffigurano l’essenza della teologia cristiana. Eppure sono l’uno l’antitesi dell’altro. Come è possibile? Forse la spiegazione alberga nel dogma della fede.

Ad ogni modo, coltivare qualche dubbio sull’argomento appare del tutto umano. La dottrina della predestinazione come detto, è il corrispettivo teologico del determinismo; basta sostituire il potere creativo di Dio con le forze della Natura. Secondo questo dogma fondamentale, Dio è onnisciente e onnipotente ed ogni azione umana è divinamente preordinata.

Infine occorre affrontare il tema del determinismo genetico. Secondo alcuni scienziati gli organismi sono determinati solo dalla loro costituzione genetica. Il determinismo genetico considera la manipolazione dei geni l’anticamera della risoluzione dei problemi del mondo. Tuttavia, recenti studi rivelano l’esatto contrario: nessun enzima e nessun gene è in grado di lavorare da solo.

Al di là di queste interessanti teorie, permane un recalcitrante quesito: Quale senso ha la vita se tutto è già deciso?

Secondo uno studio condotto da Itzhak Fried dell’Università di Tel Aviv il cervello agisce prima che la coscienza ne sia informata. Il neuroscienziato israeliano, durante un’operazione a cranio aperto, ha potuto misurare l’attività di singoli neuroni mentre i pazienti decidevano quando premere un tasto.

Si tratta dell’esperimento che rese celebre un altro neuroscienziato, Benjamin Libet. In questo esperimento i pazienti, dopo aver premuto il tasto devono dire, avvalendosi di un orologio dalle veloci lancette, in quale momento hanno deciso di muovere il dito.

Gli studi di Fried confermano i risultati di Libet: l’attività cerebrale è riconoscibile molti millesecondi prima che la decisione divenga consapevole. Questo studio nega valore causale alla coscienza e riaccende le roventi polemiche tra neuroscienza e libero arbitrio.

Ad ogni modo, bisogna chiarire alcuni punti.

L’affermazione secondo cui la coscienza sarebbe informata solo in seguito all’elaborazione cerebrale, non appare in contrasto con la libertà e la responsabilità umana.

L’esperimento di Fried, infatti, paventa alcuni margini d’errore. In altre parole, esistono sfumature alle quali non è possibile dare spiegazione.

Secondo Tommaso Bruni, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano: “ Probabilmente il clamore suscitato da questi risultati neuroscientifici trae origine dall’abitudine di identificare un essere umano con la sua coscienza, specialmente quando si parla di responsabilità.

Alcuni sistemi legali considerano condizione di punibilità la presenza della mens rea, di una mente colpevole che ha consapevolmente trasgredito la legge. Ma le neuroscienze ci stanno rivelando che gran parte della nostra vita psichica cosciente è influenzata da meccanismi incoscienti, cioè da moduli funzionali del sistema nervoso centrale di cui abbiamo notizia solo grazie alle scienze empiriche”.

La tesi esposta da Bruni risulta molto interessante. Il ricercatore italiano crede che tutto potrebbe risolversi con una banalissima equazione: io = corpo umano. In tal modo, i risultati di Fried apparirebbero meno sorprendenti.

“Infatti, – continua – se la coscienza fosse parte intrinseca del corpo umano, la responsabilità assumerebbe un carattere eminentemente sociale e non naturale ed incolpevole. Da questa prospettiva, l’attenzione si sposta dalla mens rea ad una questione di controllo esercitato dall’individuo sulle proprie azioni”.

“Infine – conclude Bruni – se l’ottica che propongo fosse adottata, risulterebbe chiaro che l’imputato è il suo corpo, e quindi anche il suo cervello. Attribuire la responsabilità delle azioni alla costituzione del suo cervello significa quindi attribuire la responsabilità all’individuo”.

Antonio Migliorino

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