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19 novembre 2011

SBAM! La provincia di Bologna spalanca le porte della cultura

  Domenica 20 novembre si spalancheranno i luoghi della storia e dell’arte, un’iniziativa che coinvolge la città ed i suoi distretti.Per il quinto anno consecutivo, i Comuni in collaborazione con tutti gli Istituti culturali propongono alla cittadinanza un programma di attività all’insegna della valorizzazione del patrimonio e delle risorse del territorio. L’iniziativa si incastona nell’ambizioso progetto di governance promosso dal Servizio Cultura e Pari Opportunità della Provincia di Bologna.

Sbam, una delle onopatopee più conosciute, non è solo un acronimo fortuitamente divertente, ma anche una promessa per bambini amanti dei fumetti, infatti tra i vari eventi sono previsti incontri ludico-didattici dedicati alle illustrazioni, alle vignette e alle letture per ragazzi.

Tra gli altri, importanti interventi di accademici. Daniela Scagliarini, professoressa di Archeologia classica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’UniBo, accoglierà i visitatori al Museo Civico Archeologico affrontando un percorso dedicato alla romanità: la villa come luogo elettivo dell’otium. Cicerone ha proclamato l’equilibrio dell’otium cum dignitate, ma poi Seneca riservò all’ozio una trattazione teoretica che ne esaltava il valore etico e civile, allora fu eletto superiore al negotium assurgendo a virtù contemplativa, universale ed eccellente sia per l’uomo sapiente che per l’uomo pubblico. La trasposizione culturale di questo stato ideale, dalla natura all’arte, si rinviene nello stile delle abitazioni d’età imperiale. Villae e domus divennero infatti luoghi allegorici di contemplazione e cura dello spirito, così lo spazio scandito dalle diverse sale componeva un percorso intellettuale e meditativo.

Verrà poi presentato, presso la Biblioteca Comunale di Medicina, il libro Bologna fra Trecento e Quattrocento: la testimonianza di Pietro di Mattiolo (ed. Clueb, 2011) di Simona Cantelmi curato dal professore di Storia Medievale, Leardo Mascanzoni. Risale al XII secolo la leggendaria Bologna turrita che conosciamo oggi. Città verticale la definivano i dotti dell’epoca. La sfida gentilizia alla torre più alta era una contesa tra le famiglie potenti, fazioni opposte coinvolte nelle lotte guelfe e ghibelline. Della più vertiginosa, nell’Inferno, Dante canta la pendenza che oscura il sole. Ma fu nei due secoli successivi che i conflitti cittadini si fecero ancora più aspri, Pietro di Mattiolo era lì, sacerdote illuminato preoccupato, che da un angolo nascosto di Piazza Maggiore, osservava e sperava che le ragioni del buon governo prevalessero sulle speculazioni aristocratiche. Testimone di parte della cronaca bolognese, egli narra di come, dopo varie tirannie, Bologna riconquistò una relativa pace sotto la lunga signoria del moderato e saggio Sante Bentivoglio.

Degno di nota è anche l’appuntamento accolto dalla Biblioteca Italiana delle Donne ispirato alle protagoniste del Risorgimento. Ancora una volta è la Storia la padrona di questa manifestazione: in questo caso la vicenda di Anita e le altre, tra amore e politica (ed. La Linea, 2011). Già in marzo, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Casa Carducci, con il contributo del Museo Civico del Risorgimento, aveva dato spazio all’interesse per la partecipazione e l’impegno femminile nel processo di rinnovamento culturale, politico e sociale pre unitario.

Piccola curiosità: la strada più famosa calpesta da ogni studente bolognese, in o fuori sede, è via Zamboni, forse però non tutti sanno che essa è in memoria del patriota Luigi Zamboni, inventore del tricolore, soprattutto fautore del primo tentativo insurrezionale del 1794 quando era studente presso l’Università di Bologna e seguiva i corsi di giurisprudenza. Il fermento sovversivo popolare di Parigi, la promulgazione di una Carta dei diritti dell’Uomo, la sconfitta dell’ancien régime gli diedero animo e fiducia per sperare in un rinnovamento politico europeo. A pieno titolo, sua madre, Brigitta Borghi Zamboni, è considerata la prima donna bolognese della Rinascenza, incarcerata per aver cucito le coccarde bianche e rosse della cospirazione, e per aver ospitato, complice, nel retrobottega della sua merceria le assemblee dei giovani congiurati. L’archivio della città e del Paese ne conta molte altre. Colte, coraggiose, rivoluzionarie. Così verranno ricordate, in bilico tra classicismo, romanticismo ed avanguardia attraverso le letture del Gruppo ‘98 di Poesia e le ricerche di Isabella Fabbri e Patrizia Zani.

Anche i giornalisti hanno le loro eroine risorgimentali: la combattiva ed impegnata Marchesa Colombi romanziera, articolista e fondatrice insieme al marito del “Corriere della Sera”; Neera, al tempo, la scrittrice più apprezzata dalla critica; Matilde Serao fondatrice e direttrice de “Il Mattino” di Napoli.
Si sono battute e scontrate a duri colpi di penna agli albori del neonato Regno d’Italia.

Tanti altri spunti critici e dibattiti per una domenica appassionante nella città in cui fu fondato il primo ateneo occidentale e che proprio per questa qualità vanta il MEUS-Museo europeo degli studenti, buon momento per visitarlo e ricordare che la circolazione e la mobilità degli studenti è un’intuizione molto antica, un bene per la civiltà!

Laura Testoni

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