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9 novembre 2011

Unive: Avanguardia Russa

A Vicenza, a Palazzo Leoni Montanari, 85 importanti opere dell’Avanguardia Russa giungono per la prima volta in Italia dai musei regionali russi, in un emozionante dialogo con la collezione di icone di Intesa Sanpaolo.
“Ricomporre la storia dell’Avanguardia Russa costituisce ogni volta una nuova sfida, che può offrire inedite prospettive o distruggere ormai radicati pregiudizi, che si mescola alla conoscenza della storia delle idee o che sollecita lo sguardo ‘innocente’ del nuovo spettatore” (Nicoletta
Misler e John E. Bowlt).

E in effetti la mostra che si apre l’11 novembre prossimo negli spazi delle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza, propone un racconto assolutamente inedito del fenomeno dell’Avanguardia Russa – per approccio e opere esposte – cogliendone
la pluralità espressiva, ma anche i filoni tematici principali e soprattutto la suggestiva matrice comune.

Per la prima volta, infatti, il pubblico italiano potrà ammirare 85 opere dell’Avanguardia Russa che provengono dai Musei regionali di Ivanovo, Kostroma, Jaroslavl’ e Tula.

Un’occasione dunque importante, promossa da Intesa Sanpaolo, Centro di Alti Studi sulla Cultura e le Arti della Russia (CSAR) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (costituito nel marzo 2011), Foundation for Interregional Projects di Mosca, Ivanovo Art Museum e organizzata nell’ambito dell’Anno della Cultura e Lingua russa in Italia e della Cultura e Lingua italiana in Russia.

L’iniziativa, su progetto di Mikhail Dmitriev, Presidente della Foundation for Interregional Projects, con il sostegno e il patrocinio del Ministero della Cultura della Federazione Russa e del Governo della Regione di Ivanovo e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana, vanta il coinvolgimento della città e del territorio grazie alla collaborazione con il Comune di Vicenza.

Le opere esposte testimoniano il gusto e le scelte degli stessi protagonisti dell’Avanguardia, che agli inizi degli anni Venti tentarono la formazione utopistica di Musei di Cultura Pittorica diffusi su tutto il territorio; o, viceversa, opere “rinnegate” dal potere sovietico, dagli anni Trenta
in avanti, quando, guardate con sospetto e paura, vennero inviate nei fondi dei musei regionali e lì dimenticate fino agli inizi degli anni Novanta.
Così, se di solito la nostra conoscenza delle tendenze artistiche che si susseguono in Russia all’inizio del Novecento è affidata a una serie di notissimi capolavori e a pochi prestigiosi protagonisti, Kandinskij, Malevič, Rodčenko, pure presenti in mostra con lavori chiave (pensiamo al Cuneo viola di Kandinskij, alla fondamentale opera suprematista di Malevič del 1915 dal Museo di Ivanovo o a Composizione n 61 di Rodčenko del 1918), la lunga serie di inediti esposti a Vicenza consente di osservare il fenomeno dell’Avanguardia Russa da nuovi punti di vista, con nuove chiavi di lettura.

Che significa anche: mettere in luce figure ancora poco conosciute e che acquisiscono nuovo valore come Ol’ga Rozanova (lei insieme alle altre artiste definite dal poeta cubo-futurista Benedikt Livšic “vere Amazzoni, cavallerizze scite”) o evidenziare tematiche essenziali per la storia dell’Avanguardia Russa, come quella del rapporto con l’arte popolare e la pittura di icone.

E in effetti, a Palazzo Leoni Montanari la mostra – curata da Silvia Burini Direttore dello CSAR, da Giuseppe Barbieri Direttore della scuola dottorale inter-ateneo in Storia delle Arti di Ca’ Foscari e IUAV da Mikhail Dmitriev e Svetlana Volovenskaya, rispettivamente Presidente e curatrice dei programmi della Foundation for Interregional Projects – sviluppa una puntuale quanto sorprendente comparazione visuale e semantica con le straordinarie icone russe della collezione permanente di Intesa Sanpaolo, la più importante raccolta privata, in tal senso, dell’Europa Occidentale.

Un dialogo affascinante che evidenzia le radici – orientali – e rivela le dinamiche della memoria. I protagonisti dell’Avanguardia Russa, pur nella loro pluralità espressiva – resa palese dal titolo stesso di questa mostra – hanno cercato di costruire, dalle fondamenta, un nuovo modello di società e di mondo; ma questo nuovo mondo s’innesta su radici lontane e profonde.

L’icona è l’origine, la matrice, sia dal punto di vista formale – la cosiddetta prospettiva rovesciata, le inedite associazioni cromatiche, l’enorme laconismo combinato con un’enorme tensione plastica – sia da quello spirituale. Ciò diventa palese nel confronto tra alcune icone scelte e le opere del gruppo del “Fante di quadri” e dei cosiddetti “neo primitivisti”; appare potentemente nella “nuova” iconostasi proposta al primo piano della Galleria, con al centro l’opera di Rodčenko (Composizione n. 61) e ai lati l’Arcangelo Michele e l’Arcangelo Gabriele del XVI secolo, provenienti da Tver’; emoziona, laddove alcune opere dell’Avanguardia vengono letteralmente “immerse” nella collezione permanente di icone di Palazzo Leoni Montanari che assume, come è evidente, un aspetto inedito nel confronto con le bellissime opere di Kandinskij qui collocate.

Ma sono molte altre ancora le suggestioni offerte da questa mostra, che intende innanzitutto mettere in luce le due tendenze principali della ricerca artistica, interna al fenomeno dell’Avanguardia: la prima più vicina all’espressionismo e più frammentaria nelle manifestazioni, pensiamo a
Gončarova, Filonov e Kandinskij, la seconda prossima al cubo-costruttivismo e certamente più omogenea nei suoi esponenti di punta – Malevič, Tatlin, Rodčenko – e nei loro seguaci.

La folta sequenza di opere del gruppo “Fante di quadri”, al quale la critica fa risalire l’inizio dell’Avanguardia Russa, mostra in effetti non solo il netto rifiuto dei predecessori e dei contemporanei, le provocazioni nei confronti dei gusti e degli ideali borghesi, il riferimento al folklore nazionale, alle icone, all’arte “primitiva”, a insegne di negozi, lubki e giocattoli, ma anche l‘influenza, appunto, dell’espressionismo tedesco e della pittura francese di inizio secolo, conosciuta direttamente a Parigi o nelle collezioni di Mosca.
I “Fanti” furono in particolare attratti da Matisse, da Cézanne e dai primi cubisti: ciò spiega il peso di un genere come la natura morta nelle opere di Fal’k, Končalovskij e Lentulov, accusati da Larionov di un cézannismo cronico, o motiva certe vedute di grandi città europee come Le rive della Senna di Ekster del 1912, proveniente dal museo di Jaroslavl’.

Il tutto, ovviamente, mescolato sempre all’elemento “primitivo” o addirittura arcaico: non soltanto a Matisse ma alle insegne dei negozi fa pensare il Ritratto di sconosciuto del 1910 di Maškov; ai vassoi dipinti rimanda la Natura morta di Kuprin – sia quella del ’14 che quella del ’18 – alle carte da gioco il quadro di Rozanova Il fante di fiori e, ancora, alle antiche sculture scite si rifà la Gončarova nel suo Kamennaja baba. Natura morta del 1908
del museo di Kostroma.

Il secondo filone, è quello che potrebbe definirsi Astrazione: dal movimento degli anni Dieci, noto con il nome di cubo-futurismo (che abbraccia contemporaneamente pittori cubisti e poeti futuristi) alle diverse astrazioni, dato che in Russa il rifiuto del rappresentativo con il coerente passaggio
all’arte astratta trova declinazioni molto diverse: Kandinskij (Composizione musicale. Cuneo viola, 1919) esalta lo spirituale mistico, Malevič (Suprematismo, 1915) vi vede un mezzo per comprendere le categorie dell’universo, la pittura raggista di Larionov e Gončarova punta alla ricreazione di forme spaziali, mentre Vladimir Tatlin sottolinea l’importanza in sé dei materiali, per cui la ricerca che seguì – quella di Aleksandr Rodčenko e dei costruttivisti – fu dedicata soprattutto al design pratico.

Il percorso espositivo affronta dunque un’altra tematica importante, quella dell’ “arte nella produzione”, laddove per i costruttivisti l’Avanguardia doveva fornire esperienze formali da impiegare nella produzione rigorosa di oggetti e nella “costruzione della vita”: dall’arte alla meta-arte, dalla creazione di opere alla costruzione di oggetti, dall’individualismo poetico al collettivismo produttivo, dal laboratorio all’industria.

Ecco allora che la mostra, che allinea alcuni capolavori assoluti della pittura e della grafica astratta di quel tempo, li associa anche a un’originalissima declinazione della ricerca artistica russa, a un fondo mai in precedenza mostrato in Occidente – evento nell’evento – di agittextil, i tessuti di propaganda prodotti sotto l’impulso dell’Avanguardia Russa proprio
nelle città di provincia da cui le opere provengono, soprattutto dal museo Burylin di Ivanovo. Ivanovo-Voznesensk: la “Manchester russa”, la terza capitale del proletariato, tra i più importanti centri di produzione tessile di un mercato che si espandeva dall’Europa all’Estremo Oriente, una città-fabbrica vessillo dei suoi tempi. Il design tessile di Ivanovo era realizzato da artiste
come Ol’ga Rozanova, Aleksandra Ekster, Ljubov’ Popova, voci femminili il cui apporto alla cultura artistica del tempo fu fondamentale e che trova una costante soprattutto nella ricerca di un’ineludibile matrice orientale.

Eccoci al punto di partenza: anche nei pattern dei tessuti esposti tornano infatti le radici lontane, la memoria comune, quell’identità culturale – di cui l’icona è espressione – alla quale il “mondo nuovo” dell’Avanguardia Russa guardava.

Avanguardia Russa. Esperienze di un mondo nuovo si pone con continuità nell’alveo delle esposizioni temporanee che sin dal 2000 si succedono in Palazzo Leoni Montanari, ispirate dal confronto con la tradizione iconica dell’arte russa. La mostra segna però una novità: essa si pone anche nell’ambito del “Progetto Cultura”, piano pluriennale di Intesa Sanpaolo che raccoglie una diversificata pluralità di interventi di alto profilo, curati dall’Istituto e destinati all’intero territorio nazionale, a sostegno e a difesa dei valori culturali e delle bellezze artistiche che costituiscono l’inesauribile ricchezza del nostro Paese.

Con il duplice obiettivo di condividere con la collettività l’ampio e prestigioso patrimonio storico, artistico, architettonico e archivistico del Gruppo, e di offrire una mirata programmazione di proposte culturali e scientifiche innovative che contribuiscano alla vita culturale del Paese, “Progetto
Cultura” prevede l’ideazione delle “Gallerie d’Italia”, sotto il cui nome si riuniscono le sedi espositive di Intesa Sanpaolo: da Palazzo Leoni Montanari-Vicenza a Palazzo Zevallos Stigliano-Napoli, già operative e aperte al pubblico, da Piazza Scala-Milano – aperta al pubblico dal 3 novembre – ai
futuri spazi museali che l’Istituto intende realizzare in altre città italiane.
Dichiarata ambizione è quella di tessere una rete di poli culturali – luoghi vitali in cui godere dei tesori d’arte e produrre bellezza e poesia – che colleghi idealmente l’intero Paese.

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