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14 dicembre 2011

“Arte, patrimonio e diritti umani”: un concorso come ricetta contro la xenofobia

Il tema del multietnismo è poco percepito in Italia.

Nella penisola infatti esistono sì minoranze etniche e religiose, ma esse sono talmente esigue o silenziose da non venire alla luce in tutta la loro peculiarità.

E ciò spesso accade maggiormente quando queste, per non avere problemi di adattamento, vengono a compromessi con la realtà del suolo italiano, perdendo buona parte dei loro costumi e per omologarsi ai nostri.

C’è tuttavia una fetta degli italiani che rifiuta la xenofobia e che apre le braccia alla diversità, intessendo una rete di organizzazioni e di eventi volti non solo a sensibilizzare i connazionali al “diverso” ma anche a rassicurare i famosi “diversi” che la loro presenza è percepita come un segnale di arricchimento culturale.

Sono questi gli scopi che animano l’agenzia di ricerca no-profit milanese “Connecting Cultures” e la Fondazione Ismu, ente scientifico autonomo e indipendente che promuove studi, ricerche e iniziative sulla società multietnica: entrambe – in collaborazione con PaBAAC (Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee) – indicono la II^ edizione del concorso “Arte, Patrimonio e Diritti Umani”.

Il concorso è diretto a giovani artisti tra i 18 e 35 anni che, singolarmente o in gruppo, presentano progetti nuovi ed originali realizzati con la committenza di un’istituzione culturale e finalizzati all’inclusione culturale dei “nuovi cittadini”, in osservanza della Convenzione Unesco del 2005 per la protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali.

Quindi la condizione imprescindibile per poter partecipare al concorso è che i progetti nascano dalla
collaborazione fra giovani artisti ed istituzioni culturali, e più in particolare:

Giovani artisti, videomaker, designer, filmmaker, performer, fotografi, italiani e stranieri, singolarmente o come collettivo, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, residenti in Italia o comunque attivi sul territorio italiano.

Istituzioni culturali, ovvero musei, biblioteche e archivi presenti su tutto il territorio nazionale.
Il ruolo dell’istituzione culturale, oltre a garantire la “effettiva” realizzabilità e sostenibilità del progetto proposto, è proprio quello di promuovere una partecipazione dei cittadini e delle comunità tesa a innescare e favorire reali processi di dialogo, scambio, interazione e trasformazione.

Il premio in denaro di 5.000 euro verrà versato direttamente all’artista o agli artisti vincitori per la realizzazione (in toto o in parte) del progetto selezionato.

I partecipanti potranno iscriversi facendo pervenire tutta la documentazione richiesta relativa al progetto entro e non oltre il 16 dicembre 2011 al seguente indirizzo email:
documentazione@connectingcultures.info.

Il testo ufficiale del bando e l’application form sono pubblicati e scaricabili sui siti ufficiali di riferimento del concorso:

*www.connectingcultures.info

*www.fondazione.ismu.org/patrimonioeintercultura

*www.pabaac.beniculturali.it

Il messaggio dell’iniziativa è chiaro: quando c’è diversità c’è bisogno di dialogo perché la comprensione è indispensabile per la tolleranza e la tolleranza è indispensabile per essere dei buoni cittadini.

Perché la civiltà non sta nella sola capacità di andare a votare e sapere quali sono i propri diritti, ma risiede soprattutto nella capacità di sapere quali sono, invece, i diritti di ogni essere umano, di riconoscerlo come tale e come tale stimarlo.

La vera civiltà soggiorna nella capacità di fare la fila alla cassa del supermercato dietro uno straniero e non arricciare il naso: e lo si fa non per mera educazione o perché il vicino potrebbe parlar male di noi spettegolando tutto, ma per genuina e reale mancanza di necessità.

Insomma, una palestra di tolleranza a molti italiani non può far altro che rinfrancare lo spirito, sperando che l’evento in questione accampi quanto meno dei dubbi in quei molti che non hanno mai messo in discussione le proprie convinzioni, negando anche solo l’esigenza di allacciarsi le scarpe da ginnastica e provare ad uscire dallo spogliatoio dei propri pregiudizi.

Simona Esposito

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