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Partire dalle diseguaglianze

Redazione Controcampus 12 Dicembre 2011
R. C.
16/09/2021

Nell’ambito del programma organizzato per il 63° anniversario della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” del 1948, il Comune di Forlì ha programmato una tavola rotonda (12 dicembre, dalle ore 17.



00 in sala Randi, via delle Torri 13). Ha introdotto e coordinato l’evento l’Assessore alla Pace e ai Diritti Umani del Comune di Forlì Katia Zattoni; sono intervenuti Arrigo Pallotti e Maura de Bernart, docenti dell’Università di Bologna e Pier Luigi Rosetti del Settore Politiche di Welfare del Comune di Forlì. Per l’occasione è stato presente Flavio Lotti, direttore del Coordinamento nazionale enti locali pace e diritti umani Perugia Assisi.

Dalle crisi umanitarie ai percorsi di cittadinanza” è il tema dell’incontro, con un focus di grande attualità: le insurrezioni che hanno coinvolto il continente africano e le ripercussioni sul nostro “sistema accoglienza”.

Di diritti umani si parla sempre più spesso, secondo alcuni anche troppo, con il rischio di fare retorica, una propaganda che ne svaluta il significato profondo e nasconde progetti di egemonia politica.

Il nuovo interventismo umanitario si nasconde dietro a tutte le sue virtù davanti alla sorte catastrofica dei deboli, ai quali bisogna senza indugio portare soccorso, a qualsiasi costo. Ma nessuna operazione è pura” (in Queste guerre dette umanitarie, a cura di Philippe Leymarie e Anne-Cécile Robert, nella rivista Manière de voir n° 120, dicembre 2011).

È il mondo giuridico quello che si è maggiormente occupato dei diritti umani, non solo formulandoli e codificandoli, soprattutto fornendo legittimazione normativa attraverso una digressione filosofica: è possibile estendere le idee liberali sui diritti umani, tipicamente associati all’Occidente, ad altre parti del mondo, dove tali pratiche liberali non fanno parte delle pratiche e dei sistemi di valore localmente affermate?

L’art. 1 della Dichiarazione recita: Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti.

Karl Jaspers e Jeanne Hersch individuarono il fondamento universale dei diritti umani nell’esigenza assoluta di attualizzazione e affermazione della capacità di libertà propria di ogni essere umano.

È questa capacità di libertà ad essere sottesa alle pretese di un cambiamento che ponga fine alla violazione dei diritti umani: causa precipua dei movimenti della Primavera Araba che dall’anno scorso sono mobilitati nelle regioni del Medio e Vicino Oriente e del Nord Africa.

Si tratta di movimenti pacifisti, che agiscono ad oltranza avanzando richieste di democrazia. Questo fenomeno iniziato nel Nord Africa, ha contagiato il mondo, ispirando Occupy Wall Street e le manifestazioni italiane di questi mesi. “After Arab Spring, liberal groups say it’s time for American Autumn” (di Stephanie Condon in CBS News on line, 4 ottobre 2011)

Le piattaforme politiche sono evidentemente diverse, poiché si tratta di manifestazioni, le prime in sistemi autoritari, le altre in società apparentemente democratiche, ma in queste ultime le degenerazioni oligarchiche con annessi privilegi hanno mosso i cittadini a rivendicare l’esercizio della sovranità fondata costituzionalmente, ma non effettivamente rappresentata dal voto, il quale non appare più strumento di decisione e di ascolto sociale. Del resto, la scienza politica, dall’elaborazione di Toqueville, è lucidamente informata sul fatto che «non basta votare per essere liberi».

In questo periodo di crisi, le proteste sono accomunate anche nell’esprimere dissenso rispetto alle istituzioni finanziarie transnazionali e nazionali e dallo strumento tecnologico per organizzarsi: i social networks infatti facilitano contatti, incontri e formazione di fronti comuni, diventando risorsa globale, indipendente dalla ricchezza dei singoli. Inoltre, si tratta di Headless Movements, ossia di gruppi che non hanno un leader, perché sono i movimenti stessi ad essere carismatici. Già il sociologo Max Weber, sul finire dell’Ottocento, intravide la possibilità di movimenti democratici carismatici che si iscrivessero nella realtà come forza costituente, ma all’epoca tutto era ancora intriso di populismo, cifra che in questo caso è assente. Infatti, oggi, le proteste collettive portano istanze chiare di democraticità, ma non programmi predefiniti o desiderio di autogoverno. Semmai lo scopo è di mettere in tensione il sistema, dando energia ad un buon governo che orienti la propria opera di gestione all’amministrazione del primum vivere . Dire basta in prima persona ai potentati privati o alla resistenza di regimi di mercato annichilenti, nella consapevolezza che nemmeno gli organismi internazionali agiscono radicalmente per cambiare le cose.

I protagonisti della sono soprattutto i giovani, quelli a cui la politica ha riservato precariato, disoccupazione e lo spettro di una nuova povertà .
Sul Mediterraneo si affacciano Paesi molto simili fra loro: economie avariate, oligarchie corrotte, disoccupazione e mancanza di servizi sociali, un sistema che regolarmente sceglie di garantire i privilegi di pochi a scapito della maggioranza. E come sulla sponda sud, anche su quella nord è il momento di riprenderci la democrazia, sostituendo istituzioni ormai agonizzanti con una post politica trasparente e partecipativa. Il futuro ricomincia da noi
” (Loretta Napoleoni, Il Contagio. Perché la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie, ed. Rizzoli, 2011).

Vengono in luce forme politiche nuove, aperte, di senso, non violente, perché come già in passato è accaduto, le derive violente di pochi, vengono strumentalizzate e manipolate da una regia puntuale che vorrebbe soffocare in radice le proteste per mantenere potere e dominio.

L’opinione europea interpreta i sollevamenti popolari in Africa del Nord ed in Egitto attraverso una griglia vecchia di più di trent’anni: la rivoluzione islamica in Iran. Ma se si osservano quelli che hanno lanciato il movimento, è evidente che si tratta di una generazione post-islamista. I grandi movimenti rivoluzionari degli anni 1970 e 1980, per loro sono roba antica, le battaglie dei loro genitori. Questa nuova generazione non è interessata all’ideologia: gli slogan sono tutti pragmatici e concreti (‘via subito‘). Essi non fanno appello all’islam come i loro predecessori facevano in Algeria alla fine degli anni ’80. Essi esprimono in primo luogo un rifiuto delle dittature corrotte e avanzano una domanda di democrazia. Ciò non significa che i manifestanti sono laici, ma semplicemente che non vedono nell’islam un’ideologia politica. Essi vogliono creare un ordine migliore. Amano la loro patria (come si evince dalle bandiere che sventolano) ma non predicano il nazionalismo. Ancora più originale è il fatto di aver tacitato le teorie complottistiche: non sono designati, infatti, come causa dei mali del mondo arabo gli Stati Uniti o Israele (o la Francia in Tunisia). Tutto ciò mostra che è operante una realtà politica molto solida e matura nel mondo arabo” (Révolution post-islamiste di Olivier Roy, professore e direttore del programma mediterraneo dell’Istituto universitario europeo di Firenze, in Le Monde diplomatique on line, 14 febbraio 2011).

Insomma, se i Paesi ritenuti deboli sanno ormai agire una consapevolezza identitaria e politica così forte, allora si ribaltano le carte in tavola, ossia il presupposto di applicazione dei diritti umani: spetta ora ai Paesi, definiti sarcasticamente, sazi ed incivili l’onere di confrontarsi con il valore dei diritti umani, garantendo dignità, giustizia ed eguaglianza ai cittadini stranieri, ai migranti. È il momento dell’accoglienza quello che più disvela l’ipocrisia e lo svuotamento del riconoscimento della persona: si definiscono diritti umani, diritti assoluti, perché sono di tutti, non dipendono da concessioni o leggi, afferiscono alla natura umana.

Pensiamo alla situazione italiana, dove si è resa necessaria l’ordinanza del Presidente del Consiglio (Ordinanza n. 3982 del 23 novembre 2011) contenente disposizioni urgenti dirette a fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai paesi del Nord Africa. In base ad essa i cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno, per motivi umanitari o in attesa della protezione temporanea, potranno chiedere l’iscrizione anagrafica nello Schedario della popolazione temporanea. La domanda di iscrizione dovrà essere presentata all’ufficio anagrafe del comune presso il quale il cittadino straniero ha la sua dimora.

La situazione di emergenza sconta molti ostacoli: in un’Italia fortemente arroccata sull’idea di una cittadinanza nazionale come appartenenza culturare esclusiva da difendere (cfr. articolo di Andrea Mari), si ricade nel fanatismo e nell’integralismo che imputiamo ad altre genti. A tal proposito, si è tenuto presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Alma Mater un incontro con il professore di criminologia Dario Melossi dedicato alle pratiche di gestione dell’immigrazione irregolare in Italia (locandina):

L’ipotesi proposta è che nei confronti dei migranti irregolari sia in atto un meccanismo di disciplinamento giocato non solo sul ricatto dell’espulsione ma anche, e paradossalmente, sulla ‘disapplicazione’ della normativa da parte degli operatori del diritto”.

Abbiamo già trattato, in un altro articolo, del criterio della cittadinanza europea come status inclusivo e dei suoi rapporti con i diritti umani, prendendo in esame il principio di uguaglianza costituzionalizzato come diritto fondamentale. C’è però da aggiungere che un’analisi psicosociale e cosmopolitica della cittadinanza, adeguata al presente, non può non fare i conti con lo smascheramento delle manipolazioni del potere che giocano con un immaginario di rappresentazione dell’immigrato ambigua e stereotipata. Sfatare questo fantasma etnocentrico permette di cogliere il senso dell’art. 1 sopra citato: l’uguaglianza di cui esso parla non è certo una ‘verità di fatto’. L’uguaglianza è esistenziale e simbolica: è la ‘possibilità misteriosa’ propria di ogni essere umano di essere un soggetto libero e responsabile.

Quest’esigenza assoluta è un’esperienza personale , affettiva e profonda – un sentire – e ricerca le condizioni concrete e reali di attuazione di sviluppo della capacità di libertà, le condizioni di una ‘vita buona’, corrispondenti all’oggetto dei diritti umani particolari, politici e civili, sociali ed economici” (Jeanne Hersch).

Partire non tanto dalle diseguaglianze per mirare all’egualitarismo, quanto intendere la differenza come il di più dell’uguaglianza.

Laura Testoni

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics). I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto