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22 gennaio 2012

Caro smartphone, quanto mi stressi!

Uno studio dell’Università di Worcester ha dimostrato che gli smartphone provocano ansia e stress in chi li utilizza in maniera compulsiva
Al giorno d’oggi, sempre più persone posseggono uno smartphone: un oggetto unico, che abbina le funzionalità tipiche di un telefono cellulare a quelle di un computer portatile. Attraverso le sue applicazioni, lo smartphone permette di restare costantemente connessi ai vari social network e di ricevere in tempo reale informazioni e notifiche su quello che succede nel mondo.

Secondo uno studio dell’Università di Worcester, tuttavia, proprio gli smartphone rappresentano una grave fonte di stress, che aumenterebbe in maniera esponenziale in base alla frequenza con cui il device viene utilizzato dall’utente. Lo studio compiuto dai ricercatori della British Psychological Society’s Division di Worcester ha dimostrato che, su un campione di cento utenti, il livello di stress aumenta in funzione di quante volte l’utente controlla il proprio smartphone: nello stadio più acuto di stress, l’utente ritiene di avvertire una vibrazione dal proprio device (segno dell’arrivo di una notifica) anche quando non è vero.

“Chi compra uno smartphone lo fa soprattutto per avere un aiuto nel gestire il suo lavoro, gli appuntamenti – ha affermato Richard Balding, uno degli autori dello studio – ma dopo poco, l’utente viene sopraffatto dalla pressione di stare dietro alla propria vita sociale, espansa dai social network. L’ansia e la tensione portano poi a comportamenti compulsivi, come il controllare continuamente il display dello smartphone, fino ad immaginare una vibrazione del proprio dispositivo, anche quando in realtà questa non avviene”.

Lo studio dell’Università di Worcester, dunque, ha evidenziato come gli utenti di smartphone sviluppino in breve tempo una grave tensione e dipendenza dallo stesso, generata dalla necessità di essere aggiornati su quanto sta accadendo sui vari social network. Lo stress e la dipendenza da smartphone possono generare a loro volta una vera e propria patologia, tanto che in molti Paesi sono nati dei centri di recupero comportamentale per chi non può fare a meno di essere sempre connesso.

Pasqualino Guidotti

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