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25 gennaio 2012

Neolaureato = Neodisoccupato

Alla presenza del ministro Elsa Fornero e del presidente della Fondazione Crui Marco Mancini è stato presentato a Roma lo studio della Fondazione Agnelli: “I nuovi laureati” nella sede degli editori Laterza dal direttore Gavosto.

Il rapporto rappresenta il primo tentativo di bilancio della riforma 3+2 nel mercato del lavoro, avviata nel 2000 dall’allora ministro dell’università Luigi Berlinguer.

Paragonando la riforma 3+2 ad una medaglia, da un lato, grazie alla triennale, dopo generazioni di diplomati, ci sono molti più laureati figli di genitori privi di un titolo accademico, dall’altra parte però, ed ecco l’altra faccia della medaglia, secondo le ultimissime statistiche solo il 47% dei diciannovenni, oggi, si iscrive all’università.

Scoraggiati dalla pessima situazione economica, demoralizzati dal lungo iter accademico sono sempre meno coloro che, diploma in tasca, decidono di proseguire gli studi, anche perché, a quanto pare, laurearsi non sempre equivale a lavorare.

È pur vero che con la nuova triennale si troverebbe lavoro più facilmente rispetto a prima, grazie ai contratti flessibili; c’è da dire, però, che le condizioni sono molto sfavorevoli considerando il fatto che agli inizi di questo decennio un laureato guadagnava il 20% in più rispetto a un diplomato e oggi, invece, il vantaggio è ridimensionato al 14%.

Più posti di lavoro certo, ma più precari rispetto ai laureati con il vecchio ordinamento universitario e meno pagati rispetto ai diplomati.
I nuovi laureati, pur di lavorare sono stati e sono costretti ad accettare le stesse mansioni di un diplomato. Ovviamente tutto ciò a solo vantaggio delle imprese, le quali molto spesso non distinguono i diversi tipi di laurea triennale e magistrale.

La Fondazione Agnelli, inoltre, ha verificato che queste tendono a prediligere le laure magistrali, rinunciando a promuovere la formazione.
La proposta della Fondazione è lasciare la formula 3+2 e, quindi, separare la prima parte degli studi dalla seconda.

In soldoni, nessun cambiamento per le lauree triennali, le singole università potrebbero mantenere libertà nella scelta dei corsi e nei criteri di ammissione, mentre per il biennio successivo sarebbe un’esclusiva di alcuni atenei considerati migliori.

Il progetto è di selezionare i futuri iscritti proprio come avviene oggi con Medicina. Inoltre, attraverso l’Agenzia per la valutazione dell’università (Anvur) si riuscirà a stabilire quali sono le università migliori, in base alla loro attività di ricerca.

E’ arrivato il momento di differenziare gli atenei, caratterizzandoli per le loro qualità e potenzialità, abbondonando il principio che tutti riescono a fare tutto.

Teresa Sacco

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