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6 gennaio 2012

Quantum Computing : l’ultima frontiera del P.C.

Uno studio che rivoluzionerà per sempre il mondo del Personal Computer e dei calcolatori, è quello presentato da un gruppo di lavoro dell’Università di Bristol, da Peter Shadbolt coordinatore del Centro per la Fotonica Quantistica , da Jeremy O’Brien Direttore del progetto pubblicato sulla rivista Nature Photonics.

Ed a quanto sembra , non manca di certo lo “zampino italiano” in un progetto tanto ambizioso. Alla ricerca stanno lavorando infatti tre italiani: Alberto Politi, 30 anni, laureato in Fisica all’Università di Pavia, Alberto Peruzzo, 33 anni, laureato a Padova in Ingegneria Informatica, e Mirko Lobino, laureato in Ingegneria Nucleare al Politecnico di Milano.

Il chip, infatti, misura solo 7 cm per 3 mm ed è stato fabbricato con una tecnologia al silicio che è compatibile con i processori che troviamo nei computer tradizionali. “Ciò vuol dire – ha proseguito Peruzzo – che l’approccio potrà essere facilmente trasferito su scala industriale, quando avremo superato le barriere tecniche che ancora ostacolano l’ascesa del quantum computing“. Il primo chip, il primo processore programmabile, ad essere sviluppato e basato sulla fisica dei quanti: l’unico processore a non utilizzare più il celeberrimo sistema binario, quello degli 0 e degli 1 per intenderci, ma servendosi di entrambe le combinazione d’input/output, renderebbe in tal modo i processi altamente più rapidi.

I reali utilizzi e le possibili applicazioni del micro cip di ultimissima generazione, ci vengono illustrate direttamente dal team italiano di ricercatori operante presso la Bristol University:

«La possibilità di velocizzazione è esponenziale». Alberto Peruzzo spiega come « processi per la risoluzione di equazioni ed algoritmi alla base della vita quotidiana sarebbero molto più rapidi».Il processore sarebbe infatti in grado d’essere programmato con principi di fisica quantistica e dotato di un diverso ed innovativo linguaggio per la programazione, in grado si risolvere in pochissimi istanti, calcoli che altrimenti avrebbero impegnato ricercatori per anni ed anni.

«Il processo – continua lo stesso Peruzzi- è applicabile a moltissimi ambiti al giorno d’oggi. Ad esempio, per fare un farmaco si creano delle molecole chimiche che agiscono arrivando all’organo interessato e innestando altre reazioni chimiche conseguenti. Questi sono processi chimici, regolati da equazioni che non possono essere risolte se non con moltissimi anni a disposizione e quindi si sceglie di utilizzare super computer per risolverne una parte accontentandosi di calcoli semi approssimativi per il resto. Per questo nessuno è certo che le medicine funzionino prima di testarle. Con il computer quantico questo non succederebbe».

Medicine che , in sostanza, andrebbero «dritte al punto». Sarebbero inoltre più rapide e precise le previsioni del tempo. La scoperta gioverebbe anche al lancio di satelliti e di piattaforme aereospaziali: la possibiltà è quella di poterli catapultare nello spazio, ed inviarli nel punto preciso in cui li si volgia destinare, anche su traiettorie lunghissime.

«Google ha già dato il via ad uno studio di questo tipo all’interno del suo gruppo di ricerca.- continua Alberto Peruzzi- Un giorno, noi potremmo andare da Facebook dicendo: avete un miliardo di utenti? Invece che installare super computer sempre più potenti, usate i computer quantistici e vedrete risolti i vostri problemi».

La ricerca inoltre spianerebbe la strada anche nel campo della programmazione, e nell’interpretazione di codici crittografati:

«La crittografia moderna si basa sulla moltiplicazione di numeri primi in stringhe per sciogliere i codici oggi ci vogliono tempi lunghissimi, un computer così potrebbe farlo invece in due giorni, ma anche in 10 secondi».

Emilio Pantuliano

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