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18 febbraio 2012

Citymorphosis, Politiche culturali per città che cambiano

Venerdì 24 febbraio al MAXXIMuseo nazionale delle arti del XXI Secolo di Roma –  l’Associazione Civita presenta il suo nono Rapporto intitolato : “CITYMORPHOSIS Politiche culturali per città che cambiano”.

Il tema trattato, è quello delle grandi trasformazioni seguite all’affermarsi della globalizzazione che richiede un necessario ripensamento nel modo di concepire e guidare le città.

All’evento parteciperanno: Gianni Letta e Bernabò Bocca, rispettivamente Presidente Onorario e Vice Presidente dell’Associazione Civita.

L’incontro è curato da Marco Cammelli, Professore di Diritto amministrativo presso l’Università di Bologna e Presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, e Pietro A. Valentino, Docente di Economia Urbana presso l’Università di Roma “La Sapienza”.

Inoltre, nel corso della stessa giornata ci sarà anche un confronto tra i Sindaci Gianni Alemanno, Vincenzo De Luca, Matteo Renzi.

Edito da Giunti Editore, il volume prende in esame il rapporto tra città e Cultura, un tema ormai strategico per la definire le politiche innovative per uscire dalla crisi che sta attanagliando il mondo Occidentale.

Nel ricordo di Gianfranco Imperatori, banchiere prestato alla cultura e anima di Civita, si affronterà il tema delle grandi trasformazioni nelle città,  della conoscenza che richiede un necessario ripensamento nel modo di concepire e guidare le città, effettivi e reali centri diffusori dello sviluppo di una regione oltre che dell’intero Paese.

I concetti sostenuti dal Rapporto Civita, con la collaborazione di AXA Art e Fondazione di Venezia, che avvalendosi del contributo di esperti e prendendo ad esempio le analoghe realtà in Europa, raccolgono alcuni spunti strategici per capire bene le principali dinamiche da porre alla base di politiche culturali forti, capaci di produrre reali effetti in termini di benessere, integrazione e crescita per il tessuto sociale ed economico locale.

La ricerca condotta dal Centro Studi “G. Imperatori” dell’Associazione Civita è partita da quattro macro-aree di sviluppo per le politiche culturali urbane.

Lo studio si è concentrato sulla valorizzazione del patrimonio culturale, fiore all’occhiello dell’Italia: mostre, festival e il sistema dell’arte contemporanea, oltre alle aree che rappresentano nucleo dell’industria culturale e, successivamente, dell’industria creativa.

La Città produce Cultura, e la Cultura diviene un elemento chiave per lo sviluppo della stessa perché crea identità e rendite di posizione che la proteggono dalla competitività.

“Questa – come afferma il Vice Presidente Bocca – è la vera occasione per permettere alla Cultura di dimostrare, nel concreto il proprio potenziale. Basta pensare al turismo culturale che, nel nostro Paese, ha retto all’impatto della crisi economica mondiale meglio degli altri compatti produttivi grazie alle forme di integrazione con ambiti complementari delle politiche urbane da un lato e, dall’altro, grazie all’offerta di iniziative a livello locale nonché alla straordinaria grandezza del nostro patrimonio artistico-culturale”.

Se fino a diversi anni fa l’Italia occupava una posizione leader assoluta nel turismo culturale, negli ultimi tempi si stanno perdendo notevoli punti PIL a causa di una mancanza di managerialità nella gestione dei territori.

Se guardiamo alle città europee, come Londra, Parigi ed in particolare Berlino – nuovo, meritato, punto di riferimento dell’industria culturale europea – queste rappresentano, in termini di attività politiche, un traguardo difficilmente pensabile nel prossimo avvenire per la nostra Italia.
Le nostre città dovranno mettere in atto politiche culturali efficaci che tengano conto di alcuni elementi suggeriti dal Rapporto:

– Definire sistemi di governance e relativi strumenti attuativi fortemente connessi con l’eredità politica delle città e del loro territorio. Grazie ad un adeguato piano strategico-culturale, le città (come nel caso di Bilbao, Barcellona e Lione) sono in grado di creare sinergie ed elementi di complementarietà indispensabili per il loro sviluppo.
– Pensare alle politiche culturali come parte integrante di una strategia complessiva in grado di creare reti urbane materiali e immateriali grazie ad una forte coesione interna, frutto di un lavoro congiunto tra Società e Istituzioni, pronte ad abbracciare la stessa sfida.
– Garantire una corretta definizione del rapporto Stato-Città in un’ottica di cooperazione, anche a livello territoriale.

– Migliorare il rapporto pubblico-privato, attraverso una semplificazione delle procedure amministrative e fiscali, e l’opportunità di ritorni in termini di immagine e visibilità per le imprese che intendono investire in Cultura.

Un esempio chiarificatore è il Sindaco di Montpellier, Hèlen Mandroux, che ha valorizzato dei piccoli tesori culturali urbani, generando turismo e posti di lavoro. La differenza è che lì la crisi economica non ha fatto ridurre gli investimenti, anzi. Gli amministratori li hanno aumentati di molto.

Il museo, che otto anni fa era chiuso, dal 2007 ha quadruplicato gli spazi, ha aggiunto un auditorium, una libreria, laboratori didattici.

Risultato: una media di visitatori di oltre 750 mila l’anno. Per ogni euro investito c’è stato un ritorno di 19€ nell’economia regionale.

L’Italia possiede 45 siti considerati dall’Unesco patrimonio universale dell’umanità, realtà che devono diventare fruibili per tutti e la cui tutela e valorizzazione dovrebbe passare attraverso le istituzioni.

Non è solo un problema di risorse ma di capacità. Occorre un neo mecenatismo, un nuovo Rinascimento delle Politiche culturali.
Ecco perché si concorda con Carandini quando afferma “Non è venuto il momento di studiare il contributo dei privati alla gestione del patrimonio pubblico immobile al fine utilizzarlo per conservarlo e comunicarlo?”


La cultura è un bene comune e soprattutto prezioso, anche in tempi di crisi.

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