I giovani del Sud e il mondo del lavoro: un destino quasi ascritto

Redazione Controcampus 14 Febbraio 2012

L’immatricolazione, gli esami, la corsa contro il tempo, una media soddisfacente e, infine, una bella discussione della tesi di laurea con “tanto di cappello” e magari anche una bella coroncina di foglie di alloro: perché oggi così ci piace, perché oggi il tocco ci soddisfa poco.

E poi? Come il titolo della tragicomica commedia all’italiana di Giovanni VeronesiChe ne sarà di noi”? Oggi il futuro ci spaventa, le riforme ci rendono irrequieti, la crisi dell’economia ci spazientisce, la situazione di sottoccupazione nazionale ci disarma.

Siamo nel 2012, la famosa era dei Maya, l’anno del Monti, l’anno dell’inarrestabile recessione. Tutti ormai, indistintamente e a prescindere dalla coorte di età, tendiamo, perciò, a rimpiangere il passato e a guardarlo con nostalgia. Non importa di quale passato si parli o a quali anni nello specifico ci si riferisca. Poco importa: sono sempre e comunque da rimpiangere “quei tempi che furono”. Il rimpianto, dunque, vale davvero per tutti: per chi conosce realmente quel tempo, ma anche per chi non ha vissuto i fasti e la gloria di qualche anno fa’. Ma, si è più che certi, che ieri, era sicuramente meglio di oggi!

Passano gli anni, cambia l’economia nazionale, cambiano le generazioni, cambia il mondo del lavoro. “Panta  rhei os potamòs ”, insegnava Eraclito. C’è, però, una costante, l’unica forse che non ha tradito mai se stessa, nei giorni delle “vacche grasse” e com’anche nei giorni di “magra”: destinarsi altrove in cerca di occupazione, per la famosa e irrinunciabile “pagnotta”. Oggi più che mai.

Hai fatto tutta quella strada, per arrivare fin qui, e ti è toccato partire bambina, con una piccola valigia di cartone, che hai cominciato a riempire”, recita la ben nota canzone di LigabueIl peso della valigia”. Sì, è proprio così, iniziamo fin da subito a preparare la valigia noi altri (doveroso includermi) e forse lo facciamo nello stesso attimo in cui consegniamo le nostre prime scartoffie per immatricolarci al primo anno di università. È lì molto probabilmente che iniziamo già a togliere i primi granelli di polvere da quella valigia, lì ferma da un po’ o, addirittura, mai usata.

Ma chi sono questi aspiranti e temerari viaggiatori? Tanti giovani uomini, tante piccole donne. Non parlo di indistinti giovani italiani, ma, di una realtà ben precisa. Quella la valigia, infatti, purtroppo o per fortuna, non è per tutti, ma è lì pronta solo e in special modo per noi giovani del Sud.

Ah il Sud! Splendida e meravigliosa realtà geografica della nostra bell’Italia. Ah quel mare… e quanto sole; c’è pure il buon vino e poi quante prelibatezze per il palato! Da sempre amato da tutti quel Sud e visto “dall’alto” soprattutto come un’ottima leva per il turismo nazionale e straniero, ma, da sempre, ahimè, anche la “terra di nessuno” per l’occupazione dei suoi giovani autoctoni.

Ebbene sì. Il Sud e le sue statistiche: sempre sulla cresta dell’onda quando si parla di sottoccupazione! Una realtà di fatto unica e in grado da sola a farci riavvicinare alle sorti dei nostri bisnonni, dei nostri nonni e padri. Siamo proprio noi, la gente del Sud, quelli “pronti” sempre e comunque a partire… dalla “notte dei tempi”. Sì, proprio noi che amiamo la nostra terra più di ogni altro e la difendiamo a spada tratta, prima o poi, finiamo per tradirla: e così l’abbandoniamo. Gli studenti del Sud hanno questo tratto caratterizzante, questo fattor comune che li contraddistingue da tutti gli studenti italiani. È fuor di dubbi: noi siamo “merce” in transito.

La società odierna, infatti, ci abitua fin da piccoli a “farcene una ragione”. Ciascuno di noi, sa per certo, che salvo imprevisti o “santi in paradiso”, dovrà raccogliere “armi e bagagli” e via… alla ricerca di fortune (se la sorte ci è a favore!). Milano, Torino, Bologna, Roma solo per citare la top 4: le città “miraggio”, le città destinazioni, le città per le quali ci rendiamo orfani in attesa di adozione.

Magari la laurea non ce la facciamo nemmeno bastare, occorre specializzarsi assolutamente. Allora ci iscriviamo ad un Master, quello che in quel momento riteniamo essere il più valido, quello che crediamo stia per formare le figure che il mercato del lavoro sta aspettando impazientemente. Così “prendiamo tempo” e parallelamente i nostri giorni li trascorriamo a inviare curriculum ad aziende varie e disparate. Sui nostri amati e quotidianamente visitati siti di offerte di lavoro, abbiamo creato l’alert, ma confessiamolo pure, in realtà ne creiamo due. Il primo è quello prevedibile, quello che, se potesse parlare, direbbe “AAA cercasi lavoro lì su al Nord, perché lì pare ci sia ancora lavoro. Ho studiato giù al Sud, ma non credete alle statistiche, la mia laurea vale quanto quella di un giovane lombardo. Chiamatemi per un colloquio e non ve ne pentirete, ve lo saprò dimostrare”! Ma poi c’è anche l’altro alert, quello quasi segreto, quello che creiamo “per scrupolo”, per la serie “Tanto che ci perdo, mai dire mai, i miracoli possono sempre accadere!”: ed è così che finiamo nel vortice del monitoraggio anche del mercato del lavoro dalla Campania in giù. Il più delle volte, poi, sorridiamo disarmati, quando leggiamo le stesse proposte di lavoro che quei social ci propinano.

E cosi accade che, soon or later, la valigia ce la ritroviamo bella e fatta. E partiamo, lasciando frammenti di vita in quella terra che per anni ci ha dato i migliori e caldi natali. Pezzi di cuore: eh sì, quanti cocci seminiamo strada facendo, avventurandoci verso la terra promessa. La famiglia prima di tutto, la “base”, il focolare. L’amore, proprio quello che avevamo coltivato gelosamente da anni o quello appena sbocciato o ancora quello appena riscoperto. La distanza si sa, non ha mai premiato l’amore se non quello familiare, rinforzandolo. Gli amici di sempre, anche loro saranno lasciati. E i nostri luoghi storici? Anche per questi non ci sarà scampo. Ci si ritrova così, a malincuore, nella “terra del lavoro” alla ricerca della propria personale El Dorado; in quella terra di “miti e leggende” che fortunatamente, molto spesso, si tramutano in realtà.

È al Nord così, che sradicate le nostre radici, cerchiamo di ripiantarle in un humus che non sempre risulta, soprattutto nei primi “istanti”, fertile. Lavoro presto trovato: ottimo! Ma di quella vita, quella così piena di cose, persone, affetti, luoghi…che n’è stato, invece? Ci si ritrova così soli e stretti in quella morsa di consapevolezza che ci attanaglia: non era così che avrei voluto andasse. Però, sei anche felice del tuo nuovo lavoro: “Che bello, finalmente un senso per i miei studi, posso contare su un emolumento regolare”. Ovviamente prendi casa: ma non tutta una casa! Ovviamente in via propedeutica/conoscitiva e per economizzare, prendi una piccola fetta di quella casa che provi a farti piacere, così come tutti coloro che ci abitano, che diventano presto i tuoi nuovi coinquilini con cui provi a fare squadra, perché ne hai bisogno.

Fai le tue belle otto ore (e anche più) di lavoro e pensi alla fine che sia perfetto così perché in fondo “il lavoro nobilita l’uomo” ed è questo a cui ciascuno deve ambire ed è questo che, pare, serva a renderci produttivi ed adulti. Ma, quando esci da quell’ufficio: il confronto con la cocente realtà. Ti trovi di fronte un mondo che non ti appartiene, un mondo che non ti assomiglia, quella realtà che senti estranea e dove, per quelle strade, raramente ti imbatterai per puro caso, in una faccia conosciuta.

È questa la dura realtà in cu siamo costretti ad imbatterci noi giovani del Sud alla ricerca di una realizzazione professionale. Sono questi momenti appena descritti che accomunano la sorte di tanti giovani  ragazzi meridionali che provando a dare un senso alla propria vita e agognando ad un destino lavorativo definibile degno, sono costretti a lasciare dietro di sé tutta una vita, sperando di averne un’altra ancora davanti. È proprio quel Sud, quello che tanto abbiamo amato e amiamo, quella stessa terra in cui siamo cresciuti e che desideravamo come destinazione ultima, che alla fine, come la peggiore delle madri, snaturata e incosciente, dopo averci “messo al mondo”, ingrata, ci abbandona miseramente.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto