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16 febbraio 2012

Uniss: Giovanni Sotgiu contribuisce alla cura della tubercolosi

I centri specializzati nella cura della tubercolosi in Europa disattendono in parte le linee guida internazionali per la gestione della malattia e possono essere per questo responsabili di nuovi casi di tubercolosi multi-farmaco resistente nel vecchio continente. E’ quanto sostiene l’IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) Fondazione Maugeri di Tradate (Varese), Centro Collaborativo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in uno studio pubblicato dalla rivista internazionale European Respiratoty Journal che porta la firma di un gruppo di ricercatori tra i quali il professor Giovanni Sotgiu dell’Università di Sassari, responsabile del gruppo “tubercolosi” dello European Respiratory Society. Lo studio, finanziato dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), è stato condotto con la collaborazione dei massimi esperti internazionali di tubercolosi e si è focalizzato su 200 casi di malattia provenienti da cinque diversi centri di riferimento nazionali europei caratterizzati da diversi livelli di incidenza di tubercolosi e tubercolosi multi-farmaco resistente. Scopo dell’indagine era verificare il grado di adeguatezza della gestione dei casi della malattia in Europa rispetto alle linee guida internazionali. I risultati hanno evidenziato una serie di incongruenze tra il trattamento messo in atto nei centri europei e gli standard internazionali, quali la mancata prescrizione di almeno quattro farmaci attivi contro la tubercolosi, dosaggi farmacologici non adeguati, la non corretta gestione clinica dei casi di pazienti con co-infezione tubercolosi/HIV (che in un terzo risulterebbe inadeguata) e la mancata sorveglianza dei pazienti alla dimissione (nel 32% dei casi è stata rilevata l’assenza di un report finale sull’esito finale del trattamento). Altre criticità riguarderebbero il controllo dell’infezione tubercolare nelle strutture ospedaliere e l’applicazione di specifici algoritmi di diagnosi e di trattamento.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la tubercolosi multi-farmaco resistente provoca 150.000 morti l’anno. Numeri impressionanti che in Europa hanno assunto proporzioni preoccupanti: molti Paesi dell’ex Unione Sovietica hanno elevate prevalenze di malattia multi-farmaco resistente, rappresentando di fatto un rischio per i Paesi a bassa incidenza e sedi di migrazione. Come spiega il professor Sotgiu “Una gestione scorretta della terapia può dare luogo a forme di tubercolosi multi-farmaco resistente, chiamate MDR-TB o XDR-TB, che resistono cioè a farmaci di prima e/o di seconda linea. Un’adeguata formazione tra gli operatori sanitari è di cruciale importanza – aggiunge Sotgiue a questo proposito sarà molto utile un documento di prossima pubblicazione, dal titolo “Standard Europei per la gestione della tubercolosi”, che identifica gli elementi essenziali per la diagnosi, la cura, la prevenzione ed il controllo delle diverse forme di tubercolosi in Europa, così da uniformare sulla base dell’evidenza scientifica il management di questa importante malattia”.

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