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31 marzo 2012

Amazing Shakespeare

Amazing Shakespeare. Così il titolo del primo intervento del convegno su Shakespeare organizzato dall’Università degli Studi di Milano, concluso ieri dopo tre giorni. Il professor Pagetti, ne ha spiegato il perchè: “amazing” perchè Shakespeare non può che essere meraviglioso, ma anche, e soprattutto, perchè all’interno della parola ritroviamo un suono che ci rammenta “maze”, labirinto, ed è proprio questo il tema del convegno. Ritrovare Shakespeare tra i labirinti del contemporaneo.

Così, mercoledì 28 alle 14.30 Giuliana Albini, preside della facoltà di Lettere e Filosofia e Emilia Perassi, direttore del dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, hanno dato il via a quello che è stato un dibattito d’idee, un confronto letterario per capire quanto Shakespeare sia presente nella nostra società contemporanea.

Ben Johnson aveva ragione di definirlo così: “non fu l’uomo di un’epoca, ma di tutti i tempi”. L’incontro è stato suddivisio in varie parti e si è parlato di tutto, dalla musica shakesperiana alle trasposizioni intertestuali che ritroviamo in molti generi narrativi a noi moderni, da un “post-colonial Shakespeare” alla sua presenza nei generi cinematografici e nei media, dalla sua rappresentazione nelle carceri a quella sui muri sovietici fino al problema dell’identità estremamente attuale. Insomma, uno Shakespeare “everywhere”.

Al congresso hanno partecipato molti docenti di varie università italiane, da Milano fino a Napoli, ma anche Thomas Cartelli, docente del Muhlenberg College, ad Allentown in Pensylvania, e importanti figure teatrali come Cristina Crippa, fondatrice dell’Elfo, Fabio Cavalli, regista teatrale al teatro Libero di Rebibbia o ancora Emanuela Martini, critica cinematografica.

Una vera e propria “tavola rotonda”, in cui si è potuto mettere a confronto idee, esporre e chiarire i propri dubbi e perplessità, conoscere e capire meglio l’importanza delle opere shakesperiane e l’impressionante caratteristica dei suoi testi di poter essere ancora definiti “contemporanei” dopo 4 secoli dalla loro trascrizione. E’ stato tutto questo e ben altro. Divertente, affascinante, entusiasmante. Insomma, da rifare.

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