• Google+
  • Commenta
14 marzo 2012

Come on, Jessica: la clandestina che ha diviso l’università americana

Ve la ricordate Jessica Cototl (22 anni), la giovane clandestina messicana arrestata quasi un anno fa ad Atlanta per guida senza la patente?

Jessica, che vive in Georgia dall’età di dieci anni, frequenta la Kennesaw  State University, dove risulta tra le studentesse più in gamba dell’intero campus.

Una brillante carriere universitaria la sua, che potrebbe, però, interrompersi bruscamente da un momento all’altro.

Per la Cototl, infatti, si parla di “deportazione”.

Intanto i suoi legali non hanno perso tempo.

L’intenzione, in poche parole, è quella di chiedere al tribunale una proroga che, quantomeno, consenta alla giovane di concludere il suo ciclo di studi.

Ad “inguaiare” la ragazza, la famosissima legge “287”, provvedimento  che obbliga la polizia americana a denunciare i clandestini all’Ufficio Immigrazione.

 Per lei, quindi, ben 37 giorni in cella presso un centro di detenzione in Alabama.

L’episodio, manco a dirlo, è subito diventato un caso di interesse nazionale, che ha spaccato in due il mondo accademico americano e non solo.

Da un lato il fronte dei difensivisti (con in testa le compagne di università della giovane) che fin dal primo giorno hanno riempito le piazze al grido di “Free Jessica”, e dall’altro quello degli accusatori, che, invece, hanno approfittato del caso Cototl per condannare ancora una volta la furberia di molti clandestini, rei di “parassitare” il sistema scolastico americano senza pagare le tasse.

Nel frattempo Jessica ha ultimato il suo programma di riabilitazione presso una comunità di recupero, indispensabile per evitare un’ulteriore condanna, stavolta per false dichiarazioni a pubblico ufficiale (al momento dell’arresto la donna aveva dato allo sceriffo un indirizzo fasullo).

La fine del tunnel, insomma, appare ancora lontana.

“Cerco di rimanere positiva – ripete Jessica – ma è stato terribile essere arrestata senza sapere cosa mi sarebbe successo. Ora però mi sento piena di nuova energia e sono pronta più di prima a combattere per i miei sogni”.

Un colpo pesantissimo per la giovane donna, che ha sempre dichiarato di sentirsi americana fino al midollo. Dopotutto non dimentichiamocelo: è arrivata negli States che era solo una bambina. Come darle torto.

Certo, si dirà che il colpo non giunge proprio inaspettato. Troppo facile.

Forse qualcuno farebbe bene a chiedersi com’è vivere nascosti nel paese che senti tuo, tuo di diritto, e non poter abbassare la guardia perché sennò ti rispediscono a casa.

Una casa che non riconosci, perché semplicemente non è la tua.

L’unica speranza rimane allora quella di una riforma generale delle leggi sull’immigrazione, cosa, ahinoi, altamente improbabile.

Servirebbe un miracolo… qualche volta succede.

Allora “Come on, Paese delle Grandi Opportunità! We trust in you!”

Google+
© Riproduzione Riservata