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28 marzo 2012

Distribuivano volantini NoTav: studenti sospesi

Succede anche questo in Italia: due studenti dell’ITIS di Susa sono stati sospesi non un giorno, ma una settimana, per aver distribuito alcuni volantini NoTav nella loro scuola. Una pena severa, aspra, alimentata anche dalla circostanza che uno dei tanti responsabili delle ditte dedicate alla costruzione delle reti di protezione del cantiere, è nient’altro che il padre di un altro studente! Secca la replica dell’Unione degli Studenti: “Non esiste nessuna motivazione valida per una sanzione del genere”.

Gli studenti dovranno quindi scontare una sospensione dalla frequenza scolastica di 7 giorni, cominciata il 27 marzo. Sulla vicenda l’Unione degli Studenti tende a precisare che “il volantino conteneva accuse alle ditte responsabili della costruzione delle reti di protezione del cantiere, la Martina Service e l’Italcoge, le quali erano definite serve della mafia”.

Come già detto, è da notare come però sia stato detrminante il fatto che il figlio di uno dei due costruttori a capo delle aziende contestate frequentasse la stessa scuola degli autori della “violazione”. L’Uds, infatti, spiega come “lo studente in questione, tornato a casa con il volantino, sconvolto, avrebbe spinto il padre, titolare della ditta Martina Service, a querelare la scuola. La risposta del preside, però, è stata spropositata”.

Da notare è poi che l’Uds ha poi affermato che la “sanzione non è stata revocata anche dopo le critiche dei due consigli di classe”. Il problema? Il problema è che la normativa scolastica italiana parla chiarissimo: “Non si prevede che il dirigente scolastico possa decidere autonomamente l’entità di una sospensione”.

Mariano di Palma, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti, afferma, infatti, che “non è con questo tipo di azioni che s’insegnano i valori della società. Non solo questo è un atto inutile e spropositato ma nega anche da un lato la possibilità agli studenti di manifestare le proprie idee rispetto a un tema di attualità, diritto sancito dallo Statuto delle Studentesse e degli Studenti. Non esiste colpa, non esiste nessuna motivazione valida per una sanzione del genere. C’è bisogno di rivedere i metodi di giudizio del comportamento, scardinando misure sbagliate e oppressive come il limite delle 50 assenze, il 5 in condotta o le sospensioni non motivate”.

Questa è l’Italia che non ci piace, un’Italia nella quale la libertà d’informazione e di essere informati ha confini troppo spesso non definiti e lasciati alla discrezionalità delle persone. Non so chi ha ragione e chi ha torto in questa vicenda, ma una cosa è certa: in questa vicenda hanno perso tutti.

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