Quando la certezza della pena non è “giustizialismo”

Redazione Controcampus 27 Marzo 2012

Innanzi a fatti di cronaca spesso efferati puntualmente si apre il dibattito sulla certezza della pena e ben poco si riesce nell’intento di non ideologizzare una discussione di primaria importanza per le sorti della sicurezza nazionale; l’appartenenza politica diviene una sorta di filtro interposto tra la coscienza e la realtà che impedisce una visione il più possibile lucida e obiettiva.

Pena

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L’oggettività si perde, tra chi auspica un sistema giudiziario autoritario piuttosto che autorevole e chi, di contro, sospinto da una sorta di permissivismo che poco concerne lo spirito di umana comprensione, anche inconsapevolmente,  tende a svuotare di ogni sostanza il valore della giustizia.

Indubbiamente non è di supporto ad una discussione serena e lucida la contraddittorietà insita nel nostro sistema giudiziario; è quasi possibile riscontrarla già nell’art. 27 della Costituzione allorché nel prescrivere, a buon diritto, che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condanna” sembra quasi mal conciliarsi con l’operatività nel nostro sistema sanzionatorio della pena dell’ergastolo.

In effetti, come può l’ergastolo, una pena che priva l’essere umano del bene supremo della libertà personale per tutta la vita, conciliarsi con la funzione rieducativa (insita secondo la Costituzione in  ogni pena) tenendo anche conto che la rieducazione del reo altro non è che quel percorso educativo e formativo mediante il quale si intende favorire il suo reinserimento sociale?

Di certo ciò che suscita maggiore perplessità nel contesto sociale, se non proprio “scandalo”, sono gli sconti di pena  oppure le misure alternative alla detenzione di cui godono non solo gli imputati in fase processuale, ma anche condannati ritenuti tali a fine processo; a titolo puramente esemplificativo, esaminiamo sinteticamente, il rito abbreviato e la semilibertà.

Il giudizio abbreviato è un rito speciale che può essere richiesto solo dall’imputato, semplicemente o subordinatamente alla richiesta di una integrazione probatoria; a fine processo, in caso di condanna, alla pena dell’ergastolo è sostituita la reclusione di anni 30, mentre alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno è sostituita quella dell’ergastolo. Appare evidente che  questo rito risulti maggiormente favorevole per chi è colpevole e non ha possibilità di difesa, e quindi non trarrebbe alcun vantaggio da un lungo dibattimento. Al contrario, il soggetto innocente non trova alcun incentivo nella scelta di questo rito, posto che esso offre meno possibilità di difesa: d’altro canto, il giudizio abbreviato è meno costoso di quello ordinario, sia in termini temporali che in termini di denaro.

E’ evidente,  quindi,  che vi siano “storture” sia se si abbia una visione ipergarantista  posto che il diritto di difesa, che si esprime nella sua totalità nel dibattimento, subisce un drastico ridimensionamento a favore del risparmio economico che lo Stato consegue, sia se si abbia maggiormente a cuore  il principio di legalità in ragione del fatto che la riduzione di pena è rimessa ad una scelta dell’imputato cui il giudice deve attenersi.

La semilibertà, invece, è una misura alternativa della detenzione che consente al condannato di trascorre del tempo al di fuori dell’istituto di pena per impegnarsi in attività di natura formativa e/o lavorativa finalizzate al suo reinserimento sociale. Per l’ammissione il reo  deve aver scontato almeno metà della pena (20 anni per il condannato all’ergastolo) e la condanna deve essere superiore ai sei mesi. La misura viene revocata qualora il soggetto perda il lavoro, non presenti più i requisiti di idoneità al trattamento, in caso di violazione delle prescrizioni imposte o qualora il condannato non faccia ritorno in istituto senza giustificato motivo (se l’assenza non supera le dodici ore la revoca è facoltativa); tale assenza costituisce reato di evasione.

Nonostante le ragioni più che degne e meritevoli che hanno ispirato questa normativa, per così, dire “premiale” nei confronti dell’imputato e del condannato, indiscutibilmente la società avverte una sorta di abbassamento della guardia da parte dello Stato nel perseguimento del crimine, non tanto per la sussistenza di questi istituti che soddisfano i principi di civiltà giuridica cui il nostro ordinamento ne è stato promotore antesignano, quanto nel loro utilizzo.

Eccettuato il rito abbreviato, che come si è detto, va concesso all’imputato su sua mera richiesta, per ciò che concerne la fase di esecuzione della pena, la concessione di misure che tendono a favorire il recupero del condannato e il suo reinserimento sociale spesso viene lasciata all’eccessiva discrezionalità attribuita dalla legge ai magistrati di sorveglianza, compenti in materia.

In buona sostanza, un’analisi poco approfondita della personalità del reo può essere all’origine di nuovi casi di recidiva; un esempio per tutti : Angelo Izzo, condannato all’ergastolo nel 1975  per il massacro de Circeo (due ragazze – di cui una morì – furono brutalmente violentate e seviziate da tre giovani, tra cui Izzo) fu  nuovamente condannato all’ergastolo nel 2007, per aver ucciso ancora altre due donne di cui una di soli 14 anni. All’epoca del delitto, il 28/04/2005, l’uomo era detenuto in regime di semilibertà nel carcere di Campobasso.

Fatti di una tale portata non possono non lasciare perplessi, non possono non far insorgere nella società costernazione, sgomento ed indignazione; non possono non mettere in discussione un sistema che indubbiamente in taluni casi produce una lesione a quel senso comune di giustizia di cui si richiede la soddisfazione.

La giustizia, se resta allo stadio di parola da scrivere a caratteri cubitali nelle aule dei nostri Tribunali, verrà vissuta sempre come un diritto negato o un formalismo senza nessuna concreta attuazione nel quotidiano; il non rendersi effettivamente conto del malessere sociale comporta non solo il rischio del radicamento di populismi e demagogie, ma soprattutto una diffusa sfiducia nelle Istituzioni.

Una questione da affrontare, con lucidità, senza liquidarla come puro bisogno “giustizialista”; da risolvere senza strumentalizzare la penosa situazione in cui versano i detenuti nei penitenziari italiani non degna di un Paese civile come il nostro. Innanzi a tale ultimo problema, le varie proposte di legge finalizzate a fronteggiare il problema del sovraffollamento carcerario (amnistie, indulti..) sono di natura “emergenziale”, ma perdono sostanza nella polemica politica poiché non forniscono una soluzione reale e concreta: assicurare al detenuto una vita dignitosa, nel vero rispetto dei suoi diritti inviolabili, sebbene la situazione di costrizione e di libertà negata.  Senza tralasciare che vi sono carceri di nuova costruzione che, in conseguenza di cattiva e spesso dubbia gestione del denaro pubblico, restano inutilizzate.

La certezza della pena è, pertanto, questione di convivenza democratica ed un collante tra i cittadini e il sistema giustizia;  è deterrenza al crimine, è aiuto concreto alle vittime dei reati affinché possano essere ben pronti alla denunzia, a chiedere aiuto alle forze dell’ordine. Nel rispetto di tutta la normativa che, come si è detto, ha l’alto compito di promuovere il ritorno del reo nella società, le misure alternative alla detenzione devono necessariamente subire una modifica legislativa affinché i magistrati nei provvedimenti di concessione  vengano supportati da criteri di maggior rigore soprattutto nell’analisi della personalità del condannato.

Da una semplice lettura delle motivazioni della sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea sul ricorso presentato dai familiari delle ultime vittime di Angelo Izzo, è possibile capire come la questione investa il diritto per eccellenza per ogni essere umano, la vita. La Corte, infatti, ha dichiarato espressamente che in capo agli Stati Membri vige l’obbligo di  “di adottare tutte le misure necessarie alla protezione della vita delle persone sottoposte alla sua giurisdizione; in particolare, incombe sullo Stato l’obbligo di garantire una protezione generale della società contro gli eventuali comportamenti criminosi di individui condannati per crimini violenti” (Causa Maiorano e altri c. Italia, II Sez. , Sent. 15 dicembre 2009 , ricorso n. 28634/06)  Secondo la Corte Europea,  la decisione di concedere il regime di semilibertà ad un individuo che aveva già in passato subito condanne per delitti molto gravi, adottata senza la dovuta ponderazione, non può che rappresentare una violazione del diritto alla vita così come contemplato dall’art. 2 Carta dei diritti fondamentali dell’ Unione Europea.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto