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10 aprile 2012

Al Caffè scientifico dell’Università di Trento discussioni sul lavoro con Paola Villa

“Nella giostra del lavoro. Dai babypensionati ai precari a vita: quale ricambio generazionale?”
Il mercato del lavoro, oggi in Italia, è una giostra che gira o che è ferma? Perché, a fronte di tanti lavoratori delle classi di età più anziane e numerose che escono, i giovani (meno numerosi) fanno così fatica a entrare? Com’è cambiato il ricambio tra generazioni? La flessibilità è un’opportunità o una trappola? Negli anni ’70 si sono spinti lavoratrici e lavoratori del pubblico ad andare in pensione presto (anche con solo 14 anni, sei mesi e un giorno per le dipendenti pubbliche con figli).

Le varie riforme pensionistiche, attuate dalla metà degli anni ’90 ad oggi, hanno prima modificato il sistema di calcolo della pensione (passando dal sistema retributivo al sistema contributivo) e, recentemente, hanno innalzato l’età pensionabile (equiparando l’età delle donne a quella degli uomini), principalmente perché si vive più a lungo e per ridimensionare la spesa pensionistica. Ma alla crescita e al benessere di un Paese come l’Italia, nella situazione attuale, fa bene tenere più a lungo le persone al lavoro? O è la sostenibilità del sistema pensionistico a imporlo?

Nel “caffè” del 12 aprile con la professoressa Villa si affronteranno queste e tante altre questioni che riguardano il mondo del lavoro. Sarà un’occasione per capire meglio la riforma del lavoro in discussione, da quando si sia deciso di calcolare la pensione con il sistema contributivo invece che con il retributivo, quali siano gli effetti di questo cambiamento in un mercato del lavoro dove i giovani rischiano di rimanere intrappolati in lavori precari, quanto e perché sia oneroso ricongiungere contributi versati, nel corso della propria vita lavorativa, a istituti di previdenza diversi. Si rifletterà sulle difficoltà “aggiuntive” per le giovani donne e si farà un confronto con quanto accade nel resto d’Europa.

«Ciò che preoccupa – afferma Paola Villa – è che in Italia sta aumentando l’ineguaglianza economica tra generazioni. In una società che invecchia sono state assicurate condizioni economiche di maggior favore e/o diritti ai lavoratori più vecchi, a scapito dei più giovani, con ripercussioni negative anche sulle scelte di coppia e di fecondità. Ciò trova conferma nella tendenza al prolungamento della permanenza in famiglia dei giovani adulti, alla diminuzione e posticipazione dei matrimoni, alla diminuzione e posticipazione delle nascite.

La deregolamentazione del mercato del lavoro attuata dagli anni ’90 non solo ha fallito l’obiettivo di favorire l’occupazione delle nuove coorti di giovani, ma ha caricato sulle loro spalle l’onere della flessibilità: bassi redditi, tanta insicurezza e pochi diritti. È urgente l’introduzione di misure che contrastino queste tendenze, favorendo un riequilibrio delle condizioni e delle prospettive economiche delle diverse generazioni».

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