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11 aprile 2012

Cinema e romanzi, perdita di naivité

Se il potenziale narrativo del cinema è talmente forte da aver instaurato un’ affinità elettiva con il romanzo esso è tuttavia rivelatore di una scelta.
Hollywood gode, come spesso, del primato della presenza di film tratti da romanzi a cui fanno da alleate Europa, Cina Russia e Brasile. Autori ed editori hanno ritenuto la politica letteraria da anni come mezzo utile alla proliferazione del cinema.

Quanto ai bestseller, Hollywood rimane la regina, spesso anche per la iperbolica rappresentazione delle trame e l’ esagerazione filmica fatta quasi per intero di effetti speciali. Sollevati dall’ acquisizione di diritti audiovisivi registi e produttori non sono infatti certamente garantiti nella resa.

L’ ultimo film made in usa di James Mc Teigue,  Raven, da poco nelle sale trasforma il personaggio di Edgar Allan Poe in un tandem di investigazione circoscritta alle trame degli stessi racconti del poeta resi reali dall’ opera di un assassino delirante onnipotenza. Le opere di Poe fanno da sfondo e da fila perché su di esse si dipana interamente il film ma di letterario in senso stretto rimane bene poco.
Il motivo dell’ entusiasmo generato dall’ adattamento letteratura-cinema o spesso lo stravolgimento dell’ opera che in qualsiasi modo la richiama, sta nel fatto che la letteratura fa dell’ essere conosciuta motivo di sicurezza per editori e registi. La familiarità del pubblico con il materiale visto diviene un valore in sé perché garantisce specie in un’ atmosfera critica per il cinema, la naivité.

L’ adattamento letterario al Cinema non è certo nuovo in sé. Esso avrebbe pero’ dovuto essere acmè dell’ incontro tra le arti generatore di un figlio dai genitori certi e dotato di natura esplosiva artisticamente parlando.
Il tragi-comico Theatre of Blood che ha a suo modo richiamato opere di ByronShakespeare, era ad esempio un veicolo per personaggi come Vincent Price, capaci di catturare l’ attenzione letteraria in vere e proprie opere terze dotate di propria peculiarità artistica.

La modernità ha sottratto qualità a volte anche professionalità ed inventiva. Con la crisi del Cinema si cerca di stare alla larga dai rischi ci si ritrova entro un labirinto di prudenza intellettuale e artistica. Produttori, distributori e registi ritengono il già detto come investimento sicuro.

Che ne rimane delle affinità elettive? di quel “scrivo per necessità mentale, per soddisfare il mio gusto e il mio amore per l’ arte.”

 

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