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27 aprile 2012

“Gandhi e i tessitori della Pace”: le trame pregevoli del suo pensiero politico

“In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica” diceva Gandhi, parlando di quell’autogoverno popolare gestito nel rispetto della maggioranza, attraverso i rappresentanti eletti dal popolo stesso. Gandhi parla dei “fatti di vita” curandosi effettivamente di ogni aspetto quotidiano relativo alla vita di ognuno, come lavorare, educare i figli, rispettare la propria terra: attraverso piccole azioni si protegge la vita stessa nella sua autenticità.

Filare a mano è un gesto autentico, un lavoro preciso fatto con amore che simboleggia allo stesso tempo la tradizione del popolo indiano, la sua autonomia ed anche critica riguardo alle logiche di consumo compulsivo, al materialismo e all’eccesso moderno.

Ragionare rimanendo in linea esclusivamente con le prospettive di sviluppo occidentali significa essere arenati ad una logica alquanto riduttiva, e per questo guardare ad altre tradizioni e insegnamenti come quelli del Mahatma può aiutare il nostro paese a comprendere ed apprezzare la diversità.

In questo senso la mostra “Gandhi e i tessitori della Pace” curata da Simonetta Casci (Università di Pavia), Uzra Bilgrami (Malkha Marketing Trust, Hyderabad), Purnima Rai (Delhi Crafts Council, New Delhi) e Rossana Vittani (IED Milano) che si inaugurerà l’8 maggio alle ore 19.00 presso l’aula Disegno dell’Università di Pavia, rappresenta un incontro importante per conoscere la filosofia morale di Gandhi connessa simbolicamente con la filatura e la tessitura a mano del cotone khadi, intese come emblema del nazionalismo indiano e dell’amore del popolo per la sua tradizione.

L’aspetto morale nella politica rappresenta un punto cardine del pensiero filosofico di Gandhi, perfettamente illustrato nella prima parte dell’esposizione, dove le fasi della tessitura stanno a simboleggiare l’impegno e la cura nel lavorare seguendo i ritmi naturali e nel rispetto reciproco, in nome della democrazia e dunque del popolo.

Oltre alla sezione fotografica incentrata sulla figura del Mahatma, saranno esposti dei manufatti odierni proposti anche per attirare l’attenzione degli imprenditori italiani che avranno la possibilità di approcciare con gli artigiani impiegati nelle cooperative che collaborano con il progetto. Ribattendo sul tema della possibile interrelazione culturale, la mostra vuole essere anche un omaggio al professor Giorgio Borsa, studioso di Gandhi e dei rapporti tra l’Europa e i paesi di antica civiltà dell’Asia orientale, attraverso l’esposizione di studi e i volumi che Borsa ha dedicato a questi popoli.

La mostra sarà accompagnata da dibattiti e conferenze relative al dialogo internazionale in seno a una nuove prospettive di sviluppo e più nello specifico riguardo al pensiero politico di Gandhi, assolutamente attuale e di primaria importanza rispetto a quel “cambiamento”, urgente ora più che mai.

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