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29 aprile 2012

Il regista che morì due volte

Nell’aprile 1980 un regista di Leytonstone (UK), organizza una messa in scena della propria morte. Si sdraia in una bara, fingendosi cadavere, sotto gli occhi di quattro becchini. Bollata come l’ennesima stravaganza del cineasta, questa trovata si tinse di predizione quando, una decina di giorni dopo – il 29 aprile – Alfred Hitchcock morì davvero.

Inglese trapiantato a Los Angeles, si lasciò dietro numeri decisamente degni di nota: 81 anni per 60 film come regista, ai quali vanno aggiunti i 17 film come art director o title designer, i 112 episodi di “Alfred Hitchcock presenta” e i 93 de “L’ora di Hitchcock”.

Cifre ancora più incredibili se si pensa al cammino che ha portato Hitch al cinema: dopo aver studiato presso i gesuiti e aver seguito corsi serali all’Università di Londra e alla Scuola di Ingegneria e Navigazione, a 16 anni viene assunto come assistente di laboratorio in un’azienda produttrice di linee elettriche. Passa poi al reparto pubblicità, ma la svolta avviene quando – nel 1923 – firma il contratto come factotum per la Gainsborough Pictures, neonata casa di produzione cinematografica britannica.

Il primo contatto con il mondo della pellicola innesca una serie di conseguenze esplosive che lo porteranno a realizzare la mole di film di cui si è detto sopra, nel nativo Regno Unito prima e a Hollywood poi, dove – nel 1940 – David O. Selznick lo chiama per sviluppare un soggetto sulle vicende del Titanic – opera che non vedrà mai la luce.

Straordinario innovatore – a lui si deve lo sviluppo del MacGuffin – il regista ha imposto al grande pubblico la sua silhouette attraverso i suoi telefilm e la sua figura intera attraverso i cameo in 36 dei suoi film – dall’uomo nella folla ne Il pensionante all’ombra dietro i vetri in Complotto di famiglia.

Un personaggio con il gusto del gioco, della gag – a volte macabro -, per comprendere il quale forse il modo migliore è ricordare ciò che ci dice Peter Bogdanovich: trovatosi nell’ascensore di un albergo con lui e altri ospiti, Hitch aveva esordito ad alta voce: “Eh sì, c’era un lago di sangue sul pavimento, e i suoi abiti erano coperti di spruzzi… Allora guardo il poveraccio e gli chiedo: «Buon Dio, ma cosa ti è successo?» E lo sai che cosa mi ha risposto lui?”. Pausa – l’ascensore arriva al piano terra e gli estranei, visibilmente seccati, sono costretti ad uscirne. Bogdanovich, al colmo della curiosità: “E allora, che cosa ti ha risposto?” “Ma niente, niente… E’ solo la mia storia da ascensore”.

 

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