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15 aprile 2012

La famiglia: il modello delegante secondo Alessandro Bertirotti

La famiglia
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La famiglia: sempre considerando la visione strategica di Giorgio Nardone.

La nostra società, e mi riferisco a quella italiana specialmente, considera il matrimonio come un momento di importante emancipazione, che dà l’avvio al distacco concreto del figlio dalla famiglia di origine, in nome della formazione di una propria nuova famiglia. Bene, in questo modello, tutto ciò non accade, perché la nuova coppia di futuri e possibili genitori non è affatto autonoma, ma si inserisce in un contesto fortemente strutturato di relazioni famigliari esistenti, di uno dei due coniugi.

Possono persino scegliere la coabitazione “oppure mantenere una certa distanza fisica non abitando sotto lo stesso tetto; in questo ultimo caso, però, si realizza un quotidiano scambio di favori (inviti a pranzo e a cena, aiuto nei lavori domestici)” (Nardone G., Giannotti E., Rocchi R., 2010, Modelli di famiglia, TEA Edizioni, Milano, pg. 105).

La famiglia, nel suo insieme, viene ad essere percepita e considerata effettivamente, dai genitori di entrambi i coniugi, come un nuovo figlio e i membri della “famiglia” nuova si troveranno a dover patteggiare continuamente con le famiglie di origine le proprie decisioni e i propri stili di vita. I benefici che derivano dalla “delega” costante sono sia logistici che economici, considerati senza dubbio importanti, specialmente se nella coppia di neo-sposi lavorano entrambi.

Purtroppo è proprio in questo modo che i neo-sposi si trovano ad essere ancora figli e non affatto genitori, perdendo di vista la necessità di diventare responsabili di fronte all’eventualità di avere dei figli.

La famiglia nel modello delegante; cos’è secondo Alessandro Bertirotti

Fino a quando i figli sono piccoli, il modello delegante non crea grossi problemi, ma le cose cambiano decisamente quando i figli crescono e mutano i rapporti e le relazioni fra i figli e i genitori, fra nonni e nipoti, perché le richieste che i figli fanno agli adulti divergono in base a precisi rapporti di forza.

“Il bambino, poi il ragazzo si trova ad avere 3 o 4 genitori, ognuno per parte sua desideroso di essere il prediletto, che fanno a gara ad accondiscendere alle sue richieste per vedere realizzate le proprie istanze educative (ti compiaccio per farmi obbedire). Se si crea questa competizione, il nipote può capire che la migliore strategia è quella di cercare di volta in volta chi gli dica di sì. La situazione che ne deriva potrebbe sembrare una via molto comoda per i nipoti perché permette loro di soddisfare ogni desiderio, ma finisce per non fornire loro nessuna regola (dal momento che ognuno gliene offre una diversa) che li orienti e metta dei limiti al loro potere ci ottenere tutto quello che vogliono, alimentando il loro disorientamento e il loro senso di onnipotenza” (Nardone G., Giannotti E., Rocchi R., idem:106-107).

All’interno di questo tipo di famiglia è necessario mantenere a tutti i costi la pace e l’armonia, proprio perché i riferimenti educativi sono molti e contradditori fra di loro, con la conseguenza che la recitazione nella comunicazione diventa il vero modo per nascondere a parole le cose come stanno, e manifestarle con il linguaggio non verbale.

Le dinamiche relazionali si diversificano se sono presenti tutti i componenti della grande famiglia (genitori d’origine, neo-sposi e figli/nipoti), oppure se la comunicazione è solo fra i neo-genitori e i figli. In questo ultimo caso, non si sperimenta più quel sentimento di armonia recitata, ma ci si scontra con la dura realtà di genitori che vogliono comunque avere l’ultima parola sui figli.

I genitori, con la scusante dei nonni presenti nell’educazione, tenderanno a non essere presenti con lo scopo di evitare possibili discussioni intergenerazionali, delegando ovviamente la cura ai nonni, i quali si troveranno a gestire con maggiore difficoltà un adolescente col quale il divario generazionale è decisamente maggiore rispetto a quello con i propri genitori.

La famiglia, il modello delegante e le regole fondamentali

Le regole fondamentali di questo modello sono. “a), siamo e dobbiamo restare una grande famiglia; b), noi vi accogliamo ma sarete sempre i nostri figli e le antiche leggi già in vigore in famiglia rimangono valide (dei nonni); c), accettiamo la convivenza, ma ormai siamo autonomi e anche noi possiamo dettare legge; d), contano il progresso, le nuove conoscenza, la tecnologia (dei neogenitori e dei nipoti); e), contano l’esperienza, l’anzianità e la saggezza (dei nonni)” (Nardone G., Giannotti E., Rocchi R., idem:108-109).

Da questo insieme di regole emergono altrettanti importanti significati e conseguenze, come la necessità di conservare all’interno delle relazioni interpersonali una sorta di pace fittizia, cercando di porre in secondo piano le proprie personali esigenze. Nello stesso tempo, siamo in presenza di una struttura famigliare immobile, non mutata evolutivamente, perché si mantengono gli atteggiamenti e i punti di riferimento delle famiglie di origine.

In questo clima, l’inserimento di novità risulta davvero un’impresa improba e persino inutile, perché non sarebbe comunque accettato né tollerato dai nonni, mentre i figli, ossia i nipoti, tenderanno ad utilizzare quelle regole che più faranno loro comodo, strumentalizzando a loro favore l’antagonismo presente fra i genitori ed i nonni.

In sintesi, siamo in presenza di genitori che non conoscono direttamente le esigenze evolutive dei figli, e, non condividendo con loro esperienze ed occasioni di confronto, giungono a stabilire una qualche relazione affettiva attraverso l’utilizzo di regali, così come fanno spesso con loro i nonni. In questo modo, i figli, circondati da beni materiali senza un preciso scopo, non partecipano ad una famiglia nella quale la fatica viene premiata con un regalo, ma sono espressione ricattatoria di affetto.

In questo contesto, i figli, una volta diventati adolescenti, godendo di un ampio margine di autonomia, trovano sempre il modo di fare accettare da qualcuno, a volte i genitori altre volte i nonni, le loro decisioni ed opinioni, senza mai entrare in conflitto con l’autorità. Un conflitto che potrebbe invece essere utile, proprio per imparare a dare un prezzo ai benefici che si ottengono, i quali sono sempre, ed in qualche modo, il frutto di donazioni senza motivazione.

E quando un dono non è meritato, non si comprende il significato e l’importanza di tale gesto, credendo che tutto ci sia dovuto… naturalmente.

Alessandro Bertirotti

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