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29 aprile 2012

La non-cultura del risultato a tutti i costi nei giovani atleti

Nell’auditorium dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, al centro del dibattito, la questione dell’”etica nello sport giovanile”e “i rischi dell’esaltazione del risultato sportivo”,mediata dal giornalista Luca Ginetto e presenziata dal Magnifico Rettore Prof Pier Francesco Ghetti,l’assessore allo sport ,Rita Zanutel,il Presidente del Coni Regionale,Gianfranco Bardelle e il vicepresidente del Coni Provinciale.

Hanno partecipato anche cinque campioni olimpici come Fauner, per lo scii di fondo,Gabriella Dorio,per i 1500 m piani,Rossano Galtarossa per il canottaggio,Silvio Martinello per il ciclismo su pista,Ippolito Sanfratello per il pattinaggio velocità; e anche un calciatore veneziano che ha militato anche nell’Udinese,Paolo Poggi.

Oltre agli atleti e alle autorità presenti in aula, hanno dato vita ad un vivace confronto,il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto,Gianluca Amadori,l’inviato di Rai Sport Bragagna, il Prof. Moreno Mancin,dell’Università veneziana.

La prima tematica che ne è venuta fuori è quella relativa al mondo dei giovani,le loro aspettative,le loro ambizioni,ed inevitabilmente anche le loro delusioni;motivate al meglio soprattutto attraverso le esperienze e le storie degli atleti presenti.

Se da un lato è vero che, se questi ragazzi che intraprendono un’attività sportiva  fin da piccoli,sono meno a rischio dei loro coetanei,ad obesità e sovrappeso (ed è un bene fare prevenzione,educando alla cura del proprio corpo),vedi http://www.controcampus.it/2012/02/la-gioventu-sportiva-esiste, dall’altro c’è  il rischio di una pratica sportiva esagerata.

Questo perché c’è il desiderio di essere i primi,di vincere,di superare gli altri,una competizione sfrenata,non più sana,a voler raggiungere il risultato a tutti i costi. Ma da dove nasce questa non-cultura sportiva?

Questo è uno dei tanti interrogativi che si sono posti i partecipanti al convegno,i quali hanno risposto, o meglio,presentato il loro punto di vista,rifacendosi ai contenuti del Congresso di Anversa 2007 e alla Dichiarazione sull’etica nello sport giovanile Gand 2004.

Il problema principale risulta essere la forte pressione fisica e mentale sui giovani atleti esercitata sia dai genitori, i quali riversano le loro aspettative e i loro sogni sui figli,che dai dirigenti sportivi,creando cosi disillusione nei ragazzi.

Sono emersi anche aspetti interessanti relativi al ruolo e alla responsabilità dei mass media e degli sponsor,i primi creando molto,anzi troppo spesso,ed invano,campioni assoluti, da prendere come modello da imitare,dei fuoriclasse di plastica,dei miti osannati dal pubblico, dai tifosi e dalla pubblicità.I secondi invece cercando risultati precoci,senza badare molto al rispetto della persona.

E’ fondamentale quindi il ruolo della famiglia , della scuola,e del club in cui entrano a far parte,affinchè questi giovani ragazzi che vogliono semplicemente coronare il loro sogno o sfruttare il loro talento,siano portatori di valori positivi, sposare uno stile di vita sano,aiutati,supportati e non sfruttati o pressati dalle società e dalle loro famiglie. Molti ragazzini infatti lasciano,non sopportando il peso di tanta responsabilità.

Fanno ben sperare gli atleti protagonisti del dibattito,i quali hanno affermato di aver vissuto e di vivere ancora l’essere sportivo in maniera serena e  felice,senza pressioni di alcun tipo,indicando come motivo imprescindibile il divertimento e il sentirsi appagati nel fare una cosa che piace.

In fondo si tratta sempre di un gioco.

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