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6 aprile 2012

La pecca della riforma Monti.

Ventiquattro Aprile, termine ultimo per prendere parte alla consultazione online sull’abolizione del valore legale del voto di laurea, apertasi il 22 marzo sul sito MIUR.  “ Un’organizzazione universitaria come quella americana, dove non è il voto di laurea conseguito ad avere una particolare importanza ma l’università da cui si proviene”. Ecco a cosa potremmo andare incontro tra soli diciannove giorni. Ma come funziona in realtà l’università negli Stati Uniti? Dovremmo iniziare a domandarcelo visto il nostro incerto futuro.

Allora, procedendo per ordine e stando ad una serie di siti Americani che forniscono spiegazioni al riguardo, l’università negli U.S.A. è strutturata internamente in maniera molto simile  alla nostra.  Gli studi accademici iniziano con i corsi di “ livello undergraduate”, che corrispondono ai nostri corsi di laurea e durano in genere quattro anni. Una volta conseguito il “ bachelor” ossia l’attestato di laurea, si può scegliere o meno di proseguire gli studi  iniziando il livello successivo, il “graduate level” che comporta in raggiungimento di un  “ Master’s degree” che corrisponde al nostro master  o titolo di specializzazione vario.

Le lezioni sono obbligatorie e il ciclo di studi è suddiviso in semestri; ogni semestre è superato soltanto se si frequentano i corsi, o se si svolgono un numero di attività tali che permettano il conseguimento di 12-18 crediti. Particolare importanza viene riconosciuta alle attività sportive, che possono portare all’assegnazione di crediti extra, tale discorso vale anche per: le attività di tutoraggio, il servizio presso i dipartimenti e l’assistenza ai professori.

Tali università sono inoltre strutturate come delle vere e proprie “mini-città”. Presentano infatti al loro interno non soltanto i tanto rinomati campus, strutture che forniscono alloggi agli studenti fuori sede, ma anche : biblioteche, che contano spesso milioni di volumi, campi sportivi,  laboratori dove gli studenti hanno libero accesso, e che gli  permettono di applicare in maniera pratica ciò che viene appreso durante i corsi e chi più ne ha più ne metta.

Ma come tutte le cose belle anche questa ha un costo. L’Università Americana infatti risulta essere la più cara a livello mondiale. Riuscire a frequentare uno di questi grandi istituti (Harvard ,Yale, Stanford) costerebbe in media 36-38 mila dollari all’anno, solo di tasse. Ammesso però che ci si riesca ad entrare, vista la predilezione degli addetti alle ammissioni per i figli/e degli ex alunni.

Più accessibili ma comunque molto care risulterebbero essere invece le cosiddette università di serie B , le Università Statali (  quelle del Michigan, dell’Illinois, del Colorado) che non hanno comunque niente da invidiare alle loro colleghe d’elite in bellezza o organizzazione. Queste infatti costerebbero di sole tasse 8.200 dollari l’anno per i residenti nello Stato, e 12.500 per i non residenti, secondo i dati del College Board, l’associazione degli enti di istruzione superiore.

Da tali dati risulterebbe inoltre che per riuscire a fronteggiare costi così elevati, le famiglie americane ricorrerebbero alla richiesta di prestiti presso le banche o altri istituti di credito. Prestiti che risulterebbero particolarmente difficili da estinguere visto che alla fine del ciclo di studi che dura in media sei-sette anni, uno studente s’immetterebbe nel mondo del lavoro con un debito di  all’incirca 25 mila dollari , che muterebbe poi a seconda della specializzazione conseguita.

Quindi, alla luce di ciò viene da chiedersi in cosa, il nostro Ministro Mario Monti voglia imitare il modello americano. Perché a meno che non abbia intenzione di dotare tutte le Università italiane di strutture e servizi pari a quelle degli U.S.A., non credo che gli italiani siano disposti a fronteggiare dei costi elevati. Ma soprattutto in un paese economicamente malconcio come il nostro, dove il tasso delle immatricolazioni è sceso drasticamente e quello dei disoccupati laureati salito in maniera quasi proporzionale, che senso avrebbe indebitarsi senza la certezza di un lavoro sicuro?

 

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