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16 aprile 2012

L’Università Saudita vieta l’ingresso agli emo

Le giovani generazioni, con la loro spontaneità e leggerezza, caratterizzano la loro epoca con il loro modo di essere e di esprimersi, in qualunque forma essa sia. Con un linguaggio alternativo a quello dei loro genitori manifestano un distacco dal mondo degli adulti.

Stabiliscono un codice, una sorta di linguaggio settoriale: giovanilistico, attraverso il quale comunicano il loro dissenso, il loro disaccordo rispetto a come vanno le cose nel mondo o, semplicemente, impiegano tale linguaggio  per parlare con i loro amici, perchè ciò li fa sentire più simi ed uniti.

Con un look ricercato, eccentrico, sui generis fanno la stessa cosa, in quanto anche l’abbigliamento è da considerarsi una forma espressiva.

Metallari, emo, dark solo per citare alcune tendenze, rappresentano uno status symbol e non un espediente contro cui puntare il dito.

È per questo che suscita tanto scalpore la notizia diffusa dal quotidiano saudita al-Sharq secondo cui le autorità della zona avrebbero messo al bando atteggiamenti e abbigliamento emo. Difatti risale a poche ora fa il divieto di ingresso nelle università del regno a tutti gli emo.

Gli esperti, a conclusione dell’inchiesta,  hanno definito la tendenza “frutto di una subcultura impropria e deviante”.

Di conseguenza, niente più occhi incorniciati da matita nera o abbigliamento in pelle nera, capelli con frange asimmetriche e t-shirt aderenti con le immagini delle band preferite o, ancora, cinture con borchie colorate dalle  tonalità accese.

Una vera e propria imposizione quindi, che vieta di ostentare un modo di essere, di vivere nonchè la propria espressione di sé.

In numerosi paesi arabi gli emo sono stati perseguiti dalla legge e, conseguentemente, arrestati poiché considerati seguaci di satana.

L’università Saudita non è nuova in quanto a polemiche e decisioni drastiche. Qualche tempo fa era toccato alle donne alle quali veniva vietato il diritto di protestare per esprimere il loro disappunto.

Oggi tocca agli emo, domani chissà.

 

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