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Ponzio Pilato e il processo a Gesù: responsabilità della condanna capitale

Redazione Controcampus 7 Aprile 2012

Il processo di Ponzio Pilato a Gesù è di certo uno dei processi più noti della Storia: della durata di soli tre giorni e terminato con la condanna a morte.

Si è in presenza di un rito di estrema rilevanza storica, non solo perché presenta delle peculiarità in ordine alla personalità dell’imputato e al capo di imputazione, ma anche perché è il frutto di due diversi sistemi penali: ebraico e romano.

Va immediatamente rilevato che prima del suo arresto, Gesù si era più volte messo in contrasto con le autorità religiose ebraiche : la guarigione della “mano inaridita” (Matteo 12:9-14; Luca 6:6-11; Luca 6:6-11) avvenuta nel giorno del sabato in violazione della Legge, per la quale era prevista la pena di morte (Esodo 31:12-17; Numeri 15:32-36), la “purificazione” del Tempio durante la quale Gesù scacciò i cambiavalute e i venditori i colombe, ma in genere svariate critiche e accuse nei confronti dell’establishment  religioso del tempo.

Da non dimenticare l’episodio in cui si sommi sacerdoti cercano di mettere in cattiva luce Gesù innanzi alle autorità romane provocandolo sulla liceità del pagamento dei tributi all’imperatore; la risposta “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Matteo, 22.21) non solo è obbiettivamente frutto di una grande lucidità ed intelligenza, ma esprime una vera lezione di laicità nel rapporto Stato e Religione.

L’indignazione per tali condotte tenute da Gesù spinge la casta sacerdotale di Gerusalemme a trovare un modo per condannarlo a morte, sebbene preoccupati dell’approssimarsi della Pasqua ebraica spesso a quei tempi occasione di rivolte e tumulti.

Ad ogni buon conto, consumatosi l’arresto a seguito del tradimento dell’apostolo Giuda, Gesù fu viene condotto non immediatamente davanti al Sinedrio, ma al cospetto di Anna, membro della casta sacerdotale ebraica assieme a Caifa; costui esegue l’interrogatorio dell’imputato in solitudine (sono presenti solo i servitori) : trattasi di una irritualità sconosciuta per il processo ebraico, avente mero carattere ricognitivo. Non avendo l’interrogatorio raggiunto alcuna prova avverso l’imputato questi lo manda da Caifa.

Gesù, pertanto, viene condotto di notte innanzi al Sinedrio: procedura alquanto irregolare considerato il fatto che secondo la Legge Ebraica, (Sanhedrin, Cap. 4, folio 32°) il Sinedrio dovrebbe riunirsi solo di giorno, prima del tramonto, per giudicare l’imputato; leggendo il Vangelo di Marco, ci si rende conto che l’udienza contro Gesù inizia con l’analisi delle prove (Mc. 14,55 “Tutto il Sinedrio cercava prove contro Gesù per farlo morire”). Era, poi, indispensabile per il rito procedurale ebraico la presenza di un magistrato cui affidare l’accusa e di testimoni; a tal proposito il Talmud Babilonese (Sanhedrin Cap. 4, folia 37° e 37b; Cap. 5 folio 40°) prescrive in maniera tassativa i criteri di interrogazione dei testimoni e di valutazione delle loro risposte affinché venissero impediti casi di spergiuro. Ma da una semplice lettura dei Vangeli ci si rende immediatamente conto della presenza di “falsi testimoni” e di palesi  fragilità delle loro dichiarazioni e soprattutto come la riunione del Sinedrio fosse solo l’occasione per imbastire una condanna a morte.

La prima seduta del Sinedrio è finalizzata all’ottenimento di una condanna certa provocando Gesù sul piano religioso fino ad ottenere la dichiarazione che lui per davvero è il Messia inviato da Dio; trattasi di blasfemia reato gravissimo, al pari della violazione delle leggi del sabato.

Una confessione spontanea, tuttavia, secondo il rito ebraico non può essere sufficiente per l’emissione della condanna capitale e, inoltre, l’imputato ha diritto ad una congrua difesa; regole, tuttavia, totalmente violate se ci si affida alla lettura dei Vangeli. Questa irregolare riunione del Sinedrio, termina, con un’altra irritualità, vale a dire le ingiurie e le percosse all’imputato (Matteo 26:67 “Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?»”)

Ponzio Pilato e la condanna capitale a Gesù

Al mattino, poi, si svolge una riunione del Sinedrio in pieno giorno nel rispetto delle norme talmudiche e si decide di consegnare Gesù al governatore Ponzio Pilato che in quei giorni si trova a Gerusalemme; poiché costui, è poco interessato alle diatribe religiose locali, le autorità ebraiche, cercano evidenziare i requisiti politici della condanna: Gesù avrebbe sobillato il popolo affermando di essere Cristo Re ed istigandoli a non pagare i tributi a Roma.

Ma il governatore non è convinto delle accuse mosse dai membri del Sinedrio e pertanto, pensa di far esaminare l’imputato da Erode Antipa, re della Galilea e della Perea, rivestito di alta autorità giudiziaria, concorrente con la sua; quest’ultimo timoroso del potere carismatico esercitato sulle folle da Gesù (considerato da lui una sorta di reincarnazione di Giovanni Battista da lui fatto giustiziare) ordina che venga ricondotto nuovamente innanzi al rappresentante dell’Autorità Romana.

Nonostante il tentativo di Ponzio Pilato (Luca 23:18-25, “…Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita”) i sacerdoti sono persuasi nel condannare Gesù.

Ponzio Pilato, approfittando dell’usanza locale di liberare un detenuto per la Pasqua dei giudei, tenta invano dapprima  lo scambio con Barabba (un comune assassino per alcuni evangelisti, un rivoluzionario per altri), poi dopo aver fatto flagellare Gesù all’interno del pretorio secondo la procedura romana (vale a dire con fruste  le cui cinghie di cuoio, spesso, erano munite di un aculei o di vari pezzi d’osso disposti a catena o di palle di piombo così come prevede il Codex Theodos., 8,5,2.), pensa che la vista dell’accusato, sanguinante e torturato possa soddisfare la ferocia della folla, ma preoccupato dalla minaccia dei sacerdoti (Gv, 19,12b. “Se lo liberi, non sei amico di Cesare, chiunque si fa re, si oppone a Cesare”) lo lascia al suo destino (Mc. 15,15, “Egli lo consegnò perché fosse crocifisso”)  proclamando dall’ “alto di una tribuna” (Gv. 19,13.) la pena per il crimen laesae maiestatis  e di alto tradimento giacché nel verdetto di colpevolezza Pilato indica l’imputato come “re dei Giudei”.

La condanna capitale di Gesù è eseguita con  il rito romano della crocifissione, riconosciuto già all’epoca come una delle modalità d’esecuzione più cruente : Cicerone la definì, infatti, “la più crudele e spaventevole pena di morte” (Cic., In Verrem II 5,64,165); il diritto penale ebraico, opta per  l’affissione al palo, da applicarsi dopo la lapidazione a morte sopraggiunta e con il solo fine di presentare il giustiziato coma maledetto da Dio (Deut. 21,23: “Chiunque venga appeso al palo, è maledetto da Dio”).

La crocifissione viene pretesa per Gesù proprio, quindi, per assicurare a costui la morte più ignominiosa per aver bestemmiato dichiarandosi Figlio di Dio; quindi viene spogliato e inchiodato con le braccia aperte, steso a terra, al legno trasversale che egli stesso ha portato sino al luogo del supplizio. La traversa è innalzata con il corpo ed assicurata al palo infisso verticalmente nel terreno, e sul palo sono infine inchiodati i piedi.

Sotto i piedi un ceppo di legno a mo’ di sedile.

Sulla croce è apposto un il titulus, recante la causa poenae, vale a dire la ragione della condanna, quale monito per i presenti all’esecuzione : Gesù di Nazareth, re degli Ebrei” (Gv19,19.) redatto in aramaico, latino e greco. Dopo una lunga agonia, il condannato muore per ischemia cardiaca, ma anche a seguito di fatica, dolore intensissimo e asfissia.

In conclusione, sull’annosa questione della responsabilità della condanna capitale di Gesù può ritenersi pacificamente che possa rinvenirsi sia nel Sinedrio il quale ha palesemente violato le norme rituali (nell’arresto e nel dibattimento)  che nel procuratore romano Ponzio Pilato per aver trattato la questione con astuzia ed incredibile debolezza morale al limite della viltà.

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La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto