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7 aprile 2012

Nell’occhio del ciclone la Scuola Bosina di Varese

Nota anche come Scuola libera dei Popoli Padani, fondata nel 1998 dalla moglie dell’ex leader della Lega Padana Umberto Bossi, Manuela Marrone, tutt’oggi socia della cooperativa che sostiene l’istituto, la Scuola Bosina di Varese è ritenuta uno dei fiori all’occhiello della regione Lombardia.

Ripartita in scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria, la Bosina vanta infatti un programma tutto speciale per far sì che, già dalla prima infanzia, i bambini imparino a conoscere la storia e le bellezze della propria terra, attraverso filastrocche, racconti e giochi in dialetto lombardo.

Ma a fronte degli eventi dei giorni scorsi, che hanno visto protagonisti l’ex tesoriere della Lega Padana Francesco Belsito e l’ex leader Umberto Bossicresce il timore e l’incertezza sulle sorti della prestigiosa scuola da parte dei genitori dei bambini che la frequentano. Si teme infatti un vero e proprio scandalo, che potrebbe addirittura causare la chiusura dell’istituto: tutto per la scoperta, operata attraverso una serie di intercettazioni, di ingenti quantità di denaro che la Lega avrebbe destinato alla Scuola Bosina.

Le prove incriminanti parlano chiaro: in un’intercettazione dello scorso 8 febbraio tra l’ex tesoriere e Nadia Dagrada, dirigente amministrativo della Lega, si fa riferimento a circa un milione di euro e a un mutuo di un milione e mezzo aperto con la società finanziaria della Lega, la Pontidafin, per conto della Bosina. Ma non è tutto: in un’ulteriore intercettazione del 26 febbraio, si parla di 300mila euro destinati all’istituto, che Belsito non è stato in grado di giustificare in alcun modo.

Le suddette somme di denaro erano state registrate sotto la dicitura “Ampliamento e Ristrutturazione”, e concorrevano alla realizzazione dell’ambizioso progetto, avviato in seno alla scuola, di “coniugare l’insegnamento previsto dagli organismi competenti con le esigenze del tessuto sociale locale, formare futuri cittadini integrati nella realtà storica, culturale, economica e industriale che li circonda, pronti a confrontarsi con altri modelli sociali” (si legge nel sito della Lega Nord).

Naturale che, dopo la resa pubblica di notizie del genere, il timore dilagante che investe i genitori sia quello della perdita di un servizio “eccellente” quale quello della Bosina, dove per l’asilo nido si spendono 300 euro al mese ( pasti esclusi), per la scuola d’infanzia la retta mensile è invece di 60 euro per i residenti in città e 120 per chi arriva da fuori Varese e infine per la scuola primaria partiamo dai 100 euro mensili fino ad arrivare ai 290 per chi usufruisce anche del doposcuola. A tutto ciò si aggiungano le agevolazioni per chi ha più bambini iscritti e i servizi di bus che trasportano i ragazzi da casa a scuola e viceversa.

L’impeccabilità dei metodi educativi e la competenza dei docenti trovano poi l’accordo unanime di tutti i genitori.

Per quanto riguarda quindi una possibile chiusura della struttura, commenta così Bruno Specchiarelli, presidente della scuola: “Non succederà. Dopo le festività pasquali faremo un incontro con tutti i genitori e saranno informati sulla nostra attività che, dico subito, non cambierà”.

E vista la millantata eccellenza didattica, la Scuola Bosina non vedrà certamente intaccata la sua attività educativa nei confronti dei piccoli lombardi, scandalo o non scandalo.

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