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29 aprile 2012

Ragionando sulla Violenza all’università e non solo

Nella rivista Via Dogana (marzo 2012) la filosofa Luisa Muraro ha scritto: il discorso può aprirsi dicendo semplicemente che, in certi contesti, a certe condizioni, è opportuno non usare tutta la forza di cui si dispone. Bisogna però tenerla a disposizione, se non si vuole che altri se la prendano: alla propria forza non si rinuncia senza soccombere ad altre forze. Si tratterà dunque di dosarla senza perderla. La predicazione antiviolenza vorrebbe farci credere che la misura giusta la fisserebbe il confine tra forza e violenza: no, lo sconfinamento tra l’una e l’altra spesso è inevitabile. La misura da cercare è nella coincidenza fra la giustezza e la giustizia dell’agire, coincidenza che va cercata non dico a tentoni, ma quasi. La giustezza (che è parente dell’efficacia) è soprattutto dei mezzi, la giustizia è soprattutto dei fini. La loro rispondenza, sempre da ri-cercare, si oppone al cinismo del fine che giustificherebbe i mezzi, ma anche alla paralisi di un agire tutto conforme alle regole stabilite. Ed è un nome della politica.

La radice della violenza come forza, intercettata a livello culturale e sociale può diventare strumento di dominio e di abuso, proprio perché non è conosciuta e valutata come esperienza che disvela realtà ogni volta differenti. Senza il pensiero, la violenza, come il resto, diventa terreno di manipolazioni, legittimando le logiche del “male”.

Così, senza timore di ragionare sulla violenza e sull’appartenenza di questa forza alla natura umana, la filosofa Luisa Muraro ha affrontato il complesso legame che lega questa componente alla vita ed alla politica, cercando di indagare i punti oscuri.

Per parlare di violenza e dei sentimenti che la violenza scatena Francesco Campione, professore di psicologia clinica dell’Unibo, ha organizzato la terza edizione della rassegna di incontri “Educazione sentimentale”. L’ultimo appuntamento del ciclo è fissato per mercoledì 16 maggio e sarà dedicato a “La violenza come legittima difesa contro la violenza dell’altro: l’educazione all’amore disinteressato dell’altro ed alla pace”. L’incontro si terrà alle ore 18 nei locali della Libreria Rivivere (via Torleone, 5) ed è promossa dall’Associazione Rivivere con l’obiettivo di “rispondere all’abbandono in cui nella nostra cultura si viene lasciati nella gestione dei sentimenti più comuni” (per maggiori informazioni).

Quello che forse manca in questa iniziativa è l’approccio ad una delle manifestazioni di violenza più diffuse e drammatiche, quella nei rapporti di intimità tra uomo e donna. Violenza psicologica e fisica che ha a che fare più con relazioni di dipendenza e di potere-impotenza che con l’amore, ma che con l’amore si mischiano pericolosamente intessendo dialettiche di distorsione e perdendosi in ricatti e distruzione, fino alle conseguenze più gravi di femminicidi e suicidi. È un discorso delicato che abbiamo già affrontato in occasione del Festival contro la Violenza e rimandiamo alla lettura di quell’articolo: da lì procediamo per affermare l’importanza di lavorare e vigilare su dinamiche apparentemente invisibili e che invece, all’ombra di irrisolti, formano macerie sotto cui si rimane sepolti/e, una miseria che può avvelenare l’esistenza e le relazioni se non la si assume come un fatto da conoscere ed affrontare.

Per non eludere la realtà della violenza di genere, e gli effetti traumatici delle aggressioni, nelle Marche è stato organizzato un ciclo di conferenze intitolatoFiglie Femmine. Riflessioni anche per gli uomini”: un simposio di professori, professioniste ed esperte, con interventi di docenti dell’Alma Mater, che si occuperà della questione della violenza maschile; della maschilità come progetto culturale ed i suoi stereotipi;  della violenza gender-based; del peso che essa assume anche negli altri rapporti di intimità “di madre in figlia ed in figlio”; della violenza rispetto ai migranti ed alle migranti. Gli incontri sono aperti anche alla cittadinanza. Gli ultimi previsti in calendario si terranno venerdì 11 maggio ad Ostra Vetere per parlare delle ipotesi di pene e della riabilitazione dei Sex-Offenders; e venerdì 25 maggio a Senigallia per affrontare una riflessione sul radicamento al “genere umano: dal conflitto alla collaborazione. A quest’ultimo appuntamento parteciperà Joumana Haddad, la giornalista e poetessa libanese che insegna all’Università Libano-Americana di Beirut.

Questa rassegna è un’occasione simbolicamente ancora più significativa se la si considera nel contesto dell’anno europeo dello scambio intergenerazionale FIGLIE FEMMINE: dedicato a chi è stata, è, sarà figlia, sorella, madre, zia, cugina, nonna.

Molto interessante è l’idea che accompagna ogni iniziativa: in adesione alla campagna “Un libro per un’ora d’aria” si potrà donare un libro alle biblioteche degli istituti di pena marchigiani, magari un libro di una scrittrice, la colletta avverrà durante le conversazioni (per maggiori informazioni).

In questo quadro si inseriscono anche: l’iniziativa finanziata dalla Commissione Europea, in collaborazione con l’UniBo, nell’ambito di un progetto della linea “DAPHNE III”, intitolata “LEXOP – Lex-Operators All together for women victims of intimate partner violence / Gli operatori della legge tutti insieme per le donne vittime di violenza del partner nelle relazioni di intimità”, a cura dell’avvocata Maria Virgilio (per maggiori informazioni) e la mostra fotografica organizzata dalla Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna, per riflettere sui meccanismi di riproduzione degli stereotipi uomo/donna attraverso un percorso che si sofferma sulle fasi più importanti dello sviluppo (per maggiori informazioni).

Infine, va ricordato che AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) ha lanciato l’iniziativa 2.0 “No Violenza – Contro lo stalking, il femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne” che durerà dal 16 al 29 aprile e si snoderà dalla pagina della campagna sul sito AIED, sulla loro pagina Facebook, su Twitter (con l’hashtag #noviolenza), su YouTube nella playlist “Violenza contro le donne” e su tutti gli ambienti social di chi intende partecipare: obiettivo della campagna è quello di “sollevare una discussione e un confronto mirati a raccogliere proposte e idee che affrontino concretamente questi problemi ” per contribuire a rompere il muro di silenzio e di invisibilità. Si tratta dunque di una sorta di “brainstorming” in rete ” che porti tutti ad avere una visione più completa di questi fenomeni, per riconoscere un percorso di rinnovamento sociale da perseguire”.

La spinta per reagire alle prevaricazioni necessita della “forza necessaria”, impone la pratica di un’ “azione perfetta”. Riprendiamo allora le parole con cui la filosofa Luisa Muraro spiega il limite della violenza nella rivista Via Dogana: dicendo tutta la forza necessaria, intendo la duplice forza della consapevolezza (non il recriminare e lamentarsi ma vedere e rendersi conto fino in fondo) e del tirare le conseguenze pratiche e logiche, quelle che stanno nelle possibilità della persona che vede e si rende conto.

Per questo non bisogna smettere di discutere e fare luce, per poter agire efficacemente.

 

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