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20 aprile 2012

Ritrovato bimbo disperso in gita. Dormiva nell’autobus

Quando si dice dormire come un bambino…al ritorno da una gita scolastica le maestre di un asilo di Bologna si sono trovate con un alunno in meno, vogliamo provare a immaginare come sia successo?

Chissà se qualcuno alla conta davanti alla scuola ha fatto come il fratello trippone di Kevin McCallister nel film natalizio per antonomasia Mamma, ho perso l’aereo sbraitando numeri a caso per mandare in confusione l’autorità di turno; fatto sta che rientrati a scuola con l’autobus che sgommava allontanandosi le maestre devono essersi rese conto che i conti non tornavano. Panico. C’è un incubo peggiore per un insegnante al giorno d’oggi? Tutti i genitori,il preside e i tutori della legge pronti a bussare alla tua porta con forconi e corde per impiccagione alla mano, disposti solo al pubblico linciaggio,fosse la loro ultima azione sulla Terra. Maestra, l’immagine del tuo futuro tra disoccupazione e aule di tribunale ti attraversa come un lampo la mente trasformando il tuo presente in una spicula di paranoia.

Cosa fai allora? Telefoni freneticamente agli organi di polizia affidandoti ai loro possenti mezzi di ricerca mentre nella tua testa si affastellano immagini di tragici ritrovamenti di cui TU sei l’unica e diretta responsabile. Brutti momenti povera cara, forse era meglio restare a letto stamattina. Il tempo passa e nessuno ha notizie di bambini a spasso naso all’aria per la città, poi d’un tratto a qualcuno deve essere balenata in testa l’idea giusta: “pullman. pullman. eravamo in un pullman. chiamare pullman”.

Ben fatto, si rintraccia il numero della ditta che si mette in contatto con l’autista che è già da un pezzo in strada, felice del completo silenzio che ora regna all’interno del mezzo; la telefonata lo coglie alle porte di Marzabotto: “Un pampino nel mio autobus? Impossibile ma controllerò.” Frena, accosta, si ferma; percorre tutto il lungo corridoio del veicolo scuotendo la testa finché lo trova lì, a dormire il sonno dei giusti, placido come un sasso in un lago.

Telefonata tranquillizzante, stropicciamento degli occhi per l’infante e lieto fine. Forse i compagni di classe se ne volevano sbarazzare con classe? Dormici sopra.

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