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20 aprile 2012

Sassari: seminario “Acetaldeide quale mediatore degli effetti motivazionali del’alcool”

E’ un importante appuntamento su un tema molto attuale quello che si svilupperà il 24 Aprile 2012, alle ore 12, nell’aula C della Facoltà di Farmacia di Sassari.

Uniss Sassari

Uniss Sassari

La Dr.ssa Alessandra T. Peana terrà un seminario dal titolo “Acetaldeide quale mediatore degli effetti motivazionali dell’alcool” nel quale verrà principalmente sottolineata la sua indagine sui fattori scatenanti la dipendenza psichica da alcol etilico.

L’alcolismo è una patologia che deriva dall’assunzione continua e eccessiva di una sostanza chiamata Etanolo (EtOH), la quale sarebbe causa degli effetti gratificanti e piacevoli sperimentati dal soggetto che ne fa uso e può dunque essere considerata come un ‘rinforzo’ , accezione che in psicologia identifica un risultato “premiante” del comportamento.

L’Acetaldeide (ACD) è considerata il primo metabolita dell’Etanolo, ovvero si forma per iniziale ossidazione dell’etanolo nel fegato grazie all’enzima alcol-deidrogenasi (ADH). A  temperatura ambiente è un liquido incolore volatile e infiammabile dall’odore pungente e irritante. È una sostanza tossica e probabilmente cancerogena che è comunque presente in minima parte in molti cibi e bevande in quanto è un sottoprodotto della fermentazione dei lieviti. E’, per esempio, un componente molto importante dei vini.

Se in passato l’ACD era conosciuta solo come sostanza tossica, recenti studi hanno invece riconosciuto l’Acetaldeide come sostanza psicoattiva che induce una serie di effetti comportamentali e che probabilmente gioca un ruolo chiave nelle proprietà farmacologiche e comportamentali dell’etanolo e nello sviluppo dell’alcolismo.

Diverse sono le osservazioni sperimentali, riscontrate grazie ad esperimenti condotti  sui ratti, che hanno portato la Dr.ssa Peana a affermare che questa sostanza induce effetti motivazionali positivi.

L’ACD, come l’EtOH, induce la cosiddetta place preference condizionata nel ratto se somministrata per infusione o per via intraperitoneale. Tuttavia si è riscontrato che se somministrato un inibitore dell’alcol deidrogenasi si riduce la place preference causata dall’ EtOH ma non quella dell’ACD.

E’ per questo motivo che il gruppo di ricerca di Alessandra Peana continua a sostenere l’assunto secondo il quale non sia l’EtOH il responsabile diretto degli effetti gratificanti, ma che le proprietà motivazionali della bevande alcoliche siano riconducibili, almeno in parte, all’ACD. Se la ricerca effettuata dovesse giungere a risultati certi, questo potrebbe portare a un diverso approccio nella cura terapeutica dell’alcolismo.

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