• Google+
  • Commenta
4 aprile 2012

Scacco matto: l’Alma Mater potrebbe non essere più l’unica regina ed altre proteste

Il Piano Strategio Metropolitano (manifesto del PSM), preannunciato con speranza e festa, al suo primo atto ha già lasciato senza parole. Doveva essere un momento di concerto pubblico; un esempio di democrazia partecipativa; un tentativo di ridisegnare Bologna dando voce e visibilità al suo capitale sociale, alle iniziative e alla progettualità “dal basso”; una chance per fare scelte coraggiose affinché la città tornasse ad essere un’isola felice, fiera e innovativa, coesa almeno “per i prossimi 30 anni” secondo la Presidentessa della Provincia, Beatrice Draghetti, invece, alla conclusione del primo tavolo di discussione, avvenuto il 29 marzo scorso, gli entusiasmi hanno lasciato posto alle ombre.

La patata bollente è stata lanciata d’emblée, inaspettata, così senza preavviso dal sindaco Virginio Merola, che nella sua relazione introduttiva ha elencato le mosse strategiche cardinali, care all’amministrazione comunale, nel mirino di future riforme che non possono più aspettare, perché forriere di politiche nuove. Sono quattro e la prim ha fatto subito scalpore: “Noi siamo una ‘città speciale’ perché possiamo mettere a disposizione importanti aree demaniali a basso costo per attirare la sede di un’importante Università internazionale, che affianchi l’Alma Mater per realizzare un polo della conoscenza e della ricerca tra i più importanti d’Europa, per quantità di cervelli, di brevetti, di qualità della vita e livello di relazioni internazionali”.

L’intenzione di fondare una nuova, seconda università, nel bene e nel male, ha spiazzato la platea. Nussuno sapeva nulla, tantomeno le forze politiche all’opposizione nel Consiglio comunale:”Di questa storia dell’Università privata non ne sapevamo. La conferma che le decisioni saranno calate dall’alto e i consiglieri comunali valutati meno di portieri di condominio” ha dichiarato Marco Lisei del Pdl.

Parlare di scandalo è eccessivo: la proposta è stata esposta a bruciapelo e in fondo occorre un po’ di tempo e lucidità per valutarne opportunità e conseguenze, sicuramente, però, il termine clamore ben esprime le reazioni suscitate da questa dichiarazione di intenti netta, decisa, che sembra non lasciare spazio a repliche.

Gli occhi erano a quel punto puntati su rettore dell’Alma Mater che nel suo discorso ha preferito non entrare nel merito esplicitamente, forse perché preso in contropiede, certamente di sorpresa, dal primo cittadino. Ivano Dionigi si è perciò limitato a fare riferimenti eloquenti, evidentemente allusivi, quando ha spiegato che sono stati messi “in moto processi che apriranno l’Università di Bologna al mondo. Vedrete, arriveranno da noi studenti e professori da tutti i continenti, e saranno scelti in base al merito. Per il resto dico che non siamo una succursale di Standford e che a Bologna garantiamo alla città 600 milioni di euro l’anno, più del bilancio comunale”.

All’uscita i cronisti hanno cercato di strappare qualche commento in più, sperando di cogliere malumori e parole frettolose su cui montare una polemica, ma diplomatico come sempre, il latinista ha declinato ogni domanda tagliando corto: “Ho già detto tutto nel mio discorso, non chiedetemi altro”. Dalla fonte de Il Fatto Quotidiano apprendiamo qualcosa in più: “Lo staff del Rettore poi spiega come interpretare il messaggio: L’Alma Mater è già internazionale di suo senza per questo essere una piccola università d’élite che chiede rette altissime”.

Difficile dire cosa succederà ora, e non più facile è capire cosa ha in mente Virginio Merola che, se da un lato ha scoperto una delle sue carte nascoste, dall’altro non ha dato ulteriori particolari sulla genesi di quest’idea e sulle modalità di realizzazione, rimandando ai futuri incontri la curiosità. “Vi ho già dato le notizie, adesso suspense. Per il resto no comment”.

Solo una cosa è certa: la sua determinazione. Inflessibilità ribadita con parole di piombo: “A chi non ci seguirà dico di non aspettarci”.

In apertura, il Presidente del Forum Romano Prodi aveva pregato la città di aprirsi al mondo, di avere coraggio. “senza paure e assumendosi anche dei rischi”.

Cittadini e cittadine di Bologna da anni aspettavano questo momento, la speranza di non vedere affondare la propria città di antico splendore ormai appannato, ma come possono credere e rischiare di rimanere mortalmente delusi davanti ad atteggiamenti non comunicativi, non motivati, autoreferenziali? Soprattutto di fronte a parole e gesti senza cura? Illudere, blandire e imperare? Non sarà così che si dovrà procedere, sulla questione dell’UniBo come sulle altre.

Intanto, dal collettivo Bartelby arrivano controproposte formulate nel documento Anche Noi abbiamo un Piano in cui si legge: “Bologna, in questi anni, si è sempre di più trasformata in una città gestita e pensata per persone ‘benestanti’ e ‘benpensanti’. La città è sempre più subordinata agli interessi dei poteri forti, locali e globali, e sempre più configurata ai modi di vivere delle “persone influenti. I potentati economici si sono impadroniti di Bologna pezzo per pezzo. E’ colpa loro se non si trovano case in affitto a costi affrontabili, se i prezzi sono altissimi, se ogni spazio è stato commercializzato, se ci sono zone intoccabili, se si è di nuovo prodotta una selezione sulla base della condizione sociale”.

Lo spirito è quello di continuare “ad aprire spazi di incontro e socialità per i giovani, contro l’abbandono delle periferie, contro la speculazione urbanistica e immobiliare, contro la privatizzazione dei beni comuni (acqua, energia, servizi alle persone), contro le speculazioni dei “poteri forti”, per la difesa della scuola pubblica, contro le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche nella vita delle persone, per una cultura alla portata di tutti, contro la paura e la solitudine”.

Sulla nascita o meno di una nuova università, sulle criticità dell’Alma Mater e su tanti altri fronti saranno ascoltati studenti e studentesse che rivendicano, con la competenza di uno sguardo attentissimo sulla loro città ed università, l’assunzione di una responsabilità collettiva che non sia solo un simulacro di facciata per decisioni prese secondo interessi particolari, altrove, con sprechi, nonostante i proclami di collegialità?

Sul magazine autogestito bolognese Zeroincondotta si spiega con chiarezza che “i lavori per la realizzazione di questo Piano strategico sono cominciati almeno un anno fa, con tanto di denari spesi per la struttura organizzativa. Anzi, a dire il vero tutto era stato già lanciato quando sulla poltrona di sindaco siedeva Flavio Delbono, voluto guarda caso dallo stesso Prodi, ma poi il progetto fu rimesso sotto al tappeto a causa dei suoi guai giudiziari e successive dimissioni. Il concetto di “futuro” non è che ebbe poi molta strada davanti a sè. Questa volta invece c’è l’inchiesta sul presidente della Regione, Vasco Errani, a minacciare di nuovo l’operazione: ma questa è un’altra storia, il lavoro dei magistrati ci appassiona poco. Eppure, nonostante il Piano strategico aleggi sulla città da tempo, finora se n’è parlato poco. Si attende la giornata del 29 per cominciare a battere la grancassa ed invadere la città con fiumi di retorica, assicurando nel frattempo che al percorso possono partecipare tutti ma proprio tutti, attraverso associazioni o comitati, iscrivendosi ai “tavoli progettuali” e seguendone le regole (decise da chi?). Bene. Ma c’è qualcuno che crede davvero che precari, disoccupati, migranti o studenti potranno influenzare i succosi disegni di politicanti e potentati economici? Noi crediamo di no. Siamo convinti, invece, che in questo gioco a noi sia riservato un altro ruolo: quello di coprire e avallare con una finta partecipazione, in cui non sarà consentito il dissenso, le scelte che verranno prese dai potentati attraverso il Piano, quello di subire tali scelte e trasformare gli scintillanti progetti in profitti destinati ai soliti pochi”.

Questa consapevolezza critica ha dato luogo, fuori dal teatro Arena del Sole nella cui Sala Grande si teneva il concistoro, ad una protesta pacifica.

Collettivi universitari (‘Santa Insolvenza’, ‘No debito’, ‘Inquilini resistenti’, ‘No People Mover’, ‘Piazza Educativa’ e ‘Cineasti Arcobaleno’ &Co.) e cittadini di passaggio si fermati per partecipare al pranzo sociale: pignatte di pasta al pesto ed al pomodoro hanno allegoricamente animato la contestazione.

Ma non solo: i ragazzi e le ragazze riuniti fuori dall’Arena hanno organizzato un’Agora pubblica per discutere e ragionare, “abbiamo aperto i tavoli del reddito di base, dello sciopero precario, del welfare, dell’autogestione, della casa, dei saperi, dei beni comuni e della mobilita’ sostenibile. Insomma anche noi abbiamo un piano”.

Infine, i Cineasti Arcobaleno hanno distribuito ai grandi nomi, partecipanti al Forum ufficiale un dvd autoprodotto intitolato La straordinaria storia degli uomini in valigia, un’opera realizzata da macchinisti, costumisti, registi e maestranze che si sono messi insieme dopo lo sgombero dell’ex cinema Arcobaleno.

Questa giovane, dissidente massa critica, verrà ascoltata? Al di là di ogni manipolazione, l’agire compatto e significativo di una generazione indica e porta prepotentemente in politica, con la forza della ragione e delle relazioni di senso, la necessità di pensare in presenza e contiene la coscienza profonda che “la crisi attuale che viviamo nel mondo e nell’università non è solo una crisi economico-finanziaria; è anzitutto una crisi di ordine simbolico: riguarda un modello di civiltà e di convivenza umana, paradigmi di conoscenza, di sapere, di relazioni tra generazioni, non più sostenibili e che non danno felicità” (Anna Maria Piussi e Remei Arnaus in Università fertile. Una scommessa Politica, ed. Rosenberg&Sellier, 2011)

Continueremo a seguire l’Affaire Alma Mater e gli sviluppi dei tavoli di lavoro che inizieranno a riunirsi in aprile, intanto una nota congiunta del sindaco e del rettore lancia acqua sul fuoco, sintomo tregua: “Il sindaco di Bologna Virginio Merola e il magnifico rettore Ivano Dionigi hanno avuto un colloquio telefonico in cui hanno ribadito la stretta e fondamentale collaborazione, peraltro mai messa in discussione, tra Comune e Universitá. Hanno deciso di occuparsi direttamente, seguendo modalitá appropriate e ognuno nell’ambito delle proprie competenze ed esigenze, delle proposte progettuali per l’area Staveco. Il percorso verrá avviato in tempi brevi e gli esiti saranno comunicati direttamente da sindaco e rettore”.

Google+
© Riproduzione Riservata