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Scacco matto: l’Alma Mater potrebbe non essere più l’unica regina ed altre proteste

Redazione Controcampus 4 Aprile 2012
R. C.
24/06/2021

Il Piano Strategio Metropolitano (manifesto del PSM), preannunciato con speranza e festa, al suo primo atto ha già lasciato senza parole.

Doveva essere un momento di concerto pubblico; un esempio di democrazia partecipativa; un tentativo di ridisegnare Bologna dando voce e visibilità al suo capitale sociale, alle iniziative e alla progettualità “dal basso”; una chance per fare scelte coraggiose affinché la città tornasse ad essere un’isola felice, fiera e innovativa, coesa almeno “per i prossimi 30 anni” secondo la Presidentessa della Provincia, Beatrice Draghetti, invece, alla conclusione del primo tavolo di discussione, avvenuto il 29 marzo scorso, gli entusiasmi hanno lasciato posto alle ombre.

La patata bollente è stata lanciata d’emblée, inaspettata, così senza preavviso dal sindaco Virginio Merola, che nella sua relazione introduttiva ha elencato le mosse strategiche cardinali, care all’amministrazione comunale, nel mirino di future riforme che non possono più aspettare, perché forriere di politiche nuove. Sono quattro e la prim ha fatto subito scalpore: “Noi siamo una ‘città speciale’ perché possiamo mettere a disposizione importanti aree demaniali a basso costo per attirare la sede di un’importante Università internazionale, che affianchi l’Alma Mater per realizzare un polo della conoscenza e della ricerca tra i più importanti d’Europa, per quantità di cervelli, di brevetti, di qualità della vita e livello di relazioni internazionali”.

L’intenzione di fondare una nuova, seconda università, nel bene e nel male, ha spiazzato la platea. Nussuno sapeva nulla, tantomeno le forze politiche all’opposizione nel Consiglio comunale:”Di questa storia dell’Università privata non ne sapevamo. La conferma che le decisioni saranno calate dall’alto e i consiglieri comunali valutati meno di portieri di condominio” ha dichiarato Marco Lisei del Pdl.

Parlare di scandalo è eccessivo: la proposta è stata esposta a bruciapelo e in fondo occorre un po’ di tempo e lucidità per valutarne opportunità e conseguenze, sicuramente, però, il termine clamore ben esprime le reazioni suscitate da questa dichiarazione di intenti netta, decisa, che sembra non lasciare spazio a repliche.

Gli occhi erano a quel punto puntati su rettore dell’Alma Mater che nel suo discorso ha preferito non entrare nel merito esplicitamente, forse perché preso in contropiede, certamente di sorpresa, dal primo cittadino. Ivano Dionigi si è perciò limitato a fare riferimenti eloquenti, evidentemente allusivi, quando ha spiegato che sono stati messi “in moto processi che apriranno l’Università di Bologna al mondo. Vedrete, arriveranno da noi studenti e professori da tutti i continenti, e saranno scelti in base al merito. Per il resto dico che non siamo una succursale di Standford e che a Bologna garantiamo alla città 600 milioni di euro l’anno, più del bilancio comunale”.

All’uscita i cronisti hanno cercato di strappare qualche commento in più, sperando di cogliere malumori e parole frettolose su cui montare una polemica, ma diplomatico come sempre, il latinista ha declinato ogni domanda tagliando corto: “Ho già detto tutto nel mio discorso, non chiedetemi altro”. Dalla fonte de Il Fatto Quotidiano apprendiamo qualcosa in più: “Lo staff del Rettore poi spiega come interpretare il messaggio: L’Alma Mater è già internazionale di suo senza per questo essere una piccola università d’élite che chiede rette altissime”.

Difficile dire cosa succederà ora, e non più facile è capire cosa ha in mente Virginio Merola che, se da un lato ha scoperto una delle sue carte nascoste, dall’altro non ha dato ulteriori particolari sulla genesi di quest’idea e sulle modalità di realizzazione, rimandando ai futuri incontri la curiosità. “Vi ho già dato le notizie, adesso suspense. Per il resto no comment”.

Solo una cosa è certa: la sua determinazione. Inflessibilità ribadita con parole di piombo: “A chi non ci seguirà dico di non aspettarci”.

In apertura, il Presidente del Forum Romano Prodi aveva pregato la città di aprirsi al mondo, di avere coraggio. “senza paure e assumendosi anche dei rischi”.

Cittadini e cittadine di Bologna da anni aspettavano questo momento, la speranza di non vedere affondare la propria città di antico splendore ormai appannato, ma come possono credere e rischiare di rimanere mortalmente delusi davanti ad atteggiamenti non comunicativi, non motivati, autoreferenziali? Soprattutto di fronte a parole e gesti senza cura? Illudere, blandire e imperare? Non sarà così che si dovrà procedere, sulla questione dell’UniBo come sulle altre.

Intanto, dal collettivo Bartelby arrivano controproposte formulate nel documento Anche Noi abbiamo un Piano in cui si legge: “Bologna, in questi anni, si è sempre di più trasformata in una città gestita e pensata per persone ‘benestanti’ e ‘benpensanti’. La città è sempre più subordinata agli interessi dei poteri forti, locali e globali, e sempre più configurata ai modi di vivere delle “persone influenti. I potentati economici si sono impadroniti di Bologna pezzo per pezzo. E’ colpa loro se non si trovano case in affitto a costi affrontabili, se i prezzi sono altissimi, se ogni spazio è stato commercializzato, se ci sono zone intoccabili, se si è di nuovo prodotta una selezione sulla base della condizione sociale”.

Lo spirito è quello di continuare “ad aprire spazi di incontro e socialità per i giovani, contro l’abbandono delle periferie, contro la speculazione urbanistica e immobiliare, contro la privatizzazione dei beni comuni (acqua, energia, servizi alle persone), contro le speculazioni dei “poteri forti”, per la difesa della scuola pubblica, contro le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche nella vita delle persone, per una cultura alla portata di tutti, contro la paura e la solitudine”.

Sulla nascita o meno di una nuova università, sulle criticità dell’Alma Mater e su tanti altri fronti saranno ascoltati studenti e studentesse che rivendicano, con la competenza di uno sguardo attentissimo sulla loro città ed università, l’assunzione di una responsabilità collettiva che non sia solo un simulacro di facciata per decisioni prese secondo interessi particolari, altrove, con sprechi, nonostante i proclami di collegialità?

Sul magazine autogestito bolognese Zeroincondotta si spiega con chiarezza che “i lavori per la realizzazione di questo Piano strategico sono cominciati almeno un anno fa, con tanto di denari spesi per la struttura organizzativa. Anzi, a dire il vero tutto era stato già lanciato quando sulla poltrona di sindaco siedeva Flavio Delbono, voluto guarda caso dallo stesso Prodi, ma poi il progetto fu rimesso sotto al tappeto a causa dei suoi guai giudiziari e successive dimissioni. Il concetto di “futuro” non è che ebbe poi molta strada davanti a sè. Questa volta invece c’è l’inchiesta sul presidente della Regione, Vasco Errani, a minacciare di nuovo l’operazione: ma questa è un’altra storia, il lavoro dei magistrati ci appassiona poco. Eppure, nonostante il Piano strategico aleggi sulla città da tempo, finora se n’è parlato poco. Si attende la giornata del 29 per cominciare a battere la grancassa ed invadere la città con fiumi di retorica, assicurando nel frattempo che al percorso possono partecipare tutti ma proprio tutti, attraverso associazioni o comitati, iscrivendosi ai “tavoli progettuali” e seguendone le regole (decise da chi?). Bene. Ma c’è qualcuno che crede davvero che precari, disoccupati, migranti o studenti potranno influenzare i succosi disegni di politicanti e potentati economici? Noi crediamo di no. Siamo convinti, invece, che in questo gioco a noi sia riservato un altro ruolo: quello di coprire e avallare con una finta partecipazione, in cui non sarà consentito il dissenso, le scelte che verranno prese dai potentati attraverso il Piano, quello di subire tali scelte e trasformare gli scintillanti progetti in profitti destinati ai soliti pochi”.

Questa consapevolezza critica ha dato luogo, fuori dal teatro Arena del Sole nella cui Sala Grande si teneva il concistoro, ad una protesta pacifica.

Collettivi universitari (‘Santa Insolvenza’, ‘No debito’, ‘Inquilini resistenti’, ‘No People Mover’, ‘Piazza Educativa’ e ‘Cineasti Arcobaleno’ &Co.) e cittadini di passaggio si fermati per partecipare al pranzo sociale: pignatte di pasta al pesto ed al pomodoro hanno allegoricamente animato la contestazione.

Ma non solo: i ragazzi e le ragazze riuniti fuori dall’Arena hanno organizzato un’Agora pubblica per discutere e ragionare, “abbiamo aperto i tavoli del reddito di base, dello sciopero precario, del welfare, dell’autogestione, della casa, dei saperi, dei beni comuni e della mobilita’ sostenibile. Insomma anche noi abbiamo un piano”.

Infine, i Cineasti Arcobaleno hanno distribuito ai grandi nomi, partecipanti al Forum ufficiale un dvd autoprodotto intitolato La straordinaria storia degli uomini in valigia, un’opera realizzata da macchinisti, costumisti, registi e maestranze che si sono messi insieme dopo lo sgombero dell’ex cinema Arcobaleno.

Questa giovane, dissidente massa critica, verrà ascoltata? Al di là di ogni manipolazione, l’agire compatto e significativo di una generazione indica e porta prepotentemente in politica, con la forza della ragione e delle relazioni di senso, la necessità di pensare in presenza e contiene la coscienza profonda che “la crisi attuale che viviamo nel mondo e nell’università non è solo una crisi economico-finanziaria; è anzitutto una crisi di ordine simbolico: riguarda un modello di civiltà e di convivenza umana, paradigmi di conoscenza, di sapere, di relazioni tra generazioni, non più sostenibili e che non danno felicità” (Anna Maria Piussi e Remei Arnaus in Università fertile. Una scommessa Politica, ed. Rosenberg&Sellier, 2011)

Continueremo a seguire l’Affaire Alma Mater e gli sviluppi dei tavoli di lavoro che inizieranno a riunirsi in aprile, intanto una nota congiunta del sindaco e del rettore lancia acqua sul fuoco, sintomo tregua: “Il sindaco di Bologna Virginio Merola e il magnifico rettore Ivano Dionigi hanno avuto un colloquio telefonico in cui hanno ribadito la stretta e fondamentale collaborazione, peraltro mai messa in discussione, tra Comune e Universitá. Hanno deciso di occuparsi direttamente, seguendo modalitá appropriate e ognuno nell’ambito delle proprie competenze ed esigenze, delle proposte progettuali per l’area Staveco. Il percorso verrá avviato in tempi brevi e gli esiti saranno comunicati direttamente da sindaco e rettore”.

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto. Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo. Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics). I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto