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19 aprile 2012

“Vietato portare il cellulare a scuola”. Azzardo o prevenzione?

Contro il cyberbullismo scolastico arriva un divieto che fa discutere: quello di portare a scuola telefoni cellulari e smart phone, anche se spenti.

Proprio così. Daniela Giorgetti, preside della scuola media Buzzati di Milano, ha infatti imposto il divieto assoluto di introdurre nella scuola qualsiasi tipo di cellulare, non importa se spento o se non lo si utilizzi durante le ore di lezione. Qualunque ragazzo scoperto in possesso di un cellulare verrà immediatamente sospeso, previa confisca dell’oggetto incriminato, che verrà restituito esclusivamente ai genitori.

Pare che la proposta nasca dalla necessità di arginare il fenomeno del cosiddetto cyberbullismo: fotografare o riprendere in video docenti e compagni di classe a loro insaputa, per poi pubblicare il materiale nei social network. Un fenomeno che si va diffondendo sempre di più all’interno delle scuole.

Come riportato su “la Repubblica-Milano.it”, la preside ha infatti commentato così la sua decisione: “La situazione ormai è insostenibile. Già a undici anni ne fanno un uso smodato, le lezioni vengono interrotte di continuo. Ma soprattutto si moltiplicano i casi di cyberbullismo: fotografano i loro compagni e postano su Facebook per prenderli in giro. Non ci metteremo a frugare nelle tasche dei ragazzi, ma vogliamo provare ad arginare il problema”.

E a proposito di una possibile dimenticanza dei ragazzi nel lasciare a casa il cellulare, continua: “Qualora lo studente ne risulti in possesso, anche se disattivato e portato per caso o per dimenticanza, sarà ritirato e consegnato al dirigente scolastico, che lo restituirà solo ai genitori. Per l’alunno invece sospensione immediata con conseguenze nella valutazione del comportamento”.

Non sono però mancate al riguardo le proteste dei genitori, che reputano del tutto inappropriato un tale provvedimento. Se infatti tutti concordano sul fatto di dover tenere spento il cellulare durante le ore di lezione, nessuno sembra tuttavia comprendere perché i loro figli non possano portarlo e accenderlo quindi non appena usciti da scuola.

“Quando mia figlia va a scuola da sola, per me è una tranquillità sapere che ha con sé il cellulare durante il tragitto. È ingiusto che rischi la sospensione, se lo tiene spento in classe”. Commenta uno dei genitori. E un altro papà aggiunge: “È quasi intimidatorio, oltre che poco sicuro. I ragazzi così non capiscono l’uso corretto che ne devono fare”.

Pur essendo stato convalidato a tutti gli effetti, questo divieto ha però rilanciato un dilemma già in atto da qualche tempo, che giustifica, da una parte e dall’altra, sia le motivazioni scolastiche, sia quelle dei genitori: come conciliare la necessità di tecnologia, sempre più dilagante in ogni ambito della vita quotidiana già a partire dalla più tenera età, con un corretto utilizzo degli apparati tecnologici, affinchè non si cada in un devastante abuso di essi.

 

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