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13 Maggio 2012

Con l’università di Siena indietro nella storia

L’unità di ricerca di Ecologia preistorica del dipartimento di Scienze ambientali e la Scuola di dottorato in Scienze della Terra / Preistoria dell’Università degli studi di Siena, in collaborazione con il Centro studi sul Quaternario di Sansepolcro e la University of the Witwatersrand di Johannesburg, propongono  quest’anno una scuola estiva incentrata sui metodi dello scavo preistorico, che si terrà dal 15 luglio al 15 agosto. Il luogo prescelto è l’insediamento dal poetico nome di Gorgo del Ciliegio, antico di 3500 anni, vicino al torrente Afra, nella provincia di Arezzo.

Il campo si concentrerà sull’insegnamento della «stratigrafia e distribuzione spaziale dei reperti e delle strutture portate alla luce, con la realizzazione di planimetrie e sezioni e classificando, catalogando e restaurando i manufatti. Agli studenti verranno fornite anche nozioni di geomorfologia, paleobotanica e archeozoologia» (come si legge dal comunicato ufficiale dell’Università di Siena). Sarà inoltre integrato con un’escursione nella riserva naturale dell’Alpe della Luna e visite guidate a numerose città toscane come Arezzo, Cortona e ovviamente Firenze.

La scuola estiva porta l’accattivante e internazionale nome di Middle Bronze Age Archaeology Field School 2012 in the Tuscan hills between art and nature;  internazionale perché, oltre che ad abilitare alla laurea specialistica in Italia e in Gran Bretagna, viene conteggiato dalle scuole americane tra i crediti formativi raggiunti dallo studente partecipante.

Adriana Moroni, professoressa di Paleoantropologia all’ateneo senese e direttrice della Scuola, spiega perché si è deciso di basare l’attività pratica del campo proprio su Gorgo del Ciliegio: «l’importanza del sito, del quale vengono ricostruiti gli aspetti culturali, economici e paleoambientali, risiede nella sua posizione geografica a ridosso dei passi appenninici che conducono al versante adriatico, posizione adatta a recepire influssi culturali provenienti da regioni diverse» (estratto dal comunicato di cui sopra). Dopo quasi dieci anni di accurati scavi e ricerche sul campo, da quest’area sono emersi «fondi di capanna, focolai, forni per alimenti, fosse per la conservazione delle derrate, oltre ad una gran quantità di ossa animali cacciati e allevati dagli abitanti e di frammenti di contenitori ceramici di diversa forma, dimensione e fattura» (dal sito dedicato allo scavo ).

Si tratta di un’opportunità davvero rara, una vera immersione fisica e metodologica nel passato italico,in cui si è guidati da professionisti e amanti dell’archeologia, per riscoprire piccoli pezzi di storia locale che l’accumularsi dei secoli ha addormentato e tenuto al sicuro, in attesa di mani sapienti che li ricongiungano.

«Cosa ti aspettavi, sospirò Ursula, il tempo passa». «Così è, ammise Aureliano, ma non tanto». (da Cent’anni di Solitudine, di Gabriel Garcia Márquez)

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