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7 maggio 2012

Difesa del Suolo, emergenze ed opportunità di lavoro

Fra le tipologie di rischio che investono il nostro paese, il dissesto idrogeologico è tra quelli a maggior impatto socio-economico, secondo solo al rischio sismico.

Sono circa 485.000 le frane censite ad oggi in Italia, di cui c.ca 30.000 nella sola Regione Campania.

5.581 comuni, pari al 68.9% del totale presentano aree a rischio idrogeologico elevato.

Negli ultimi 80 anni si sono succedute 11.000 frane e 5.400 alluvioni. Più dell’80% dei comuni presenta almeno un area a rischio elevato o molto elevato da frana o alluvione.

Del resto la fragilità del nostro territorio non è affatto notizia recente. La prima legge in materia di dissesto idrogeologico risale infatti al secolo scorso. Si tratta del Regio Decreto n. 445 del 1908 (modificato con Legge 1424 del 27.12.1956) contenente “Consolidamento di frane minaccianti abitati e trasferimenti di abitati in nuova sede”

Tale Regio Decreto oggi è ancora in vita ed oggi, nella sola Regione Campania ben 210 comuni su 551 sono classificati da trasferire e/o consolidare.

Tranne rari casi i problemi di questo comuni restano per lo più irrisolti. Sebbene la politica si sia espressa più volte definendo la difesa del suolo l’infrastruttura pubblica prioritaria per lo sviluppo del Paese , gli orientamenti vertono in tal senso spesso solo in teoria.

Vista la dimensione del problema è assolutamente impossibile e fuori dalla portata economica nazionale e/o locale una risoluzione con interventi di tipo strutturale. E così troppo spesso la conclusione è “visto che il problema è al di fuori della portata economica del nostro Paese…tanto vale rivolgere lo sguardo altrove”.

Ovviamente non mancano interventi strutturali locali….ma restano piccole mosche in confronto alla reale dimensione del problema.

Dopo gli eventi di Sarno del 5 maggio 1998 fu emanato il D.L. n. 180 dell’11.06’1998 convertito nella Legge n. 267 del 03.08.1998. Tale legge sanciva, oltre alla necessità di dare una accelerata alla predisposizione delle Mappe del Rischio Idrogeologico (effettivamente operata da parte delle Autorità di Bacino) la previsione che gli organi di protezione civile dovessero predisporre piani urgenti di emergenza per la salvaguardia della incolumità delle persone nelle aree a rischio elevato e molto elevato.

La realtà è che oggi gran parte (per non dire la maggior parte) di questi comuni è del tutto priva dei piani di emergenza….mentre i piani di protezione civile sono spesso carta straccia. Si è vero…i nostri comuni sono sempre privi dei fondi necessari…eppure magari basterebbe qualche festa di piazza in meno… Del resto, come accennato, è un adempimento previsto dalla legge già dal 1998…

Tanto per essere chiari il piano di emergenza costituisce lo strumento attuativo per tradurre una allerta di qualsiasi tipo in provvedimento. Il Comune di Atrani, che ha assistito nel settembre 2010 ala drammatica alluvione che ha portato ad una perdita di una vita, era completamente sprovvisto di piano di emergenza. Oggi assistiamo ogni anno a denunce televisive che richiamano allerte meteo mancate o inadeguate (basti ricordare le alluvioni di quest’autunni in liguria)….o alcune volte inopportune. Eppure nessuno parla pubblicamente di piani di protezione civile e piani di emergenza. Essere in grado di fornire con una certa accuratezza una allerta meteo è praticamente inutile se non dispone di tali strumenti attuativi…o, forse, immaginiamo che il sindaco di un comune vada poi bussando porta a porta e decidere lui chi deve evacuare e dove deve andare…

Ma il nostro è il paese delle emergenze e degli eventi eccezionali. Pioggia eccezionale…neve eccezionale…freddo eccezionale…caldo eccezionale…Tutto accade per uno strano accanimento climatico contro il nostro Paese. In questo modo abbiamo trovato un colpevole che non può rispondere delle sue colpe…e di certo non può scontare la pena…il clima.

Eppure interventi non strutturali sono stati già sperimentati con successo in più di una occasione. Nel post Sarno un Presidio territoriale composto da giovani laureati esperti nel settore del dissesto idrogeologico sotto una direzione tecnica autorevole ha consentito che interi nuclei abitativi potessero continuare ad abitare un area ad elevata pericolosità. Tale organo di controllo sul territorio, inoltre, il 15 e 20 dicembre del 1999, decisero di non procedere alla evacuazione della popolazione pur avendo i valori di pioggia superato le soglie di allarme allora vigenti. Occhi esperti a monitorare il territorio in tale occasione ritennero, giustamente, che non ci fossero, nonostante la pioggia, le condizioni di innesco di fenomeni che potessero costituire elemento di rischio per la popolazione evitando l’inutile disagio e sperpero di una evacuazione.  Questo è solo uno degli esempi di successo.

Il presidio di occhi esperti sul territorio è un esempio di intervento non strutturale per fronteggiare il problema del dissesto idrogeologico e costituisce opportunità di impiego per i nostri giovani laureati che brancolano alla ricerca di una occupazione. Del resto in un Paese come il nostro se è difficile pensare ad una risoluzione strutturale complessiva del problema, e ancora di più ad una dislocazione di tutti i centri abitati situati in aree a rischio elevato o molto elevato…bisogna allora trovare un modo per poter convivere con tale problema senza sacrifici in termini di vite umane.

 

 

 

 

 

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