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9 Maggio 2012

Erasmus online, ennesimo imbroglio?

La tecnologia in quest’ultimo periodo  ha fatto passi da gigante e, anche delle “ vecchie istituzioni” come le università hanno tentato e tutt’ora provano a stare al passo con i tempi . Dopo le segreterie online, le applicazioni per il cellulare e la bacheca web docenti, sembra che il prossimo progetto destinato a diventare virtuale sia l’E.R.A.S.M.U.S.

LA DENIFIZIONE– Digitando la parola E.R.A.S.M.U.S.  su google il primo link della lista dei risultati vi porterà a Wikipedia , dove sarà possibile consultare per intero storia e definizione del progetto, che io mi limito a riportare a metà:

<<  Il progetto Erasmus, acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, nasce nel 1987 per opera della Comunità Europea e sancisce la possibilità di uno studente universitario europeo di effettuare in una università straniera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università.>> e stando sempre a ciò che riporta Wikpedia  la definizione continuerebbe con   << Il progetto fu creato per educare le future generazioni di cittadini all’idea di appartenenza a quella che sarà poi chiamata Unione Europea.>>

IL PRESENTE– Durante un’intervista presso il quotidiano la Repubblica, l’attuale ministro della Pubblica Istruzione Profumo, ha rilasciato delle dichiarazioni sulla possibilità di poter mettere il sistema d’istruzione universitario italiano al pari con quello americano, che già da tempo si è esteso alla didattica online .

«I primi progetti di insegnamento online in Italia risalgono a una ventina d’anni fa. Ma credo che un’iniziativa di portata simile a quella americana debba raggiungere almeno una dimensione europea per poter funzionare bene. Il punto di partenza esiste già: è il progetto “Erasmus for all” previsto dall’ottavo programma quadro. E in fondo è naturale che ci si ispiri all’iniziativa Erasmus: forse la più efficace di tutte nel formare l’Europa dal basso. Milioni di studenti hanno passato sei mesi o un anno studiando all’estero.
Quando tutto iniziò, circa vent’anni fa, le università europee non si parlavano quasi. Poi hanno introdotto dei crediti comuni, si sono creati dei ponti. È naturale che tutto questo abbia uno sbocco anche ordine».

Gli IMPREVISTI–  Alla domanda “ La qualità della didattica è equivalente a quella tradizionale?”  Profumo ha cosi risposto:

«La didattica è garantita dall’ateneo. Gli studenti si iscrivono perché hanno voglia di mettersi in gioco. La tecnologia è migliorata moltissimo grazie ai siti di interazione ordine. E la possibilità che un gruppo di studenti ha di interagire con il proprio professore su una pagina wild non è inferiore a quella di una tradizionale lezione de visu. Se anche rimarranno degli studenti che imparano poco, i numeri degli iscritti sono talmente grandi da garantire comunque un guadagno in termini di diffusione delle conoscenze».

L’intervista completa è disponibile a questo link Il futuro si chiama erasmus online, ma tendo comunque a sottolineare, ai fini dell’articolo, che quando è stata posta al ministro la domanda sull’eventuale  validità del titolo acquisito online la risposta è stata:

<<Anche gli americani assegnano solo un certificato ai loro studenti online, non dei crediti veri e propri. E non mi sento in grado di esprimermi sulla validità dei meccanismi di valutazione.>>

IN CONCLUSIONE– Alla luce di tutto questo alcune considerazioni sono d’obbligo. Stando alla definizione sopracitata, l’E.R.A.S.M.U.S. si può considerare  un progetto elaborato principalmente per permettere allo studente, non soltanto di imparare una lingua nuova ma anche d’ approfondire usi e costumi della nazione dove si reca a studiare. Per lo più, lasciando fuori dal discorso le varie mancanze che possono scaturire dal malfunzionamento di uno specifico Ateneo, è un progetto che funziona. Inoltre, dopo tutto il polverone suscitato dalla possibile abolizione del valore legale del voto di laurea dovuto soprattutto all’ alto numero di enti che rilasciano “titoli di laurea”  con la consecutiva svalutazione dell’importanza di quest’ultimo e, l’accusa era riferita anche ad enti online ( a chiunque interessi può trovare a questo link tutte le informazioni Università, quando le perplessità arrivano dall’alto) , che proprio l’Università si metta a rilasciare titoli conseguiti sul web, mi sembra un controsenso. Allora, il motivo anche solo della nascita di tale progetto, qual è?  La risposta è celata in questa frase tratta dall’intervista sopracitata :

” i numeri degli iscritti sono talmente grandi da garantire comunque un guadagno in termini di diffusione delle conoscenze”

Non è di certo alla diffusione della conoscenza che si guarda, ma alle  120 mila iscrizioni e passa che si sono registrate in America a questo tipo di corso, con la differenza però che lì sono forniti gratuitamente, qui sarà da vedere.

Ecco in arrivo l’ennesimo tentativo di strumentalizzazione dell’istruzione da parte del governo, che amarezza.

 

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