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28 Maggio 2012

Fondi UE per il sud: no alla dispersione scolastica e al bullismo

Arrivano i soldi dall’Europa. E dove vanno? Vanno in un progetto ambizioso, in un’iniziativa di fondamentale importanza per la scuola italiana: arginare il fenomeno della dispersione scolastica e sostenere i ragazzi nella crescita prevenendo fenomeni di bullismo. Con questi fondi dell’Unione Europea, si costruirà, tra le altre cose, un centro di ascolto rivolto a studenti, famiglie e docenti. Il nome del progetto è “Di.Sco.Bull”, promosso dal ministero dell’Interno e dell’Istruzione, in collaborazione con il Censis.

I soldi andranno a finire in particolare in quattro regioni italiane: Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. Nel sud, quindi. Un sud che ha bisogno più che mai di progetti, di buoni progetti, e d’iniziative lodevoli. Un sud che ha bisogno di lavoro e di poter dare lavoro a chi il lavoro non sa più cosa è da tanti anni, perché non ce l’ha più o perché, peggio: non ce l’ha mai avuto. Il progetto sostanzialmente vuole valorizzare gli istituti tecnici e professionali, senza nulla togliere ai licei.

Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, spiega che: “La formazione paga, specie se è tecnica.  In Italia ci sono circa 220mila domande di posti di lavoro intermedio di tipo tecnico che non sono esaudite per mancanza di studenti; ciò è dovuto a un difetto strutturale dell’opinione pubblica italiana che tende a svalutare il lavoro tecnico e professionale, a scapito del lavoro impiegatizio. Negli altri Paesi europei, invece, la formazione tecnica ha pari reputazione rispetto a quella accademica. In una congiuntura economica critica come quella odierna diventa fondamentale per un Paese creare impresa, entrare a 23 anni nel mercato del lavoro e valorizzare il lavoro manuale”. Parole sante, che devono entrare nelle menti dei genitori italiani ma che, comprensibilmente, fanno fatica a entrarci.

La scelta spesso sembra essere: o fare il liceo o non fare niente. Ci mancherebbe altro, è un diritto, un diritto importantissimo quello di scegliere come spendere la propria vita. Ma qualcosa si deve fare: qualcosa che attualizzi il lavoro manuale e che lo renda degno di essere un fiore all’occhiello dell’economia italiana, com’è sempre stato. Il lavoro manuale, da artigiano piuttosto che da fabbro, è un lavoro che richiede grandi competenze e intelligenza, e che può portare a grandi guadagni. Non è troppo tardi per capirlo.

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