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5 maggio 2012

I Taviani dominano i festival dedicati al cinema con il loro film “Cesare deve morire”

I Taviani
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I registi Taviani dominano i festival dedicati al cinema con il loro film “Cesare deve morire”.

Dopo l’Orso d’Oro al Festival di Berlino (dal 1991 non andava ad un film italiano), i fratelli si sono aggiudicati 5 premi nella 56esima edizione del David di Donatello, il premio cinematografico italiano che si tiene a Roma.

I due registi italiani Paolo e Vittorio si portano a casa i due ambiti premi del festival italiano, ovvero miglior regia e miglior film.

Cesare deve morire è il docu-film girato all’interno del carcere di Rebibbia dove i Taviani hanno ripreso i detenuti durante la messa in scena del Giulio Cesare di William Shakespeare, guidati durante questa esperienza teatrale dal regista Fabio Cavalli.

Il film narra e riprende con la macchina da presa le storie dei carcerati di Rebibbia alla presa con l’arte dove “da quando ho conosciuto l’arte questa cella è diventata una prigione”, affermato da un detenuto nel documentario uscito nelle sale il 2 marzo (Sacher Film) e presentato in anteprima alla Berlinale l’11 febbraio 2012.

Nella pellicola d’autore è presente la mano alla sceneggiatura dei due registi, documentando in bianco e nero il lavoro teatrale dei detenuti del carcere romano e intervenendo – e si sente – durante il film interpretato da attori diretti due volte, da Cavalli e i Taviani. I registi nel loro film dentro il film hanno scelto il Giulio Cesare di Shakespeare perché “è una storia molto italiana – ha dichiarato Vittorioche contiene pulsioni, sentimenti, congiura, sangue e tradimento, tutte cose che per molti degli attori hanno rappresentato la vita quotidiana, e dunque non sono estranei a questo tipo di sentimenti. Certe cose dette da loro hanno davvero un altro significato, come “perché Bruto è un uomo d’onore”: là dentro sono quasi tutti uomini d’onore. E’ un rispecchiamento che è venuto naturale, e abbiamo riscoperto le parole di Shakespeare, che ognuno ha fatto sue nel suo dialetto”.

Il David di Donatello è andato anche a Francesco Bruni come miglior regista esordiente per il film «Scialla!».

Miglior sceneggiatura, invece, a Paolo Sorrentino con il film «This must be the place» con Umberto Contarello alla sceneggiatura. Premio come miglior attori non protagonisti a Pierfrancesco Favino e Michela Cescon che hanno prestato il loro volto per i coniugi Pinelli nel film “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana.

I grandi assenti della premiazione Emanuele Crialese con “Terraferma” e Ferzan Ozpetek con “Magnifica presenza” che non hanno portato a casa nessuna statuetta, mentre un premio è andato a Michel Piccoli come miglior attore protagonista per “Habemus Papam” di Nanni Moretti e alla cinese Zhao Tao migliore attrice nel film “Io sono Li” di Andrea Segre.

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