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17 Maggio 2012

In Italia regna il vintage: i posti di potere tutti nelle mani degli old 59

Giovani il nostro futuro, Non è un paese per vecchi…Solo una canzone cantata da Whitney Houston e un film pluripremiato dei fratelli Cohen.

La realtà e il presente dell’Europa e soprattutto dell’Italia mostrano come il nostro presente e anche il nostro futuro immediato, siano saldamente nelle mani di gente che ha alle spalle tanti compleanni festeggiati e poca voglia di cedere il posto alle nuove generazioni.

Una indagine compiuta da Coldiretti e presentata nel corso dell’assemblea dei giovani facenti parte della Federazione,  circa l’età media dei potenti d’Europa e d’Italia, ha confermato quello che un po’ tutti si aspettavano: di nuova classe dirigente nemmeno l’ombra e posizioni super influenti, dalla politica alle banche, dalle industrie all’università, occupate tutte dagli over 59.

All’Italia il primo premio per la classe dirigente più vecchia d’Europa ma qui bastava dare semplicemente uno sguardo a chi occupa i posti nel nostro Parlamento per non avere dubbi alcuno sulla bontà del primato di anzianità, soprattutto guardando oltre confine dove ad esempio David Cameron è diventato in Inghilterra primo ministro a “soli” 43 anni.

La classe politica è comunque in ottima compagnia di senilità con i manager delle grandi banche, i vescovi e i professori universitari (e quando in Università si scorge qualche giovane è alto il sospetto che sia un figlio d’arte), tutti ex giovincelli che ora superati i 60 anni (siamo mediamente prossimi ai 67 anni di media), non mollano il timone di comando ma si prodigano, almeno a parole, ad attivarsi per riforme strutturali, morali e tecnologiche in realtà lontane anni luce dal loro “old style”.

Il presidente della Coldiretti Sergio Marini, ha commentato i dati con un giudizio condivisibile: “”Ad essere vecchie e poche sono soprattutto le idee con le quali si vuole affrontare la crisi”.

Insomma va bene la saggezza dei grandi ma quando soluzioni retrò vengono proposte per superare nuovi problemi e drammatiche crisi, cresce l’amarezza per le nuove generazioni per non riuscire a far parte in modo attivo, propositivo e costruttivo di questo nostro presente, ereditando in modo passivo, un futuro che non potrà appartenere né  alle vecchie generazioni, ormai trapassate, né ai giovani che dovranno subire domani, le scelte vecchie fatte oggi da vecchie classi dirigenti con ancor più vecchi sistemi di pensiero.

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