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1 Maggio 2012

La malaria ancora resiste al debellamento

Ancora una volta l’Università della Sapienza  di Roma è protagonista di nuove e importanti scoperte nel campo della ricerca scientifica. Una equipe di Biologia Computazionale dell’ateneo ha collaborato con un team della St George University of London e ha confermato i sospetti sul fatto  che i parassiti che causano la malaria stiano sviluppando una crescente resistenza all’arthemeter, il farmaco usato con una certa efficacia contro la malattia.

Purtroppo dagli studi è emerso che l’uso crescente e non corretto delle terapie combinate con l’arthemeter (ACT, Artemisin-based Combination Therapy) non sono più efficaci per debellare i plasmodi (così si chiamano i parassiti della malattia), che tutt’ora colpiscono ogni anno un milione di persone del mondo, il 90% delle quali si trova nell’Africa sub-sahariana.

Sanjeev Krishna della St George University ha coordinato la ricerca e, perla Sapienza, le due ricercatrici del Gruppo di Biologia Computazionale diretto da Anna Tramontano del dipartimento di Fisica. Lo studio, pubblicato sul Malaria Journal,  è stato condotto su un campione di 28 pazienti, e infettati da Plasmodium falciparum, causa della forma più letale del morbo e responsabile di 9 su 10 decessi per malaria.

I pazienti erano tutti ritornati da viaggi all’estero e in particolare provenivano dall’Africa sub-sahariana,dove avevano contratto il morbo. I parassiti prelevati da 11 dei 28 pazienti mostravano mutazioni genetiche che consistevano proprio in una maggiore resistenza all’arthemeter, che quindi vanifica la terapia farmacologica usata finora.

 


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