• Google+
  • Commenta
11 maggio 2012

La riforma del mercato del lavoro al voto. Speriamo bene!

Dopo qualche settimana di attenzione dedicata ai tagli da effettuare sulla spesa pubblica, ecco ritornare, come argomento principale nell’agenda del governo, del parlamento e dei partiti, il problema nodale del lavoro.

Infatti la prossima settimana inizieranno le votazioni sul ddl che dovrebbe definitivamente mettere la parola fine alla riforma del mercato del lavoro. Dopo tanto clamore sembra ormai raggiunto un accordo sull’articolo 18, accordo che piace poco ai sindacati e ancor di più ai lavoratori.

In attesa dunque del voto le indiscrezioni raccontano di un testo che avrà almeno due caposaldi: il bonus fiscale per le assunzioni al sud e la nuova disciplina degli ammortizzatori sociali che coinvolgerà in maniera più inclusiva i titolari di contratti parasubordinati.

Nel primo caso a beneficiare saranno tutti i lavoratori svantaggiati di Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna. I datori di lavoro e gli imprenditori che assumeranno avranno a loro disposizione un bonus fiscale pari al 50% dei costi salariali sostenuti, bonus che potranno utilizzare come credito d’imposta.

La cornice regolamentare per definire i lavoratori svantaggiati  è già pronta e segue pedissequamente le direttive dell’Unione Europea, anche perché tutti i fondi disponibili saranno prelevati dal Fondo Sociale Europeo attraverso  la riprogrammazione dei fondi strutturali disposta dal ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca.

C’è poi il capitolo lavori disciplinati con contratti parasubordinati. Qui l’agognato traguardo del salario garantito scompare, almeno per il momento. Le condizioni economiche non lo permettono e l’impegno è quello di realizzarlo non appena l’economia tornerà a crescere.

Intanto piccoli miglioramenti, per chi è costretto a vivere con l’indeterminatezza e l’incertezza dei vari contratti precari si vedono all’orizzonte. Ad esempio si aumenterà da subito l’una tantum per i parasubordinati che perdono il lavoro e si cerca di regolamentare il salario minimo per i co.co.pro. In più piccole ma significative garanzie per i contratti a tempo determinato e le collaborazioni con partita IVA.

Di solito il testo finale in uscita dalle Camere, causa emendamenti, è sempre sensibilmente diverso da quello in entrata. Tutti noi speriamo che questa diversità si colori anche di molte novità positive sul fronte lavoro e retribuzioni. Una speranza a dire il vero difficile considerato gli ultimi dati molto negativi sui cicli economici europei diffusi dall’Ocse, da Eurostat e dalla BCE.

Google+
© Riproduzione Riservata