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27 maggio 2012

Liberi o prigionieri?

Essere artefici del proprio destino è il sapore della vera libertà.

Le giovani menti spesso sono intrappolate dagli usi e costumi del loro tempo, dalla società in cui vivono, dagli adulti che li formano.

Osservano la vita con lo stesso sguardo per molto tempo; forse incapaci di grandi cambiamenti, preferiscono percorrere le stesse strade, frequentare le stesse persone, mangiare le stesse cose, diventare i sostituti dei propri genitori senza dover mai porsi in discussione, senza preoccuparsi del domani.

Ci sono studenti che vedono avvicinarsi una carriera già prefissata, un futuro segnato, una professione già decisa, mentre tanti altri devono rimboccarsi le maniche e darsi da fare affrontando le difficoltà e sperando che un giorno i lori sacrifici saranno ricompensati.

Studenti liberi, dunque, e studenti prigionieri dei sogni mancati, delle frustrazioni e delle speranze dei genitori che pretendono dai loro figli molto più di quanto non siano capaci di fare.

Alcuni di questi ragazzi accettano volutamente la vita che li è stata progettata, altri la respingono, rifiutando ogni genere di “programma” opportunamente cucito su di loro.

Il film del 1989 “L’attimo fuggente”, diretto da Peter Weir ed interpretato da Robin Williams, non è solo una straordinaria pellicola, ma una scintilla di rivelazione.

“Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento, perché, strano a dirsi, ognuno di noi un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà.”

Bisogna dunque rendere straordinaria la propria vita e non permettere a nessuno di ostacolare il proprio volo verso la libertà.

Molti ragazzi non avranno la possibilità di decidere cosa fare e chi diventare. I loro occhi pieni di speranze si spegneranno come candele al soffio del vento; perché quando ti impediscono di sognare è allora che smetti di vivere. Quando qualcuno ha già deciso per te e pianificato ogni singola fase della tua esistenza, è allora che ti rendi conto di non essere più padrone della tua vita, ma solo una pedina nelle mani di qualcuno.

Avremmo bisogno di meno professori emeriti e più maestri, qualcuno che ci insegni ad andare contro corrente, a distinguerci dalla massa, ad essere diversi, a ribellarci quando è il momento.

E non è forse questo il momento? Hanno ucciso la poesia, intrappolato il pensiero, distrutto il futuro. Siamo ancora liberi? Forse sì o forse non lo siamo mai stati. Una cosa è certa: la libertà si può conquistare a piccoli passi, ma occorre uscire fuori dagli schemi.

Il professor Keating rivolgendosi ai suoi studenti ha detto: “Parole e idee possono cambiare il mondo.” (dal film “L’attimo fuggente”)

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